Serial killer giapponese: una storia raccapricciante

Takahiro Shiraishi adescava persone che scrivevano pensieri suicidi sui social network, e poi le uccideva

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Takashiro-Shiraishi

Serial killer giapponese, un procedimento penale concluso da pochi giorni con una condanna a morte. Un lato oscuro si nasconde dietro il volto del killer tanto discusso. Takahiro Shiraishi, stupratore giapponese, è conosciuto anche come Twitter Killer. A Zama tra agosto e ottobre 2017 uccide nove persone, giovani donne tra cui tre ragazze delle scuole superiori. Cosa è accaduto alle vittime dell’omicida? Una pagina Twitter, quella dell’assassino, spaventosa e inquietante

Takahiro Shiraishi, stupratore giapponese, è conosciuto anche come Twitter Killer. Nell’ottobre del 2017 fuori Tokyo, scompare Aiko Tamura, suo fratello denuncia nell’immediato la scomparsa. Le indagini della polizia procedono e l’uomo scopre qualcosa di insolito sul profilo Twitter della ragazza, un volto che non riconosce. ”Un uomo che aiuta le persone, sconsigliando di suicidarsi’’. Il nickname appare come @Hangingpro, il nome si traduce come ”il boia’’ o forse ‘’l’impiccato’’. Diversi gli account gestiti dall’uomo, il quale utilizzava tecniche specifiche per trarre in inganno le sue vittime. Il 25 agosto posta un messaggio su Twitter: ‘’Voglio dimenticare tutto’’. Da questo momento iniziano gli omicidi.

Serial killer giapponese: la prima vittima soffre di depressione?

Aiko Tamura perde sua madre nel mese di giugno, sceglie di trasferirsi in un sobborgo di Tokyo, qui inizia a soffrire di depressione. Le parole della ragazza scritte direttamente su Twitter riportano uno scenario molto triste: ”Sto cercando qualcuno che morirà con me”. A quel punto la situazione diviene ancora più sconvolgente, Takahiro Shiraishi risponde in privato alla ragazza: ”Moriamo insieme”. L’account dell’uomo viene sospeso dalle autorità.


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Un corpo chiuso in frigorifero

Le autorità contattate dal fratello di Aiko Tamura scoprono una difficoltà nella rilevazione del profilo del serial killer, esaminando attentamente i post pubblici di quest’ultimo. Scoprono il volto di una donna ha contatti frequenti con Shiraishi e monitorano i loro incontri, sino all’appartamento dell’omicida, sito nella città di Zama. La polizia fa irruzione nell’appartamento, costringendo l’uomo ad alcune domande, tra cui dove fosse Aiko. L’uomo indicò con il braccio, dicendo: ”In quel frigorifero”. Nel frigorifero viene rinvenuta la testa di Aiko. Nel minuscolo appartamento sono rinvenute altre otto teste, tra cui parti del corpo comprese braccia e gambe, un totale di 240 ossa.


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Serial killer giapponese: un odore ”pungente”

Il serial killer giapponese era solito mantenere custoditi i corpi delle vittime, chiusi in degli scatoloni, etichettati con: ‘’Scatole contenenti resti umani’’. In una dichiarazione alla polizia afferma che: ‘’Ho smaltito la loro carne e gli organi interni nella spazzatura. Ho tenuto le ossa per paura di essere catturato dalla polizia’’. I vicini confessano di sentire quotidianamente un odore pungente, che usciva dall’aspiratore del bagno.

Uccide nove persone in due mesi

Le vittime adescate venivano portate nell’alloggio dell’uomo e barbaramente uccise, smembrate. Contatta anche diverse donne, con l’intenzione di aiutarle a uccidersi, dato che queste in passato ne avevano invocato la volontà. La faceva bere in modo che avessero poca forza nel ribellarsi, le violentava senza alcun impedimento. Al contempo uccide anche diversi adolescenti, per sesso e soldi.

L’uomo è condannato: le parole pronunciate sono inquietanti

Il tribunale emette la sentenza, Takahiro Shiraishi è dichiarato colpevole. Le parole che pronuncia sono inquietanti: ”Mi dispiace per avere ucciso alcune delle vittime, con le quali ho trascorso molto tempo, e vorrei chiedere scusa alle loro famiglie. Ma per gli altri non provo nessun senso di rimpianto, mi dispiace solo perché ho fallito quando sono stato beccato. Non fossi stato arrestato non mi sarei mai pentito di nulla”.