Serie A, gli elogi del “Guardian”: custodiamoli gelosamente

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La definiscono “un buon punto di partenza per tornare a essere il campionato più bello del mondo”.

L’orientamento è dato dalle due finali di Champions League ottenute dalla Juventus e dall’esplosione straordinaria del Napoli che, con Sarri in panchina, ha favorito un nuovo atteggiamento tattico rispetto al passato.

La media di 2,88 gol a partita, cancella un luogo comune che dipinge gli allenatori italiani come ancorati al vecchio “catenaccio” degli anni 60.

E invece, finalmente, il “Guardian”, quotidiano britannico dal 1821, ha deciso di mettere nero su bianco, contrapponendosi alle vagonate di critiche piovute a cascata sulla serie A italiana nelle ultime stagioni.

Parole, per le quali vale pena di riflettere attentamente, discostandosi dall’idea che il meglio del calcio europeo e mondiale venga praticato altrove, perché quei risultati, evidenziati con dovizia, lo certificano apertamente.

Qualcosa sta cambiando e il ricambio generazionale dei calciatori attualmente in circolazione tange parzialmente anche il nostro movimento.

Che da quest’anno, come non si notava da tempo, ha cambiato i connotati calcistici di molte squadre, rimaste per un lungo periodo in balia degli eventi, senza le necessarie risorse per far rifiorire il meglio di ciò che possedevano.

L’Atalanta, la Lazio ed il Torino, ad esempio hanno contribuito molto a questo miglioramento, che con Sarri al Napoli e Spalletti alla Roma (ed ora all’Inter), sono riuscite ad attrarre attenzioni importanti dei grandi club.

Una mentalità differente, che potrebbe ricondursi al “Ciclo dei vinti” del grande Giovanni Verga, nei quali, attraverso “I Malavoglia” e “Mastro don Gesualdo” lo scrittore prova a ricercare la bramosia del meglio, il desiderio di migliorare la propria condizione, che spinge l’individuo a superare i confini sociali in cui è immerso originariamente e che costituisce la molla del progresso.

Quella bramosia del meglio che provoca la sconfitta anche dei vincitori di oggi, diventando i vinti di domani.

Sintesi perfetta di ciò che le squadre italiane stanno provando ad interpretare, grazie ad un impegno maggiore e al desiderio di emergere da una condizione di evidente sottomissione economica, aggravata dagli scarsi investimenti di questo periodo storico.

La magra consolazione di partecipare passivamente al circolo vizioso del calcio europeo ha però risvegliato l’idea di potersi nuovamente misurare come anni fa.

E i manager dei settori giovanili, oltre alla competenza di alcuni bravi dirigenti delle prime squadre, hanno sapientemente lavorato ricavando risultati confortanti anche in termini finanziari.

Ecco che se “Ntoni” rappresenta quell’incapacità di rassegnarsi a una vita di fatica e di stenti, il calcio italiano ha iniziato a stringersi attorno alla propria famiglia, cercando di lavorare sodo per poterla mantenere.

Ovviamente c’è molto da fare, soprattutto nelle leghe minori, dove si continua ad assistere a situazioni di mal governo ed assoluta incompetenza, con la FGCI e le Leghe calcio ancora disunite e profondamente incoerenti rispetto ad un vero e proprio piano di rilancio.

Ma in campo, almeno, i club di alto livello della massima serie hanno voglia di salvare l’onore di questa famiglia allargata.

E allora, custodiamoli gelosamente.

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