Albert Camus è stato uno scrittore, filosofo, drammaturgo, giornalista, attivista politico ed ha chiesto a se stesso l’impossibile

Per Albert Camus «vi è solamente un problema filosofico veramente serio: quello del suicidio. Giudicare se la vita valga o non valga la pena di essere vissuta, è rispondere al quesito fondamentale della filosofia. Il resto viene dopo».

Definito “il più acuto e inquieto testimone dell`anima laica contemporanea”, ha lasciato avanti a sè un’infinità di ricchezze, mai accolte da chi non vive in rivolta contro un sè costruito alla stregua del tessuto sociale.

Ma, da solo aveva deciso di non racchiudere se stesso e la sua arte in una limitata definizione, spaziando la sua espressione tra l’assurdo e la rivolta.

L’assurdo di Albert Camus

Per Camus non è assurdo il mondo, ma il senso che l’uomo vi cerca. E, l’uomo assurdo è ben trattato nel suo “Il mito di Sisifo. Saggio sull’assurdo“.

Sisifo nella mitologia greca è rappresentato come un abile cospiratore, astuto tra i mortali e tra i più dannati nell’otretomba. Per i suoi misfatti Sisifo viene condannato in eterno a rotolare un masso su di una collina e, una volta giunto alla cima il masso ricade verso il basso.

Se ad una prima lettura non se ne trova il senso, se non quello di un’azione reiterata, Camus coglie la gioia di Sisifo:

Tutta la silenziosa gioia di Sisifo sta in questo. Il destino gli appartiene, il macigno è cosa sua . Egli sa di essere il padrone dei propri giorni.  «Sisifo insegna la fedeltà superiore, che nega gli dèi e solleva i macigni. Anch’egli giudica che tutto sia bene. Questo universo, ormai senza padrone, non gli appare sterile né futile. Anche la lotta verso la cima basta a riempire il cuore di un uomo.

In questo saggio Camus espone una profonda e radicale riflessione sul senso della vita, ed è per lui, assurdo l’uomo che, guardando alla realtà del mondo non riesce a trovare il proprio sè.

cominciare a pensare è cominciare a essere minati – perché le dottrine, che mi spiegano tutto, mi indeboliscono nel medesimo tempo. Esse mi sgravano del peso della mia vita, ma con tutto ciò bisogna bene che io lo porti da solo

In altre parole, per Camus, non bisogna dare o trovare un senso alla vita, ma viverla senza alcun senso, ma solo nella scoperta e nella ricerca di una vita piena senza alcun porto a cu approdare.

La rivolta di Albert Camus

“Mi rivolto dunque siamo” è stata la frase coniata da Camus nella sua pubblicazione de “L’uomo in rivolta” avvenuta nel 1951.

Io mi rivolto e noi siamo; è difficile da elaborare e non deve avere una collocazione storica assoluta per essere esplicitato. Certo è che Camus assiste, nella metà del novecento, alla schiavitù, ad un genocidio senza precedenti e alla disumanizzazione. Ma mi rivolto e noi siamo è un rifiuto e basta. Un rifiuto al tutto che è ostativo all’essere. Un rifiuto della ricerca dell’essere umano perfetto, dell’essere umano nuovo ad immagine e somiglianza di una società distruttiva e degradante.

In realtà di sinistra e antifascista, Camus denuncia le devianze della Rivoluzione Russa e i crimini del comunismo sovietico. Son proprio le analisi di Camus in questo suo scritto che lo allontanano dall’amico-nemico Jean-Paul Sartre, ma le loro posizioni ritornano a convergere quando Sartre abbandona alcune posizioni estreme. Sartre concorda, difatti, con Camus conciliando il tutto e l’uno, l’individuo singolo e la politica sociale, libertà e giustizia.

Contradditorio, coerente, un lottatore e relativista: Camus ha dentro di sè il genio della scoperta che mira, non a svelare alcunchè, ma a prendere in considerazione l’assurdo della vita.

“Per lottare contro l’astratto, bisogna un po’ somigliargli.”

Albert Camus (7 novembre 1913 – 4 gennaio 1960) è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1957 “Per la sua importante produzione letteraria, che con serietà chiarificante illumina i problemi della coscienza umana nel nostro tempo.”

Ma in realtà la scopertà non ha alcun tempo.

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