Sissy Trovato Mazza, la famiglia: “Vogliamo la verità”

Abbiamo intervistato Salvatore, il padre di Sissy Trovato Mazza, l'agente di Polizia Penitenziaria morta in circostanze misteriose il primo novembre 2016 all'ospedale Civico di Venezia.

0
1630
Sissy trovato Mazza

A parlare è Salvatore, il padre di Sissy Trovato Mazza. La giovane agente di polizia penitenziaria , il primo novembre 2016 è stata trovata gravemente ferita in un ascensore dell’ospedale civico di Venezia. Dopo 2 anni di coma é morta a causa delle gravi lesioni riportate. La procura della repubblica del capoluogo veneto ha più volte archiviato le indagini. Secondo i magistrati la giovane si sarebbe tolta la vita. Versione che non convince i familiari, in primis il padre, Salvatore, che chiede ulteriori indagini per appurare le vere cause del ferimento e della successiva morte della figlia.

Chi era Sissy?

Era una ragazza meravigliosa, tenace, non aveva paura di nulla. Fin da quando era piccola difendeva gli amici e, alle elementari, i compagni di classe più deboli. Sissy amava gli animali. Ricordo che quando aveva dieci anni le regalai un cavallo. Frequentò il liceo scientifico qua in Calabria e nel tempo libero amava giocare a calcio, faceva il portiere. Dopo aver terminato le scuole superiori decise di arruolarsi nell’esercito. Dopo aver prestato servizio a Roma per 2 anni, durante i quali suonò anche nella banda dell’esercito durante le parate, decise di entrare nella Polizia Penitenziaria. Successivamente, per quasi 5 anni, lavorò presso il carcere della Giudecca a Venezia.

Il primo novembre 2016 Sissy venne trovata in fin di vita in un ascensore dell’ospedale Civico di Venezia. Cosa appurarono le indagini?

Sissy in quel periodo lavorava presso l’ufficio ragioneria del carcere della Giudecca. La mattina del primo novembre 2016, dopo aver preso servizio, i suoi superiori le ordinarono di recarsi al Civico per controllare una detenuta agli arresti che aveva partorito di recente. Dopo aver visitato la madre e la neonata, alle 11:27 Sissy si apprestava a lasciare la struttura. Le telecamere di sorveglianza mostrano che mia figlia, dopo essere uscita dall’ascensore, al posto di avviarsi verso l’uscita si diresse verso un’altra zona dell’ospedale, come se avesse appuntamento con qualcuno. Ciò che accadde dopo pochi istanti rimane un mistero. Sissy fu trovata gravemente ferita da un colpo di pistola alla testa. Il suo corpo giaceva nel vano tra l’ascensore e il corridoio. I medici dell’ospedale di Mestre fecero il possibile per tenerla in vita, ma restò per più di due anni in uno stato di coma irreversibile. Morì il 12 gennaio 2019.

La Procura di Venezia ha più volte archiviato le indagini. Voi, come famiglia, vi siete sempre opposti. Cosa avvenne, secondo voi, in quell’ascensore?

Secondo noi, qualcuno che la conosceva, ha attirato nostra figlia nell’ascensore per parlare. Qualcuno da dietro le ha strappato la pistola dal fodero e le ha sparato. Mia figlia non può essersi suicidata. Stava passando un ottimo periodo della sua vita, aveva deciso di iscriversi all’università e stava per andare a giocare nella squadra femminile di calcio della Lazio. Durante la sua esperienza lavorativa alla Giudecca aveva raccolto testimonianze da parte di una detenuta, la quale denunciava un traffico di sostanze stupefacenti all’interno dell’istituto penitenziario. Quando raccontò ai superiori ciò che aveva scoperto, le furono addirittura comminate sanzioni disciplinari.

Sissy morì il 12 gennaio 2019, dopo più di 2 anni di coma. Come sono proseguite le indagini?

A nostro avviso le indagini non sono mai partite. Nessuno ha mai voluto indagare per omicidio. Il giorno dell’omicidio il cellulare di Sissy venne ritrovato nel suo armadietto all’interno del carcere. Mi sembra impossibile che mia figlia si sia recata all’ospedale civico senza il cellulare. Inoltre, le nostre perizie hanno evidenziato l’assenza di schizzi di sangue sui vestiti di nostra figlia. Com’é possibile, visto che secondo i magistrati si sarebbe sparata? Com’é possibile che nessuno appia sentito lo sparo? Dopo la terza richiesta di archiviazione da parte dei magistrati di Venezia, il nostro legale ha presentato istanza di opposizione a quest’ultima. A nostro avviso sono necessari ulteriori approfondimenti affinché si giunga alla verità. Da tempo ci stiamo avvalendo della professionalità del Generale Luciano Garofano, ex comandante dei Ris, il quale ci sta aiutando nella ricerca della verità.

Il profilo Facebook di Sissy é stato manomesso. Qualcuno ha fatto in modo che venisse trasformato in “commemorativo”. Importanti informazioni sono state cancellate. Chi, secondo voi può aver fatto questo? E perché?

Dopo aver scoperto che il profilo Facebook di nostra figlia era stato modificato in “commemorativo”, abbiamo deciso dei rivolgerci alla “Emme Team”, società di telecomunicazioni di Chicago. La perizia dell’azienda statunitense accertò che l’account di Sissy fu trasformato in commemorativo. Ciò provocò la cancellazione di importanti dati del profilo e della messaggistica. A tutt’ oggi non sappiamo chi abbia operato tale modifica. Si tratta comunque di qualcuno che ha avuto accesso allo smartphone di nostra figlia che si trovava sotto sequestro. Successivamente una persona ignota si è connessa all’account di Sissy con un dispositivo esterno. Inoltre, chi ha manomesso il profilo di mia figlia inviò a Facebook il certificato di morte di Sissy. Il comune di Taurianova, su mia esplicita richiesta, mi disse che nessuno aveva richiesto tale certificato.

Tutti noi cerchiamo la verità sulla tragica morte di Sissy. Vuole lanciare un appello?

Da sempre lancio appelli. Io e la mia famiglia siamo convinti che Sissy non possa essersi tolta la vita. Aveva 27 anni e ha perso la vita in servizio. Dopo un anno e due mesi dal ferimento la polizia penitenziaria ha deciso di licenziare mia figlia. Bisogna indagare per scoprire chi ha ucciso mia figlia, noi continueremo a cercare la verità. Chiediamo a chiunque sappia qualcosa, di testimoniarlo, anche in forma privata. Qualsiasi indizio potrà essere utile affinché le indagini possano chiarire cos’è veramente successo quel primo novembre 2016.


Leggi anche: Imane Laloua: il commovente appello della madre