Smart working e Pubblica Amministrazione: funzionerà?

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La pandemia ha reso indispensabili modalità di vita che per gli italiani erano poco in uso. Tutti ci siamo trovati a scaricare app per il cibo d’asporto o a domicilio, a fare acquisti online e, novità per molti, a lavorare in remoto. Quest’ultima è una modalità molto più usata all’estero e anche in Italia si inizia ad apprezzarne i vantaggi. Ma funzionerà lo smart working nella pubblica amministrazione? Ecco la bozza delle linee guida.

Smart working e Pubblica Amministrazione: quali sono le linee guida presentate?

Oggi il Ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, ha presentato ai sindacati le linee guida che il governo vorrebbe introdurre per mantenere attiva la modalità di Smart working nella pubblica amministrazione. Lo Smart working è un modo di lavorare più diffuso all’esterno ma durante la pandemia anche in Italia si è dovuto prendere in considerazione. Lavorare da casa ha dei vantaggi e degli svantaggi come ogni cosa ma, vista la novità, si è dovuto pensare a un regolamento base.

Presenza e mezzi informatici

Innanzitutto non si dovrà recare danno all’utente. Chi usufruirà dei servizi non dovrà risentire della modalità di lavoro da casa. Inoltre non sarà possibile rimanere in smart working 5 giorni su 5 ma dovrà avvenire a rotazione. Quindi in ufficio, qualche volta a settimana, bisognerà andarci. Anzi, si vuole assicurare comunque un lavoro più in presenza che da casa. Il lavoratore non dovrà utilizzare la propria linea internet domestica. Sarà l’amministrazione a dover fornire la connessione oltre che i mezzi tecnologici da utilizzare. Questo per garantire la privacy del lavoratore. In alternativa alla connessione dedicata sarà possibile attivare una VPN (Virtual Private Network, cioè una rete privata che garantisce sicurezza, privacy e anonimato).

Riposi, indennità e consenso allo smart working nella pubblica amministrazione

Il lavoro in Smart working dovrà essere consensuale e nessuno potrà essere obbligato. Lavorare da remoto dev’essere una possibilità fornita al dipendente quando le condizioni lo rendono possibile. Sarà il datore di lavoro a valutare per chi e come rendere accessibile tale opportunità. Le amministrazioni dovranno però individuare prima i lavoratori in difficoltà che potrebbero avere la necessità di usufruire del lavoro remoto. Sono ovviamente esclusi i lavori che richiedono strumentazioni non remotizzabili. Il lavoratore potrà usufruire in egual modo di permessi per motivi familiari o motivi sindacali e quelli della legge 104. Nelle giornate in smart working nella pubblica amministrazione non è possibile effettuare lavoro straordinario, trasferte, lavoro disagiato e lavoro svolto in condizioni di rischio. Inoltre il dipendente deve comunicare tempestivamente problematiche relative alla connessione o ai mezzi forniti. In caso non fosse possibile risolvere il problema l’amministrazione può richiamare il dipendente in presenza. Infine al lavoratore dovranno sempre sere garantite le 11 ore di riposo come per i dipendenti in presenza.

I vantaggi dello smart working

Come ogni lavoro l’attività in smart working presenta vantaggi e svantaggi. Per sembrare persone ottimiste partiamo dai vantaggi. Molte persone preferiscono il lavoro agile, per esempio, per evitare il traffico. Ovviamente di conseguenza anche il traffico ne risentirebbe positivamente in quanto in registrerebbe un calo dei veicoli negli orari di punta. Con ringraziamenti annessi di chi non potrà mai lavorare da casa. Evitando quindi il traffico per andare al lavoro si guadagna tempo per se stessi. Altri lavoratori lo preferiscono perché possono lavorare da dove vogliono. Purtroppo la PA richiede che i lavoratori siano più in presenza che in modalità agile, ma in molte aziende si stanno eliminando gli uffici e ha dipendenti in giro per il mondo. Ma queste aziende pagano per i risultati, non per le ore lavorate. In Italia ci arriveremo con il tempo sperando che non serva un’altra pandemia per capirlo. I lavoratori in smart working possono quindi lavorare da ovunque, purché ci sia internet. Lavorare in smart working permette poi ad alcuni dipendenti più vicinanza alla famiglia in caso di necessità. La modalità di lavoro in modo agile ha molti lati positivi che però, a quanto pare, la PA non coglie e non mette quindi in pratica al 100%.

Gli svantaggi dello smart working

Nonostante per molti trovino solo vantaggioso il lavoro da remoto non è apprezzato da tutti. Durante la pandemia sono state molte le difficoltà riscontrate dai lavoratori, per esempio, con figli. Seguire una riunione con un piccolo tornado in casa non è stato semplice per molti. Infatti alcuni non riescono a raggiungere la concentrazione necessaria tra le mura domestiche, chi per motivi ambientali e chi per motivi personali. La mancanza di contatto umano con i colleghi è stato un altro problema. Non poter interagire, scambiare una parola o un consiglio di persona per molti è stato motivo di depressione e ansia. Sono le donne ad aver apprezzato meno il lavoro da casa. Per alcune è stato più stressante e alienante. Hanno dichiarato di aver vissuto un continuo lavorare tra lavoro retribuito e lavoro a casa. Questo però in tempo di lockdown. Ora come lo vivranno?


La digitalizzazione del Paese è uno degli obiettivi del PNRR. Lo dimostra il voler introdurre la modalità smart working nella pubblica amministrazione. Cosa ne pensano i commercialisti? Leggi anche: La sfida digitale del PNRR e la ripresa post Covid secondo i commercialisti