Sergio Padovani e i suoi “folli” alla Fondazione Stelline

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sergio padovani

Dal 15 settembre al 24 ottobre 2021 al Palazzo delle Stelline è visitabile la mostra Sergio Padovani: i folli abitano il sacro. Il titolo della rassegna appare contradittorio, ma per capirne l’origine di questa rassegna bisogna prima comprendere l’artista.

Sergio Padovani

Sergio Padovani è nato a Modena nel 1972, dove attualmente vive. La sua attività pittorica comincia nel 2006, dopo diversi anni di sperimentazione nel mondo della musica.

Tra antico e contemporaneo

Pur dipingendo alla maniera delle antiche botteghe rinascimentali, predilige per scelta caravaggesca di non ricorrere a disegni preparatori. Invece i temi e i soggetti che animano le sue opere richiamano la pittura seicentesca fiamminga da Bosch a Bruegel, con dei riferimenti a Dürer. Come accadeva nel Quattrocento, Padovani prepara i colori impastando polveri e misture, ma utilizza anche materiali assolutamente contemporanei, quali il bitume o le resine. Il collegamento tra antichità e contemporaneità emerge nel filo conduttore che permea tutta la sua produzione pittorica fino a oggi: i dissoluti dei tempi passati che tentano di scuotere la coscienza della società attuale.

Le mostre

L’artista ha partecipato a mostre e manifestazioni pubbliche di rilievo, tra cui la 54ma Biennale di Venezia, Padiglione Italia (2011) e la Biennale del disegno di Rimini (2016). Le sue opere sono presenti in importanti collezioni sia in Italia, sia in Europa, come il Museo Diocesano d’Arte Sacra di Imola, al MACS di Catania, al Museo Michetti (CH), alla Galleria Estense di Modena, all’MCA di Camo (CN), al Museo Ruggi d’Aragona (CS) e nella collezione The Bank Contemporary Art Collection di Bassano del Grappa (VI), a cui si deve questa mostra.

“Sergio Padovani. I folli abitano il sacro”: focus sulla mostra

Il titolo della mostra deriva dal titolo di un’opera a lui particolarmente cara: I folli abitano il sacro (mentre le notti infieriscono). Qui è sintetizzato il valore sacro della pittura, alla quale l’artista si affeziona. Anzi, la vuole riscattare da tutte quelle operazioni di degenerazione che ha subìto negli ultimi decenni. Decide, allora di farlo attraverso i “folli”, che ci consacrano all’arte senza ripensamenti.

Le opere in mostra

Le sue opere sono animate da visioni spesso drammatiche, dai toni generalmente cupi, ma con improvvisi guizzi di colore acceso e violento. Nei suoi quadri appaiono elementi apparentemente slegati fra loro: danze macabre, viaggi temporali, deambulazioni labirintiche e oscure, viaggi senza meta in compagnia di uccelli mai visti, cerimonie antichissime, venti di fuoco, autocombustioni, sogni, miraggi, allucinazioni, metamorfosi. Una vera e propria follia, pensando al titolo della mostra, che tuttavia trova il suo senso in questo amalgama di tradizioni, misteri, gesti arcaici, rituali, tutti appartenenti a oscure pratiche delle quali sembra esserci persa ogni traccia. Esiste un richiamo a liturgie che sembrano celare un enigma irrisolto, di cui è impossibile riuscire a comprendere il senso finale, ma che lascia lo spettatore a bocca aperta per lo stupore e la meraviglia.

I folli ammoniscono la nostra società

Queste opere dominate da un senso macabro della vita sono nell’ottica dell’artista un appello alla nostra società a riflettere su un perduto senso del sacro. Ecco allora che questi contrasti ben visibili nei lavori esposti rappresentano la complessità della nostra epoca. I protagonisti dei dipinti sono certamente dei cattivi esempi, ma personalità che hanno ricevuto la missione di scuotere noi. La Pala dei peccatori è emblema del fatto che sono i folli a essersi impossessati del sacro. Una scelta dell’artista che ci porta ad abbassare il nostro orgoglio.


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