Sigaretta elettronica: è davvero pericolosa?

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Sigaretta elettronica

I suoi fruitori la chiamano svapa; per tutti gli altri è la sigaretta elettronica. Accattivante nell’aspetto, coloratissima, ne esistono di tutte le forme e dimensioni: dalle e-cig “tascabili”, da tenere comodamente nel palmo della mano, fino alle box più ingombranti, che richiedono una costante manutenzione. Basta prestare attenzione per accorgersi di quanta gente, al giorno d’oggi, passeggi con la propria “svapa” in mano, tirando ogni tanto una lunga boccata, ovunque si trovi; sì, più o meno ovunque, perché la sigaretta elettronica, in base alla legge vigente, può essere utilizzata anche nei luoghi chiusi dove le sigarette tradizionali sono bandite: centri commerciali, cinema, aule studio universitarie.

Una moda, quindi? Forse. Ma, parlando con chi la svapa (il termine corretto sarebbe vaporizzatore personale) la usa da anni, si scopre che sotto c’è molto di più: vi è, per esempio, un intero sottobosco di canali Youtube dedicati al mondo dello svapo, dove si discute di quale sia l’e-cig migliore per ogni necessità, si condividono ricette per assemblare da sé il liquido da vaporizzare (ce n’è davvero per tutti i gusti: dai semplici tabaccosi alla crema pasticcera, al cioccolato, persino alla pizza), si recensiscono le varie marche. Ma, soprattutto, si raccontano le proprie storie, che hanno tutte un minimo comun denominatore: la battaglia contro una dipendenza, quella dal fumo di sigaretta, che sembrava persa fino alla scoperta della sigaretta elettronica la quale, malgrado il nome, non assomiglia affatto alla ben più celebre cugina. Il più noto tra gli youtuber che si occupano dell’argomento in italia è probabilmente Matteo Gallegati, in arte il Santone dello Svapo, che si definisce “un ex fumatore da 40/60 sigarette al giorno” e che, dopo undici anni di dipendenza e svariati problemi di salute, è riuscito a smettere proprio grazie all’utilizzo di vaporizzatori personali, e che dell’informazione in merito ha fatto una vera e propria missione.

USA-Prima vittima da malattia ai polmoni causata dalla sigaretta elettronica

La sigaretta elettronica sembrerebbe, dunque, uno strumento valido e quasi irrinunciabile per permettere anche ai fumatori più incalliti di abbandonare il proprio vizio. Tuttavia l’OMS (Organizzazione mondiale della Sanità) ne ha recentemente bocciato l’utilizzo, definendole “indubbiamente dannose“; specificando però subito dopo che “il livello di rischio non è stato ancora stimato in modo definitivo”. Non viene chiarito, insomma, quali siano i pericoli a cui ci esporrebbe l’uso della e-cig, né se siano più o meno gravi rispetto ai danni, quelli sì ben conosciuti, della sigaretta tradizionale. Ma l’OMS non è da sola: i detrattori dello svapo sono numerosi ed agguerriti, e l’allarmismo è all’ordine del giorno. Si parla di numerosi soggetti ricoverati in seguito all’utilizzo della sigaretta elettronica negli USA, e persino di una vittima, della quale non sono state diffuse le generalità, deceduta nei giorni scorsi, anch’essa negli Stati Uniti.

Qual è dunque la verità? Per rispondere a questa domanda, può essere utile soffermarsi un momento ad analizzare la composizione del liquido che viene vaporizzato all’interno di questo strumento. Esso è composto da glicerina vegetale, un composto organico che viene normalmente utilizzato nella realizzazione di alcuni prodotti farmaceutici, erboristici e persino in pasticceria, dove costituisce l’ingrediente principale della pasta di zucchero; l’altra componente principale del liquido è il glicole propilenico, anch’esso utilizzato in farmacia e come additivo alimentare. A questi due ingredienti si aggiunge un aroma alimentare del tutto simile a quelli adoperati, ad esempio, nella produzione dei gelati, e solo se lo si desidera una piccola quantità di nicotina, il cui consumo viene via via ridotto fino alla completa sconfitta della dipendenza. Il prodotto della combustione di questo liquido non è fumo, come molti erroneamente lo definiscono, bensì un vapore, se non totalmente innocuo, di certo assai meno minaccioso del fumo di sigaretta a cui siamo abituati.

Che cosa è successo, dunque, alla vittima statunitense, e a tutti gli altri ricoverati in seguito all’utilizzo della e-cig negli Stati Uniti? È sufficiente dire che, negli USA, non esiste regolamentazione in merito alla quantità di nicotina utilizzabile nello svapo, il che permette ai più avventati di assumerne dosi che possono rivelarsi micidiali. Esiste inoltre un mercato nero di liquidi fai da te realizzati con ingredienti non opportunamente controllati, tra cui il TCH, principio attivo della cannabis, illegale in Italia.

L’allarmismo sulla sigaretta elettronica non è purtroppo senza conseguenze: oltre all’ovvio terrorismo psicologico, vi è il rischio concreto di una supertassazione che colpirebbe tutto ciò che riguarda lo svapo; entrerebbe in vigore in Italia dal prossimo febbraio e costituirebbe senza dubbio un deterrente per migliaia di fumatori che avrebbero forse trovato, in questo mondo fatto di box colorate, vapori profumati e gente entusiasta pronta a condividere la propria esperienza, un’ancora di salvezza.