Sguardi di Novecento. Giacomelli e il suo tempo

In mostra le opere del fotografo marchigiano. La sua arte a dialogo con i grandi contemporanei

0
240

L’esibizione, in occasione dei vent’anni dalla scomparsa del grande artista, era stata inaugurata lo scorso 20 febbraio a Senigallia (An). Subito chiusa al pubblico per via dell’emergenza sanitaria, «Sguardi di Novecento. Giacomelli e il suo tempo» sarà nuovamente fruibile da mercoledì 20 maggio fino a domenica 27 settembre 2020.

La manifestazione si pone l’obiettivo di approfondire il mondo della fotografia all’interno del quale Mario Giacomelli ha operato, confrontando le sue opere con quelle degli artisti a lui contemporanei. Emerge, così, la profonda originalità del Maestro senigalliese.

L’esposizione è divisa in due parti e si ispira a «The Photographer’s Eye», la grande mostra curata da John Szarkowski, direttore del Dipartimento di Fotografia presso il MoMA di New York dal 1962 al 1991. Allestita proprio all’interno del museo newyorkese nel 1964, è stata il primo vero riconoscimento internazionale per Giacomelli. Qui le sue opere sono state esposte insieme ad autori internazionali come Richard Avedon, Brassaï, Henri Cartier-Bresson, Robert Doisneau, Walker Evans e molti altri.

L’introduzione alla mostra in catalogo, edito da Silvana Editoriale, porta la firma di Walter Guadagnini, direttore di Camera – Centro Italiano per la Fotografia di Torino.

Giacomelli e gli altri artisti internazionali

La prima sezione della mostra è allestita presso il Palazzo del Duca, a cura di ONO arte contemporanea. L’edificio rinascimentale metterà a confronta 20 fotografie di Giacomelli con circa 90 scatti di grandi artisti del ventesimo secolo.

Qui sarà possibile ammirare diversi autori francesi: Robert Doisneau, antesignano della street photography contemporanea; Brassaï, soprannominato «l’occhio di Parigi» per il suo amore nei confronti della capitale francese; Jacques Henri Lartigue che intreccia la sua attività di fotografo a quella di pittore. Tra gli altri spicca anche il tedesco Herbert List, celebre per le sue foto di moda e i nudi maschili, così come Ara Güler, fotoreporter, storico e documentarista che per 60 anni ha ritratto le metamorfosi di Istanbul.

Numerosi anche gli artisti italiani: Nino Migliori, colui che da un lato poneva attenzione al racconto neorealista, mentre dall’altro sondava i territori dell’informale fotografico; Paolo Monti, grande fotografo, fondatore del gruppo «La Gondola», contraltare de «La Bussola» fondata da Giuseppe Cavalli; Gianni Berengo Gardin, amico di Giacomelli e spesso accostato per il lirismo dei suo scatti a Henri Cartier-Bresson, altro autore presente in mostra, pioniere del fotogiornalismo e fondatore tra gli altri della celebre agenzia Magnum.

«Le fotografie qui riprodotte sono state eseguite nel corso di centoventicinque anni circa. Sono state scattate per ragioni disparate, da uomini mossi da intenzioni diverse e con diversi gradi di  talento. In effetti hanno ben poco in comune, se non il successo ed il lessico condiviso: queste immagini sono inequivocabilmente fotografie. La visione che hanno in comune non appartiene a una scuola o a una teoria estetica, ma alla fotografia stessa», scriveva Szarkowski.

Sguardi di Novecento a Senigallia

Sarà il Palazzetto Baviera ad ospitare la seconda parte della mostra. Allestita a cura degli Eredi Giacomelli, l’esibizione racconta l’avventura del Gruppo Misa, cercando di rimanere fedeli allo sguardo dei critici e dei protagonisti dell’epoca. Lo stesso Mario Giacomelli aderisce e partecipa alla creazione dello storico circolo fotografico, nato a Senigallia nel 1954 grazie all’instancabile attività di Giuseppe Cavalli. È proprio all’interno di questa atmosfera artistica che Giacomelli conoscerà Ferruccio Ferroni.

Le opere esposte raccontano l’attività del Gruppo Misa dal 1954 al 1958. In particolare la storia dei tre fotografi, strettamente connessa da un lato a Senigallia, dall’altro al fatto che furono l’uno il maestro dell’altro. Si è formato cosi quel «laboratorio senigalliese» di fotografia che non ha mai smesso di contribuire all’importante dibattito teorico intorno alle funzioni e alle estetiche dello scatto.

«Sguardi di Novecento, Giacomelli e il suo tempo», dunque, non vuole essere una ricognizione esaustiva dei tanti fotografi che hanno partecipato attivamente a quel periodo, ma una selezione di quelli che possono instaurare un dialogo con il lavoro di Giacomelli. La metà del Novecento è stato un periodo molto denso per la fotografia a livello internazionale e soprattutto per il riconoscimento della figura del fotografo. Come sostiene sempre Szarkowski, «la fotografia è nata tutta intera, come un organismo. La sua storia consiste nel percorso attraverso il quale ne facciamo la progressiva scoperta».

.

Commenti