In una società come la nostra, in cui bisogni e desideri sono in costante evoluzione, la tecnologia diventa pervasiva, quasi indispensabile per lo svolgimento di mansioni che un tempo praticavamo in completa autonomia senza ricorrere ad ingegnosi oggetti o strumenti iperintelligenti.

Attivare gli elettrodomestici, chiudere casa, accendere o spegnere le luci oggi non è più un qualcosa che può essere compiuto esclusivamente con la manualità con cui sino a qualche anno fa eravamo abituati a fare. Se volevamo accendere la luce dovevamo raggiungere fisicamente l’interruttore di accensione, se volevamo azionare la lavatrice dovevamo eseguire una serie di istruzioni o, ancora, se prima di uscire di casa volevamo inserire l’allarme, dovevamo digitare manualmente sulla tastiera dell’antifurto un codice di sicurezza. 

Oggi non è più così.

Infatti, con l’avvento degli smart speaker abbiamo raggiunto la nuova frontiera della domotica.

Semplicemente impartendo un comando vocale ad uno dei nostri “assistenti virtuali” è possibile compiere una miriade di azioni in maniera semplificata.

Gli smart speaker, dispositivi elettronici diffusi a partire dal 2016, che in questi ultimi tre anni hanno spopolato nell’ambito della tecnologia domestica e non solo, sono degli aggeggi tecnologici le cui dimensioni sono simili a quelle di un altoparlante portatile. Collegati ad Internet mediante un dispositivo Wi-Fi, vengono progettati con lo scopo di interfacciarsi con tutti i dispositivi domestici che, in casa o in ambienti lavorativi, sono collegati ad una rete Internet. In tal modo, l’utente che si affida al proprio “assistente virtuale”, avrà l’illusione di avere al proprio fianco un vero e proprio maggiordomo pronto ad eseguire ogni nostro ordine.

Questi nuovi dispositivi, chiaramente progettati per venirci in soccorso e semplificare le normali pratiche quotidiane, sono però portatori di rischi che, in molti casi, vengono taciuti e sminuiti ovviamente per evitare di ridurne le vendite.

Tra i principali rischi certamente vi è la nostra compromissione della privacy. A fronte della facilità con cui, grazie ad un semplice comando vocale, riusciamo a reperire informazioni o a fare acquisti o ascoltare un determinato brano musicale, bisogna essere consapevoli che anche quando questi dispositivi sono accesi in modalità stand-by, cioè anche nei momenti in cui non impartiamo loro ordini, essi sono potenzialmente in grado di ascoltare l’ambiente circostante grazie ad un microfono attivo. Le case produttrici  di tali dispositivi tecnologici, tengono però a precisare che il microfono incorporato all’interno dello smart speaker, si attiva soltanto a seguito dell’utilizzo di una parola chiave che, nel caso di Google home, può essere: “ehi Google”, nel caso di Amazon eco può essere “Alexa” e via discorrendo. Una volta ricevuto l’input, il dispositivo sblocca automaticamente la funzione registrazione, quindi lo smart speaker registra la nostra richiesta, la invia ad un cloud che la analizza e poi fornisce la risposta, dunque lascia una traccia permanente sui server, delle nostre abitudini, delle nostre richieste, delle nostre necessità.

Ad onor del vero va specificato che è possibile, però, seguendo le indicazioni delle case produttrici degli speaker, cancellare la cronologia registrata dagli account di riferimento. Va ricordato, comunque, che le nostre registrazioni degli ordini impartiti, sono oggetto di ascolto da parte dei dipendenti delle case produttrici degli smart assistance. A tal proposito, un articolo non molto recente di bloomberg, infatti, rivela che migliaia di dipendenti Amazon, ogni giorno, ascoltano i comandi impartiti dagli utenti, per trascrivere tali registrazioni e ricavare linee guida da adottare per rendere i loro smart speaker sempre più intelligenti.

Per non parlare dei migliaia di casi in cui a causa di bug alle registrazioni pervenute sui server delle case produttrici degli speaker virtuali, a seguito dei comandi vocali impartiti si aggiungono le registrazioni ambientali partite dal dispositivo speaker senza l’utilizzo della parola chiave che ne abilitasse la funzione.

Quanto possiamo fidarci ancora di queste tecnologie? Alla fine parliamo sempre di un microfono attivo connesso ad Internet, quindi prima di piazzare in casa nostra un orecchio virtuale potenzialmente in continuo ascolto, sarebbe opportuno quantomeno essere consapevoli dei rischi a cui andiamo incontro invece di fruire inconsapevolmente di un servizio che ci viene mostrato come un aggeggio innocuo.

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