Silvia Romano rapita per aver denunciato episodi di pedofilia?

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Secondo alcuni testimoni, Silvia Romano, cooperante ventitreenne milanese rapita lo scorso novembre in Kenya, potrebbe essere stata sequestrata per aver denunciato casi di pedofilia.

Si infittisce il giallo della scomparsa di Silvia Romano, la cooperante milanese della quale si sono perse le tracce nel novembre scorso in Kenya. Secondo alcune fonti, confermate anche da alcune testimonianze pubblicate sul sito del programma televisivo “Le Iene“, pochi giorni prima della scomparsa, la cooperante italiana si sarebbe recata presso la polizia di Malindi dove avrebbe denunciato alcuni episodi di pedofilia messi in atto da un sacerdote anglicano ai danni di alcuni bambini ospiti della struttura di Chakama, nella provincia costiera di Mombasa, dove Silvia stava lavorando da una ventina di giorni. Caso molto strano è che la denuncia presentata da Silvia, non risulti dai registri della polizia di Mombasa, cosa che infittisce il mistero sulla sorte della volontaria italiana, avallando l’ipotesi che il rapimento sia avvenuto proprio a causa dell’impegno della ragazza a denunciare i fatti che accadevano nel centro per minori. In un messaggio whatsapp registrato da Silvia subito dopo aver presentato la denuncia, la cooperante italiana, confermando di essersi recata presso la stazione di polizia, sosteneva di aver ricevuto rassicurazioni da parte delle autorità keniote circa l’arresto di Francis Kalama, il pastore anglicano responsabile delle molestie. Ma subito dopo la denuncia, lo stesso religioso avrebbe fatto perdere le proprie tracce.

Il villaggio keniota di Chakama, dove Silvia Romano è stata rapita il 20 novembre 2018

Silvia Romano e il Kenya

In questa intricata vicenda, trova spazio anche Davide Ciarrapica, trentunenne italiano che gestisce un orfanotrofio a Likoni insieme a Rama Hamisi Bindo, cittadino keniota figlio di un’importante politico locale. Fu proprio dopo aver conosciuto l’italiano e la sua attività nel paese africano che Silvia, il 22 luglio 2018, decise di partire per lavorare come volontaria presso la onlus gestita da Ciarrapica, la “Orphan’s Dreams“. Dopo un mese la ragazza rientrò in Italia, dove partecipò ad alcune iniziative per sostenere l’attività dell’associazione di Ciarrapica. Il 5 novembre 2018, la volontaria ritornò in Kenya per iniziare a lavorare con la onlus Africa Milele, che opera a Chakama. E proprio le circostanze del suo arrivo presso l’aeroporto di Mombasa, aggiungono dettagli misteriosi alla vicenda. Presso le autorità doganali, infatti mancherebbe il file con le impronte digitali e la foto di Silvia, file con il quale vengono identificati tutti gli stranieri in entrata nel paese africano.

Silvia Romano con alcuni bambini della struttura di Chakama

Nuove importanti rivelazioni della stampa

La ragione per la quale Silvia Romano abbia deciso di lavorare in Kenya per una onlus diversa da quella di Ciarrapica non è nota, anche se alcuni fatti portati alla luce negli ultimi giorni, potrebbero darne una spiegazione. Un’inchiesta de “Il Fatto Quotidiano” di qualche giorno fa, infatti, riferisce di un’intervista ad una donna Keniota che conosceva bene la cooperante e che avrebbe dichiarato che i propri figli, di ritorno dalla struttura gestita da “Orphan’s Dreams” avrebbero riferito di atteggiamenti strani da parte di Ciarrapica e del suo socio, Rama Hamisi Bindo. Inoltre, un ex lavoratore di quel centro, interpellato, avrebbe detto di essere stato licenziato in quanto era a conoscenza di troppi segreti su ciò che avveniva nella struttura. A ciò si aggiunge il fatto che Davide Ciarrapica non è certo un cittadino modello: nel novembre 2016, infatti, nel corso di una rissa in una discoteca di Milano, avrebbe staccato a morsi l’orecchio di un’altra persona; per questo episodio a gennaio di quest’anno è stato condannato a sei anni anni di carcere con sospensione della pena. Numerose sono inoltre le testimonianze di volontari che nel corso degli anni hanno lavorato con lui e che evidenziano il suo carattere irascibile.

Le informazioni pubblicate negli ultimi giorni dal programma di Italia Uno “Le Iene” e da “Il Fatto Quotidiano” potrebbero portare una svolta a questo caso intricato. Nei giorni successivi al sequestro della cooperante italiana, avvenuto a Chakama la sera del 20 novembre 2018, tre persone furono arrestate con l’accusa di aver avuto un ruolo nel rapimento della giovane. Eppure si ha la sensazione che le indagini proseguano a rilento, dando l’impressione che le autorità locali siano molto distanti dal giungere alla verità sulla sorte di Silvia. Alla luce delle nuove informazioni pubblicate in questi giorni dalla stampa italiana, si spera che le indagini possano giungere alla verità su questa drammatica vicenda.

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