Siccità e grandinate: compromessi olivi, mandorli e alveari

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Puglia: era il 3 agosto quando Coldiretti lanciava l’allarme degli “olivi in coma vegetativo” per la troppa e prolungata siccità: stimata una perdita secca del 40% di produzione di olio, pari a oltre 270 milioni di euro.

Senza pensare che già le piante avevano sofferto per le nevicate e le gelate del gennaio scorso. E poi… poi, dopo quell’8 agosto la siccità è continuata e lo sviluppo vegetativo è stato compromesso ancor di più: alberi in evidente sofferenza “con la cascola delle olive e la parte vegetativa asfittica” ha dichiarato il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele.

Un danno terribile per l’economia pugliese, se pensiamo che gli oli DOP della Puglia registrano il fatturato più alto d’Italia (circa 28 milioni di euro) e che (dati dichiarati dalla stessa Coldiretti) la superficie coltivata ad olivo è pari a 380 mila ettari, con una produzione di 11 milioni di quintali di olive e 2,5 milioni di quintali di olio, con un’incidenza della produzione olivicola regionale su quella nazionale pari al 36,6% e al 12% di quella mondiale.

E non è finita qui, perché la scorsa settimana, dopo oltre 3 mesi di afa e mancanza d’acqua, appunto, è arrivata lei, la grandine, ad abbattersi violenta sulla provincia di Bari e dare il colpo di grazia non solo agli oliveti ma anche agli alberi di mandorle.
“I campi delle aree rurali di Palo del Colle, Grumo, Toritto, Bitetto, e ancora Molfetta e Terlizzi – ha denunciato ufficialmente il Delegato Confederale di Coldiretti Bari, Angelo Corsettisono stati letteralmente devastati dalla violenta grandinata con chicchi di dimensioni considerevoli. Gli alberi sembrano stati ‘potati’ dalla grandine e l’intera produzione di mandorle e olive è caduta e giace sui terreni, assieme a foglie e rami”.

Attivato lo stato di calamità naturale, ovviamente, ma questo non basta, anzi non serve in alcun modo, a fermare le lacrime degli agricoltori ed anche di tutti noi italiani.

Perché? Perché data la scarsa produzione causata dai mutamenti climatici presto arriveranno prodotti, olio in primis, importati dall’estero (Spagna, Grecia, Tunisia…) in quantità di gran lunga maggiore di sempre. E che ne sarà della nostra eccellenza, dell’olio extravergine di oliva pugliese?

Costerà di più, vi starete dicendo… No, non è questa la questione importante e grave. Il fatto è che “l’olio” dovrà stare ancora più in allerta agli attacchi degli agropirati che, come ha detto il presidente Corsetti, ” ‘drogano’ il mercato dell’olio extravergine di qualità con un inevitabile danno a carico del territorio, delle imprese e dei consumatori”.

E sarà allora faticoso, lungo e dispendioso il necessario lavoro di comunicazione (appoggiato anche dalla legge salva olio n. 9 del 2013) per mantenere alto il valore del Made in Italy nelle case dei consumatori, puntando su identità e trasparenza.

E assieme ad olio e mandorle, rischiano di schizzare le importazioni estere di miele perché in Puglia anche il comparto apistico ha vissuto e sta vivendo quest’anno un momento molto difficile per la siccità e l’afa. Le statistiche parlano di una produzione ridotta del 50%, a causa di alveari danneggiati per scioglimento favi.

Da mesi gli apicoltori cercano di ricreare un clima favorevole riempiendo oltre 300 litri di acqua in vasche affiancate agli alveari e aiutano le api dando loro alimentazione integrativa affinché non azzerino le loro scorte.

 

Il resoconto d’annata è dunque a dir poco drammatico. E noi cosa possiamo fare per aiutare non solo la Puglia, ma in generale la nostra Italia? Salvaguardando il Made in Italy. Attenzione alle etichette dunque (il miele prodotto sul territorio nazionale, per esempio, dove non sono ammesse coltivazioni Ogm, è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria. La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale, mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta  deve riportare l’indicazione “miscela di mieli originari della CE”; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE”, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE” – fonte Coldiretti Puglia); non fermatevi a leggere solo la parola Italia o nel vedere la bandiera tricolore sulle confezioni… assicuratevi che sia VERO Made in Italy.

 

 

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