Serie A, pari amaro per il Bologna e l’Inter salva la faccia: viaggi e miraggi

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“Dietro a un miraggio c’è sempre un miraggio da considerare, come del resto alla fine di un viaggio, c’è sempre un viaggio da ricominciare”.

L’inizio di questo pezzo straordinario di Francesco De Gregori è la sintesi perfetta dell’esperienza nerazzurra al Dall’Ara, surclassata sul piano fisico e demolita su quello mentale, mai capace, fino all’episodio del rigore, di rinculare facendosi strada dalla metà campo propria fino all’area avversaria.

E se il cantautore accompagnerebbe la ragazza per certi angoli del presente, che fortunatamente diventeranno curve della memoria, lo stesso Spalletti, quando domani si accorgerà, che non ritorna mai più niente, finalmente accetterà il fatto come una vittoria.

Perché la serata è stata davvero distruttiva per l’intero organico, ma istruttiva per capire da dove ripartire già dalla prossima partita interna contro il Genoa (coi suoi svincoli micidiali).

Il tecnico di Certaldo, arrivato in estate, a Milano ha probabilmente conosciuto i suoi sarti, i suoi giornali, i suoi terroni e gli industriali, ma non poteva mai immaginare chi fossero gli orchestrali di Bologna.

Fino al momento del fischio d’inizio, quando la musica, i felsinei, hanno cominciato a suonarla davvero; in tutte le zone del campo, con i nerazzurri ad ascoltare, applaudendo, magari, la prodezza di Verdi al 32° del primo tempo, che ha suonato la sveglia alla squadra ed acceso la lampadina all’allenatore.

E infatti, al rientro dagli spogliatoi, non sono mancati i cambi per cercare di raddrizzare la gara, rimasta, fino alla fine, la più brutta della stagione e forse quella che potrebbe far capire all’Inter che la strada da percorrere è decisamente diversa rispetto a quanto creduto sino ad oggi.

Così partiamo, partiamo che il tempo potrebbe impazzire e questa pioggia da un momento all’altro, potrebbe smettere di venire giù. E non avremmo più scuse allora per non uscire Ma che bel sole, ma che bel giallo, ma che bel blu! Perciò pedala, pedala che il tempo potrebbe passare e questa pioggia paradossalmente, potrebbe non finire mai.
E noi con questo ombrelluccio bucato, che ci potremmo inventare? Ma partiamo, partiamo
non vedi che siamo, partiti ormai?

Parole quantomai lungimiranti che il tecnico e i suoi calciatori dovrebbero ascoltare seriamente, per convincersi che il pareggio di Bologna non è stato un miraggio, ma l’amara verità che deve invogliarli a desiderarne un altro decisamente differente.

Perché la partita col Genoa è vicina, ma i suoi svincoli micidiali non saranno quelli della città, ma dello stadio Meazza in San Siro.