Sinistra irlandese: la prima a condannare Israele

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La sinistra irlandese ha presentato una risoluzione simbolica al Parlamento, che l’ha approvata all’unanimità. Così facendo, l’Irlanda è la prima nazione a condannare “l’annessione di fatto” della Palestina da parte di Israele. Ora, i politici si aspettano che altre nazioni seguano il loro esempio.

La sinistra irlandese condanna Israele?

Una risoluzione densa di significato quella approvata dall’Oireachtas Éireann di Dublino. Il Parlamento irlandese ha adottato all’unanimità un provvedimento che condanna “l’annessione de facto” dei Territori palestinesi in Cisgiordania da parte di Israele. In questo modo, l’Irlanda è diventata la prima (e finora l’unica) nazione europea a considerare quella israeliana un’occupazione illegittima. Oltre che illegale. Approvata nel pomeriggio, la mozione l’aveva presentata il partito della sinistra Sinn Fein, all’opposizione. Un emendamento al dettato originale di People Before Profit, una fazione minore della sinistra, avrebbe voluto spingersi oltre. Non solo valutando l’opportunità di imporre sanzioni a Israele. Ma anche decretando l’espulsione dell’ambasciatore israeliano dall’isola. Tuttavia, non è stato approvato.

I commenti

A seguito della votazione Mary Lou MacDonald, la leader di Sinn Fein, ha scritto in un post su Twitter che la risoluzione dovrà “Segnare un nuovo contrasto energico e coerente dei crimini israeliani contro la Palestina”. Mentre il ministro degli Estri irlandese, Simon Coveney, ha commentato che il provvedimento è “Un chiaro segno della profondità dei sentimenti in Irlanda”. L’esponente del movimento di centro destra Fine Gael ha aggiunto che “È necessario essere onesti con ciò che sta accadendo e descriverla come un’annessione di fatto”. E ancora. “La portata, il ritmo e la natura strategica delle azioni di Israele sull’espansione degli insediamenti e l’intento dietro di esse ci hanno portato a un punto in cui dobbiamo essere onesti su ciò che sta realmente accadendo sul terreno”.


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Sinistra irlandese cavalca le proteste

Il provvedimento licenziato dall’Oireachtas Éireann giunge a seguito di un’ondata di manifestazioni pro Palestina svoltesi su tutto il territorio nazionale. La maggior parte della comunità internazionale considera illegali gli insediamenti israeliani nei Territori occupati a seguito della Guerra dei Sei Giorni, del 1967. Oltre che un ostacolo alla pace nei confronti dei palestinesi. “Siamo il primo Stato dell’UE a farlo. Ma riflette l’enorme preoccupazione che nutriamo per l’intento delle azioni e, naturalmente, il loro impatto“, ha concluso Coveney.

L’impegno dell’Irlanda

Già in passato l’Irlanda aveva sostenuto la causa palestinese. Nelle ultime settimane, Coveney ha rappresentato l’Irlanda al Consiglio di sicurezza dell’ONU nei dibattiti su Israele. Già in quell’occasione, il deputato aveva insistito per aggiungere una condanna dei recenti attacchi missilistici contro Israele da parte del gruppo palestinese Hamas. “Gli atti di terrore di Hamas e di altri gruppi militanti nel lanciare razzi indiscriminatamente contro Israele non possono e non devono mai essere giustificati“, ha detto Coveney. Tuttavia, il partito Sinn Fein ha rifiutato di sostenere l’emendamento del governo che condannava gli attacchi di Hamas.

L’ambasciatore palestinese

Dal canto suo, l’ambasciatore palestinese in Irlanda, Jilan Wahba Abdalmajid, ha descritto il provvedimento quasi fosse un sogno che si avvera. In particolare, Abdalmajid ha commentato che si tratti di “un grande sostegno” per i palestinesi, prima di ringraziare Dublino. Al Times, il diplomatico ha commentato: “Questa mozione sta dando un grande sostegno alla questione dell’annessione de facto che sta avvenendo in Palestina”. E ancora. “Sta succedendo. L’Irlanda è il primo paese dell’UE ad assumere una tale posizione”. Ma per John Brady, il portavoce di Sinn Fein per gli Affari Esteri, questo sarà solo l’inizio.


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Sinistra irlandese: svolta storica

Ad ogni modo, si è riferito al provvedimento come una mozione “storica”. Tanto che spera che altri Paesi, in Europa ma non solo, seguiranno l’esempio. In una videoclip postata su Twitter, Brady ha affermato: “Questo è il punto di partenza”. Prima di aggiungere che l’attenzione della comunità internazionale dovrebbe essere rivolta a Israele e alle sue violazioni. Soprattutto, dovrebbe ritenere lo Stato ebraico responsabile delle sue “azioni illegali ai sensi del diritto internazionale”. “Ora ci dovranno essere delle conseguenze nei confronti di Israele”, ha sostenuto Brady. Soprattutto, “Per garantire che non possa continuare ad agire con la percepita impunità per le violazioni dei diritti umani nei confronti del popolo palestinese”.

