Serie A, due settimane per ripartire: confronti e riscontri

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Mentre ci si interroga sul destino della Nazionale italiana, impegnata nel play-off con la Svezia, la Serie A riposa prima di tornare ad occupare la scena principale per il proseguo del campionato.

L’attenzione maggiore l’ha avuta il Napoli, che ha evidenziato un certo affaticamento per la sequela di impegni e per il quale, da ogni parte, è arrivato unanime il dubbio sulle concrete capacità di sostenere l’intera stagione agli stessi ritmi.

Quesito che meno di un mese fa spaventava poco gli uomini di Sarri e l’ambiente di Castel Volturno, considerati gli ottimi risultati e il livello delle prestazioni in campo.

Ma prima la ricaduta di Milik e poi l’infortunio di Ghoulam hanno ridimensionato l’entusiasmo generale maturato in questa prima parte della stagione.

Il tema è delicato, e lo sanno bene i partenopei, perché qualche passo falso in Champions League ha dimostrato coi fatti ciò che appariva solare, nonostante le numerose vittorie accumulate.

Il mercato è vicino e il campionato in corso sembra davvero quello giusto per consacrare Napoli e la sua scalata ai vertici del calcio europeo.

De Laurentis e Sarri non si faranno trovare impreparati, sconfessando coloro che ritengono la squadra un meccanismo perfetto e poco perfettibile.

I giocatori capaci sanno cosa devono fare in campo e l’idea che serva tempo per integrarli nel gruppo sa tanto di alibi quando si ha rapporti malsani con il portafoglio.

L’urgenza è reale e la ricerca dei profili giusti va di pari passo, per una Roma che è praticamente tornata in alto e Juve, Inter, Lazio, sempre in rampa di lancio cercando di allungare il passo.

Nella bagarre generale si è però sempre detto che la Juve è la squadra da battere, per noti meriti sportivi, l’Inter è lì quasi per caso e le due romane appaiono più piccanti di quanto non sembrassero all’inizio del torneo.

Ma se è vera in parte questa tesi, lo è altrettanto che Napoli, Roma e Inter hanno già avuto modo di confrontarsi evidenziando più o meno virtù e difetti, mentre i bianconeri, nelle dodici giornate, hanno incontrato squadre impegnate nella lotta per la retrocessione, ad eccezione di Lazio, Fiorentina, Torino e Atalanta.

E lo score, pur positivo considerando le vittorie contro le piccole, non lo è stato analogamente osservando la sconfitta con i biancocelesti e il pareggio con i bergamaschi.

Allegri ha sempre fatto notare i due rigori sbagliati da Dybala, come se quelli cambiassero il senso di questo inizio percorso, ma il campo, piuttosto, ha parzialmente confermato che gli impegni con squadre ben organizzate stanno dimostrandosi decisamente più complicati del previsto.

E se qualcuno crede che poi, alla fine, gli altri giocano bene, ma vince sempre la Juventus, forse, quest’anno, tutto ciò non è poi così scontato.

Ci si concentra sul record di goal segnati e volutamente meno sulle reti subite; ci si rallegra quando arriva la vittoria e tiene banco qualche vicenda di spogliatoio quando c’è qualche passaggio a vuoto.

Forse è troppo presto per dirlo, ma è sempre meglio distinguersi, nel bene e nel male, proprio per questo: la Juve rimane ovviamente una squadra forte, ci mancherebbe, ma non è più quella da battere, perché il campo l’ha già fatto capire abbondantemente.

Da battere, semmai, sono certi stereotipi e numerose convinzioni che bisognerebbe iniziare a cancellare una volta per tutte.

Perché se ieri, intendendo gli anni passati, erano davvero poche le prove di forza da sostenere per ribadire quel concetto famoso, oggi va di moda che Napoli, Inter, Roma e Lazio siano alla finestra insieme ai bianconeri.

Occhio dunque, perché la prima a cadere è stata proprio la Juve contro la Lazio; il prossimo scivolone, considerando le partite che verranno (Samp, Napoli, Inter, Barcellona e Roma) potrebbe davvero impedirle di rialzarsi, e stavolta “fino alla fine”.

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