Sigarette elettroniche: potrebbero essere un’alternativa al cerotto?

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In Inghilterra potrebbero esserci novità per chi vuole smettere di fumare: al posto dei cerotti o di altri rimedi, i medici potrebbero prescrivere sigarette elettroniche.

Le sigarette elettroniche potrebbero essere efficaci?

Tutto è cominciato con un annuncio dello scorso 29 ottobre da parte dell’Agenzia di regolamentazione dei medicinali e dei prodotti sanitari del Regno Unito. L’Inghilterra potrebbe diventare il primo Paese al mondo a consentire la prescrizione di sigarette elettroniche, a patto che i produttori presentino prodotti validi per l’approvazione. In questo caso, i medici potranno offrirle ai pazienti che desiderino smettere di fumare.


Lo svapo come strumento per smettere di fumare è valido per la scienza


Un incentivo importante

Secondo gli studi, le sigarette elettroniche sarebbero più efficaci per diversi motivi. Possono infatti alleviare i sintomi dell’astinenza da tabacco, e l’utente ha la possibilità di personalizzare la sigaretta per ricevere dosi specifiche di nicotina. A parte questo, c’è il fattore psicologico: la sensazione di fumare, ma senza i danni devastanti della sigaretta tradizionale. Da ultimo, la prescrizione medica di una sigaretta elettronica potrebbe essere un ulteriore incentivo per i fumatori per provarle, e conseguentemente (forse) smettere del tutto di fumare.

Un’emergenza costante

Nel Regno Unito e negli Stati Uniti, il fumo è ancora una delle principali cause di morte prevenibili. Significa che, ogni anno, più di 8 milioni di persone muoiono a causa del tabacco: l’equivalente della popolazione della Svizzera. “C’è stata una pandemia globale che ora ha più di mezzo secolo, e che uccide molte più persone del Covid. Nessuno la considera più un’emergenza” ha dichiarato Vaughan Rees, direttore del Center for Global Tobacco Control dell’Università di Harvard. Naturalmente poi la popolazione sta continuando a crescere, e ciò vuol dire che il numero di fumatori è al massimo storico: 1,1 miliardo di persone. Solo il 4% riesce a smettere.

Prove insufficienti

Le prescrizioni, però, proseguiranno solo se i prodotti in oggetto si dimostreranno commercialmente redditizi da produrre e vendere. Questo non è ancora accaduto, anche se in realtà i produttori avrebbero potuto sottoporre i dispositivi all’MHRA per l’approvazione per anni. Ciò non è stato fatto: “probabilmente perché avrebbero difficoltà a fornire prove sufficienti di efficacia” ha dichiarato Martin McKee, professore di Sanità Pubblica Europea alla London School of Hygiene and Tropical Medicinale.

Più efficace dei cerotti

La questione rimane molto controversa, ma ugualmente secondo le ricerche le sigarette elettroniche sono davvero efficaci per smettere di fumare. Così afferma uno studio pubblicato su The New England Journal of Medicine: le sigarette elettroniche aiutano a smettere, e in molti casi più di altri rimedi, come ad esempio il cerotto o la gomma. Infine, l’ultima revisione Cochrane ha stabilito che aiutano a interrompere il vizio per almeno sei mesi, e funzionano meglio della terapia sostitutiva della nicotina.

La demonizzazione delle sigarette elettroniche: la tendenza si inverte

Lo scorso 12 ottobre, la Food and Drug Administration negli Stati Uniti ha annunciato che per la prima volta si autorizzava la vendita di una sigaretta elettronica al gusto di tabacco. Questa è stata prodotta dalla società Vuse, come alternativa per chi desidera smettere di fumare. “La FDA ha stabilito che il potenziale beneficio per i fumatori che cambiano completamente o riducono significativamente il consumo di sigarette, supererebbe il rischio per i giovani” questa la dichiarazione dell’agenzia. La FDA, però, non ha autorizzato altri prodotti similari aromatizzati per smettere di fumare. Tra questi sono comprese anche le varianti fruttate, molto amate dagli adolescenti.

La crisi dello svapo giovanile

La questione giovanile è proprio, probabilmente, una delle ragioni della sfiducia nei confronti delle sigarette elettroniche. Infatti, uno studio del 2019 negli Stati Uniti ha evidenziato che uno studente su quattro utilizzava sigarette elettroniche. Sono stati inoltre migliaia i casi di lesioni polmonari associate allo svapo, e dozzine di decessi. Molti di questi, però, erano collegati ad un ingrediente chiamato vitamina E acetato: è presente in baccelli contenenti THC, l’ingrediente psicoattivo della marijuana.

Un potenziale incentivo al fumo?

In tutti i casi la nicotina, quand’anche erogata da una sigaretta elettronica, non è certamente esente da rischi. Si pensa anche che possa danneggiare il cervello dei più giovani: ma anche che l’utilizzo delle sigarette elettroniche possa facilitare la strada per passare al fumo tradizionale. Secondo uno studio statunitense, infatti, chi sperimenta l’elettronico avrebbe tre volte più possibilità di diventare fumatore quotidiano.

Il Regno Unito valuta le possibilità

Dal raffronto emerge dunque che, mentre negli Stati Uniti e in altri 30 Paesi le sigarette elettroniche sono perlopiù proibite, il Regno Unito l’ha sempre pensata diversamente. Basti pensare che nel 2019 due ospedali in Inghilterra hanno permesso all’azienda Ecigwizard di aprire negozi di vaporizzatori nei loro locali. Si chiama riduzione del danno: incoraggiare i fumatori a scambiare la loro fonte di nicotina piuttosto che vietarla del tutto. “Quello che non stiamo dicendo è che le sigarette elettroniche sono sicure al 100%. Quello che stiamo dicendo è che il fumo è straordinariamente mortale e le persone possono ridurre i danni”. È l’affermazione di Jamie Hartmann-Boyce, ricercatore senior presso il Center for Evidence-Based Medicine dell’Università di Oxford.

Il parere contrario dell’OMS

Sappiamo che invece l’OMS è del tutto contraria alle sigarette elettroniche. Lo scorso ottobre, tuttavia, un centinaio di esperti globali di tabacco hanno invitato l’organismo a “modernizzare il suo approccio alla politica del tabacco”. “L’OMS ha una visione piuttosto ristretta del problema” ha affermato Vaughan Rees. E sulla prescrizione medica ha aggiunto. “Penso che invii un forte segnale che le sigarette elettroniche rappresentano qualcosa di più di un semplice dispositivo ricreativo. Questo è un messaggio estremamente importante, e penso che il Regno Unito abbia capito bene. Mi piacerebbe vederlo proliferare in altre parti del mondo”.

Una questione etica

C’è anche un altro aspetto della questione da considerare. Molti prodotti per sigarette elettroniche sono fabbricate da aziende produttrici di tabacco. Vuse, ad esempio, appartiene a RJ Reynolds, una delle più grandi aziende produttrici di sigarette al mondo. “Una delle preoccupazioni della comunità di controllo del tabacco è che il mercato delle sigarette elettroniche finirà per essere dominato dall’industria del tabacco” ha spiegato Hartmann-Boyce. “Quindi, potremmo finire in una situazione in cui, inavvertitamente, i prodotti dell’industria del tabacco vengono favoriti”. Vaughan Rees, però, pensa che questo non sia necessariamente un male, se le aziende sostituiranno i loro prodotti con le sigarette elettroniche. “Se questa è la prossima opzione migliore, suppongo che a malincuore sarei propenso ad abbracciarla” ha affermato.