Sessismo e Misoginia, in Italia saranno paragonati a crimini d’odio?

Il ddl Zan potrebbe segnare un nuovo passo avanti nella lotta alla violenza contro le donne.

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sessismo e misoginia

Sessismo e misoginia restano punti scoperti dell’ordinamento italiano. Il prossimo 20 ottobre riprenderà l’iter legislativo del ddl di modifica del codice penale in materia di violenza o discriminazione “per motivi di orientamento sessuale o identità di genere”.
La riforma, inoltre, sarà volta a estendere la tutela delle donne rispetto ai cosiddetti crimini d’odio.

Sessismo e misoginia, in Italia a che punto siamo?

A differenza di molti Paesi europei al momento non esiste in Italia una tutela contro la violenza di genere e la l’omotransfobia. La legge Mancino, infatti, ha introdotto nel codice penale solo la tutela contro le discriminazioni legate a nazionalità, etnia o religione. Così, il provvedimento presentato dal democratico Alessandro Zan – dal quale prende il nome – potrebbe farsi carico del rinnovato appello delle istituzioni europee a una politica più attenta ai diritti delle donne e alle modalità di tutela.

Il ddl Zan: pro e contro della riforma

Il disegno di legge è la sintesi di cinque diversi provvedimenti (Bordini, Zan, Scalfarotto, Perantoni, Bartolozzi) unificati con l’obiettivo di estendere la tutela ai reati d’odio basati su genere, identità di genere e orientamento sessuale. La modifica, infatti, riguarda gli articoli 604 bis e 604 ter del codice penale. Se approvato, col provvedimento verrebbe anche istituita una giornata nazionale contro omofobia, lesbofobia, bifobia e transfobia, e introdotte misure di contrasto alla violenza basata sull’orientamento sessuale e l’identità di genere, nonché provvedimenti per il sostegno delle vittime.

Sessismo e misoginia: le opinioni degli esperti

Secondo alcuni professionisti del settore vi sarebbero ancora alcuni ostacoli da superare. Simona Catania, avvocato penalista che presta assistenza pro-bono publico a donne vittime di violenza, a Euronews ha dichiarato: “In teoria è un’iniziativa meritevole, ma temo che la sua applicazione non sarà così semplice“. Il riferimento è all’emendamento presente nel testo di legge che ribadisce il principio costituzionale della libertà di opinione e di espressione. Secondo l’avvocato Catania il problema è “capire cosa è lecito dire in quanto è libertà di pensiero e cosa è reato. Questo, forse, potrebbe avere un effetto deterrente“. E aggiunge: “Ciò che è positivo, però, è l’estensione del patrocinio a spese dello Stato a queste vittime, al di là dei limiti di reddito. Spesso, queste vittime non sporgono denuncia perché non possono permettersi di sostenere le spese legali“.

L’opinione delle associazioni

Altrettanto scettica si dice Roberta Masella, una dei fondatori di NextStopMi, associazione nata nel 2019 per prevenire la violenza di genere e promuovere un ambiente sicuro e senza abusi. “Tutto dipende da come sarà applicato” ha chiarito Masella, per poi osservare: “Se sai che un comportamento rimarrà impunito, continuerai a perpetrarlo. E c’è ancora la tendenza a minimizzare e colpevolizzare chi ha il coraggio di parlare di comportamenti discriminatori“. Infine, Masella ha assicurato: “Vogliamo cambiare la percezione. Se ogni volta che veniamo molestate continuiamo a minimizzare, la catena non viene interrotta“.

Sessismo e misoginia: la posizione del Consiglio d’Europa

Sono preoccupanti i dati in tema di abusi e violenza sulle donne. Secondo un’indagine condotta da Hollaback e dalla Cornell University, nel 2014 oltre l’81,5% delle ragazze ha denunciato di aver subito molestie prima dei 17 anni d’età. La violenza contro le donne deve cessare. O quantomeno dovrebbe. Questa è l’aspirazione unanime non solo del Consiglio d’Europa ma anche di altre importanti organizzazioni europee e internazionali. A testimoniarlo non sono soltanto le numerose iniziative e i dibattiti aperti sul tema. Soprattutto, lo sono le recenti raccomandazioni del Consiglio affinché gli Stati adottino misure efficaci su tutto il territorio nazionale e riferiscano periodicamente.

Una definizione di sessismo

Ma com’è possibile contrastare un fenomeno tanto grave senza dei termini comuni di confronto? Per rispondere a tale interrogativo il Consiglio d’Europa ha recentemente diramato una definizione di “sessismo”:

Qualsiasi atto, gesto, rappresentazione visuale, parola scritta o orale, pratica, comportamento che abbia luogo nella sfera privata o pubblica, che si basi sull’idea che una persona o un gruppo sia inferiore a causa del suo sesso“.

La nozione, di ampio respiro, è stata accolta favorevolmente dalle organizzazioni femministe comunitarie come la Lobby europea delle donne. In particolare, la vicepresidente Ana Maria Fernandes si è detta compiaciuta del fatto che per la prima volta si “apre la porta all’intervento pubblico in materia“. Infatti, “il sessismo quotidiano è molto legato alla violenza continua contro donne e ragazze“, fisica e verbale. Fernandes è anche a capo della campagna di sensibilizzazione “Sexism: See it. Name it. Stop it!” in 9 Paesi membri (Irlanda, Paesi Bassi, Belgio, Portogallo, Spagna, Croazia, Bulgaria, Romania e Ungheria).

Per tornare all’Italia si tratterà ora di attendere dal Parlamento misure efficaci al contrasto e alla prevenzione di ogni genere di violenza o abuso, non soltanto nella sfera privata. L’auspicio è anche di moltiplicare campagne di sensibilizzazione idonee a promuovere e valorizzare i principi che sono alla base dei diritti di ognuno di noi. Per maggiori informazioni è consultabile il sito del Ministero della salute

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