Gli Stati Uniti potrebbero punire, il regime siriano, per l’attacco con armi chimiche nei pressi della città di Idlib che ha provocato, secondo l’ultimo bilancio dell’Osservatorio per i diritti umani, ottantasei morti, di cui trenta bambini e venti donne. Il Presidente Donald Trump ha fatto capire, parlando al Congresso, di essere pronto a reagire davanti a questa carneficina che ha scioccato il mondo intero. Avrebbe dichiarato ai cronisti secondo la tv Cnn, al termine dell’incontro a Capital Hill, che qualcosa dovrebbe accadere al Rais di Damasco, spiegando che affronterà questa tematica col suo omologo russo Vladimir Putin. Quest’ultimo sostiene, da decenni, il suo alleato mediorientale grazie a importanti accordi commerciali e alla base navale di Tartus che concede, a Mosca, l’accesso al Mare Mediterraneo.

Il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha chiesto al Cremlino di bloccare il proprio sostegno al regime, sottolineando la necessità di una seria risposta che la Casa Bianca starebbe valutando in modo accurato per, probabilmente, destituire Assad. Il portavoce, Sean Spicer, non è entrato nei dettagli, ma il Pentagono avrebbe proposto la possibilità di raid aerei contro alcuni target dell’esercito di quest’ultimo.

La comunità internazionale sta cercando di risolvere, in modo pacifico, tale ulteriore crisi, ma lo stallo diplomatico, di ieri all’Onu, non promette nulla di buono. I toni continuano a rimanere, infatti, molto duri: la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, ha condannato la scelta di Mosca di imporre il suo veto alla bozza di risoluzione proposta da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, mentre il Cremlino ha chiesto un’inchiesta accurata e ha provato a gettare acqua sul fuoco sostenendo che il supporto ad Assad “non è incondizionato”. Israele e la Turchia hanno condannato quest’ultimo e il Presidente Erdogan ha invocato, sul leader siriano, la punizione di Allah.

Un’eventuale escalation potrebbe generare un conflitto regionale, ma anche mondiale dato che l’ipotesi di uno scontro diretto tra l’esercito americano e quello russo non sarebbe più, molto probabilmente, solo una remota possibilità.

 

Marco Paganelli

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