Oggi al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite è stato nuovamente recitato il gioco delle parti. Mentre il bilancio delle vittime del terribile bombardamento con gas chimici avvenuto nel villaggio di Khan Sheikhun nella provincia di Idlib in Siria si aggrava di ora in ora, si innalza il muro tra Paesi occidentali e Russia.

La riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è aperta alle 16 (ora italiana) con le dure parole dell’Alto Rappresentante per il disarmo, Kim Won – Son: “Se le informazioni arrivate sull’attacco in Siria saranno confermate, si tratta del peggiore attacco dal 2013. L’Onu si aspetta piena cooperazione da parte degli Stati membri per identificare i responsabili”.
La bozza di risoluzione presentata da Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia condanna l’attacco chimico che ha provocato al momento 86 vittime (di cui 30 bambini), riconducibile alle responsabilità di Bashar al Assad. I Paesi Occidentali chiedono al governo del dittatore siriano di collaborare nell’inchiesta su quanto avvenuto. Iran e Russia vengono esortati a fare pressione su Damasco. Il documento è stato respinto categoricamente da Mosca, che ha esercitato il proprio potere di veto come membro permanente del Consiglio.

La Russia ha definito “provocatoria” e “inaccettabile” la bozza, basata su rapporti definiti “falsi” dal Cremlino. All’origine della tragedia, secondo Mosca e Damasco, l’attacco a un deposito di armi chimiche in uso ai ribelli. Il vice ambasciatore russo Vladimir Safronkov ha negato il “particolare bisogno di una risoluzione perché Mosca ha condannato l’uso di armi chimiche in ogni circostanza e affermato che gli autori devono essere ritenuti responsabili, ma “la campagna anti-Damasco deve essere cestinata nella discarica della storia”.

Gli Stati Uniti minacciano un’azione unilaterale, la cui possibilità trapela dalle parole dell’ambasciatrice statunitense all’ Onu Nikki Haley: “Il regime di Damasco non ha alcun incentivo a non usare più le armi chimiche, a meno che la Russia non smetta di proteggerlo”. L’ambasciatrice ha fatto inoltre appello al diritto dei singoli Stati di agire quando le Nazioni Unite falliscono nell’azione collettiva. Il presidente Trump, nel corso della visita alla Casa Bianca del re di Giordania, ha definito quanto accaduto a Khan Sheikhun “terribile e spaventoso, un affronto all’umanità che non può essere tollerato”. La posizione dell’amministrazione americana appare però ambigua. Dopo la cautela iniziale sul coinvolgimento di Assad, gli Stati Uniti non hanno dubbi che l’artefice della strage sia il governo siriano. Trump scomoda il suo predecessore Barack Obama, sostenendo che l’attacco è una “conseguenza della debolezza e dell’indecisione” che hanno caratterizzato la politica in Siria dell’ex presidente. Una dichiarazione che stride con i tweet del 2013 in cui Trump ribadiva che la Siria non fosse un problema degli americani. Un coinvolgimento nella guerra civile siriana – incalzava ancora Trump – avrebbe potuto causare conseguenze catastrofiche.

ll segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, oggi in visita a Bruxelles, ha condannato fermamente l’azione: “L’orribile evento di ieri dimostra che in Siria si commettono crimini di guerra e che la legge umanitaria internazionale viene violata frequentemente. Il Consiglio di sicurezza si riunirà oggi. Abbiamo chiesto che si risponda dei crimini commessi e sono sicuro che il Consiglio di sicurezza si prenderà le sue responsabilità”. Parole di ferma condanna anche da Federica Mogherini, Alto rappresentante per la politica estera europea: “Quello che abbiamo visto ci ha terrificato, le orribili immagini dell’attacco chimico di ieri in Siria ci ricordano le nostre responsabilità”.

Il segretario generale della Lega araba, Ahmed Abul Gheit interviene, definendo l’attacco un atto barbaro. Senza indicare alcun responsabile, ha aggiunto: “Gli autori non sfuggiranno alla giustizia e devono essere puniti dalla comunità internazionale, secondo il diritto internazionale”. Procede con cautela anche l’Iran; il portavoce del ministero degli Esteri Bahram Ghassemi “condanna qualsiasi uso di armi chimiche, ma occorre evitare giudizi affrettati che creano benefici a certi attori”.
Il presidente turco Recep Tayyp Erdogan, in un comizio a Bursa in Turchia, ha invece accusato pubblicamente il nemico di sempre Assad: “Sono stati uccisi bambini con armi chimiche. Assassino Assad, come ti libererai di loro? Come pagherai, mentre il mondo resta in silenzio, le Nazioni Unite restano in silenzio?”

La comunità internazionale, ripiegata su se stessa, assiste impotente allo sterminio di un popolo.

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