SGARBI FA DI “MICHELANGELO” UNO SPETTACOLO

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Un musicista suona il violino al centro del palco, la tecnologia prende per mano l’arte con tre pannelli dove vengono rappresentate le opere più significative di Michelangelo, immagini rese ancor più vive dal visual artist di Tommaso Arosio, che lasciano trapelare tutta la loro forza e la loro energia.
Sgarbi entra in scena declamando le terzine di Dante, del 33° Canto del Paradiso, di cui Michelangelo presenta una traduzione perfetta, e le illustrazioni trasmettono le stesse emozioni.
Vittorio Sgarbi offre uno spettacolo teatrale, diverso dal solito, la presentazione di Michelangelo, artista rinascimentale che ha raggiunto i massimi livelli in tutte le arti, infatti, egli si è espresso nella pittura, scultura, architettura, poesia, in egual misura in grandezza e impegno, con una lezione-spettacolo che si ricorda piacevolmente nel tempo lasciando nozioni ed emozioni.
L’epoca rinascimentale è potente, quasi afferrabile, nel racconto di Vittorio Sgarbi che, davanti alla platea gremita parla quasi a braccio, mantenendo il suo linguaggio “colorito”che strappa qualche risata al pubblico
conservando alta l’attenzione e l’interesse.
Valentino Corvino, compositore e interprete in scena delle musiche dal vivo con l’ausilio di violino, viola, ed elettronica, autore anche della colonna sonora; le sue musiche, né rinascimentali né romantiche, hanno un incipit particolare capace di rafforzare le emozioni delle opere di Michelangelo.
La progettazione è ipnotica e la voce di Vittorio Sgarbi possente, calibrata, l’innata capacità dialettica che accompagna le immagini immerge lo spettatore nell’arte tanto da avvolgerlo ed istruirlo divertendolo.
Questo teatro offre qualcosa di più stimolante: l’apprendimento.
Le terzine di Dante fanno da collegamento alla figura della Madonna nella celebre opera della “Pietà”, una “donna” – spiega il critico – dal giovane volto di ragazza per sottolineare la “sospensione del tempo” che l’artista ha voluto rappresentare in modo platonico ed idealista, in contrapposizione di Giovanni Bellini che, nella “sua “ Pietà , la Madonna aveva un viso da cinquantenne.
Percorsi inediti, che non seguono regole precise, nei quali il critico d’arte intrattiene un dialogo attuale e terreno fondendolo con le bellezze creative del Rinascimento.
L’esistenza di Dio, l’armonia del mondo, il legame fra arte e religione, forma tangibile nel “Giudizio Universale”, affreschi a cui Michelangelo dedicò quattro anni della sua vita lasciandolo, al termine, fiaccato nel corpo e nello spirito.
Uno spettacolo d’arte e per l’arte: una bellezza, un patrimonio artistico, il nostro, da valutare e riconoscere perché l’Italia continui ad essere considerata il “giardino d’Europa”.

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