Le reazioni

Gli utenti dei social network hanno accolto con favore la decisione dell’isola. “L’Irlanda è diventata il primo stato dell’UE a riconoscere l’annessione de facto della Palestina da parte di Israele in violazione del diritto internazionale”, ha twittato Ronan Burtenshaw. L’editore di Tribune Magazine, una rivista britannica di tendenza socialista. “Un simbolo sulla strada per isolare uno Stato di apartheid come abbiamo fatto negli anni ’80. Prossima tappa: boicottaggio, disinvestimento e sanzioni”, ha concluso. Mentre Howard Beckett, assistente segretario generale del sindacato britannico e irlandese Unite, ha paragonato la decisione a una “luce splendente”. “L’Irlanda solidale, in piedi contro l’occupazione e l’oppressione”, ha twittato.


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Sinistra irlandese urta Israele

Di diverso avviso, come ci si aspetta, è stato il ministero degli Esteri israeliano. In una nota il dicastero ha affermato di rigettare la “posizione oltraggiosa e infondata” dell’Irlanda. Lior Haiat, un portavoce di Tel Aviv, ha dichiarato su Twitter: “Questa posizione riflette una politica palesemente unilaterale e semplicistica”. E ancora. “La mozione adottata oggi dal parlamento irlandese costituisce una vittoria per le fazioni palestinesi estremiste“. “Questo provvedimento allontana l’Irlanda dalla sua ambizione di contribuire e svolgere un ruolo costruttivo nel contesto israelo-palestinese“. Finora, l’Irlanda è l’unica in Europa ad aver adottato una disposizione in tal senso. Nemmeno l’Italia ha condannato quanto accaduto a Gaza. Piuttosto, a Roma, da Salvini a Letta, le forze partitiche hanno mostrato solidarietà nei confronti delle autorità sioniste.

Un po’ di storia

Per più di 50 anni, Israele ha mantenuto un’occupazione sui territori palestinesi. Negli ultimi anni, i funzionari del governo israeliano hanno annunciato l’intenzione di rivendicare o annettere quei Territori in modo permanente. Eppure, è opinione di chi scrive che la violenza vada condannata. Indipendentemente da chi la eserciti. Nel recente conflitto si contano almeno 254 tra i palestinesi. Di cui 66 bambini. I dati sono riportati dal ministero della salute di Gaza. Mentre circa 2.000 sono rimasti feriti. In Israele, almeno 12 persone sono state uccise in Israele. Tra queste due erano bambini.


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Differenze

Ma c’è di più. La differenza tra occupazione e annessione è fondamentale. Poiché i palestinesi che abitano nelle aree occupate dallo Stato ebraico sarebbero da considerarsi immigrati, qualora Israele li annettesse al proprio territorio. Dunque, sarebbero privi del diritto di cittadinanza. Alcuni funzionari palestinesi e gruppi per i diritti sostengono che si tratti già di un’annessione de facto. Vista la sovranità esercitata dalle forze di occupazione, che controllano il territorio come una potenza sovrana. Nel frattempo, il Segretario di Stato Usa Antony Bliken terrà dei colloqui con le autorità sioniste e palestinesi. Come quelli di mercoledì, a Raab, avvenuti proprio quando alcune indiscrezioni suggeriscono che il Regno Unito si opporrà alla costituzione di una commissione d’inchiesta indipendente. Istituita dal Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

La spinta dalla sinistra irlandese

Secondo il Guardian, che ha visionato la bozza della risoluzione, l’agenzia formerà con urgenza una commissione per indagare sulle presunte “violazioni” in Israele, Gerusalemme e nei Territori occupati dall’inizio di aprile. Il rapporto valuterà “tutte le cause profonde alla base delle ricorrenti tensioni, instabilità e prolungamento del conflitto, compresa la discriminazione sistematica e la repressione basata sull’identità nazionale, etnica, razziale o religiosa“. Intanto, il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian, ha osservato domenica che le rivendicazioni dei palestinesi a un proprio Stato “stavano iniziando a scomparire”. Per Le Drian, la situazione attuale potrebbe sfociare in apartheid. Un’accusa sostenuta dalla maggior parte delle organizzazioni per i diritti. “Il rischio di apartheid è forte se continuiamo ad adottare la logica di un singolo stato o lo status quo“, ha detto Le Drian. Nonostante Israele neghi le accuse.


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Il post della sinistra irlandese

https://twitter.com/MaryLouMcDonald/status/1397643670342488065?s=20