Sergio Lepri, ex direttore dell’Ansa, è morto

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Sergio Lepri

Sergio Lepri, storico direttore dell’ANSA dal 1962 al 1990, è morto oggi a Roma all’età di 102 anni. Era nato a Firenze il 24 settembre 1919 e nel capoluogo toscano prese parte alla Resistenza aderendo al Partito d’azione. Fu poi anche portavoce di Amintore Fanfani prima di approdare all’Agenzia Nazionale Stampa Associata.

Gli anni della guerra

Si era laureato in un giorno fatidico: 10 giugno 1940, la dichiarazione di guerra. Siccome gli mancavano due millimetri per essere ammesso al corso ufficiali fece tutta la gavetta: caporale, caporalmaggiore, sergente. Era convinto che la storia dell’armistizio a sorpresa e dell’esercito lasciato senza ordini fosse una leggenda autoassolutoria. Dopo l’8 settembre evitò di essere preso dai tedeschi e di andare a Salò. Iscritto al partito d’Azione, fece la Resistenza da giornalista, anzi da direttore, guidando il giornale clandestino del Partito liberale, L’opinione. “Fare un giornale e distribuirlo a quei tempi significava rischiare la vita”, raccontava Lepri in occasione dei suoi 100 anni, ricordando gli anni della Resistenza come “un periodo formativo per una parte della mia generazione”.

La liberazione

Dopo la Liberazione entrò al Mattino di Firenze. “Fu il primo giornale moderno: grandi foto, titoli secchi, inserto della domenica, pagina dei ragazzi, e pure il cruciverba. L’editore non era la Dc ma Montini, il futuro Papa: era stato lui a trovare i soldi. Io ero il caporedattore, mi affidavano anche lunghe inchieste. Nel 1952 passai tre mesi negli Stati Uniti, evitando con cura New York e la California. Mandai 26 articoli, tutti dall’America sconosciuta: il Kentucky, l’Illinois”. Da fiorentino, lavorò per due settimane al quotidiano di Florence, Alabama; ma quando scrisse un articolo sulle ragazze del college, tutte belle, tutte uguali, tutte bianche (i neri erano nel ghetto), l’aria divenne irrespirabile. Giorgio La Pira gli fece avere il visto per l’Unione Sovietica, dove mise in pratica la regola fondamentale del cronista: per capire un Paese, bisogna andare al mercato, in chiesa, e al cimitero. “Nei cimiteri c’era moltissima gente. Le tombe erano interrate, e attorno c’erano sedie su cui vedove e orfani passavano intere giornate, a far compagnia al defunto; siccome non si trovavano fiori, portavano quelli di carta. Non parlavo il russo; ma tanto loro non dicevano nulla. Restavano lì”.

Sergio Lepri portavoce di Fanfani

Fu portavoce di Fanfani, pur non essendo democristiano (votava Pri). Quando il presidente del Consiglio gli chiese di licenziare il capo dell’Agi, che aveva dato per morto il Papa che era ancora vivo, rifiutò. Stanco della politica, nel 1961 divenne direttore dell’Ansa, e lo restò per trent’anni, portandola a diventare la quarta agenzia al mondo, davanti alla Dpa tedesca e all’Efe spagnola, con corrispondenti da tutte le capitali. Sapeva dire no ai politici, anche a Moro.

Morte di Sergio Lepri: i cordogli di Fnsi e OdG 

La Federazione nazionale della Stampa italiana esprime “profonda tristezza per la morte di Sergio Lepri, storico direttore dell’agenzia Ansa, giornalista scrupoloso e appassionato, esempio di equilibrio e stile, sempre dalla parte della Costituzione. […] La Fnsi si stringe alla famiglia, agli amici, ai colleghi dell’Ansa cui rivolge un commosso abbraccio”. Cordoglio è stato espresso anche a nome di tutto il Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti dal presidente dell’Ordine, Carlo Bartoli. “Non ha mai smesso di essere giornalista, sempre attento all’evoluzione e alle innovazioni della nostra professione, sempre disponibile ad incontrare i giovani praticanti per trasmettere loro i fondamenti del mestiere”.

I cambiamenti del giornalismo

Ha visto cambiare il mestiere della vita, il giornalismo. Eppure non era pessimista. Considerava la rete come una straordinaria opportunità per arricchire l’informazione, e anche per verificarla. Ogni giorno leggeva l’edizione digitale di Corriere, Repubblica e Stampa, “che è ancora una lettura tradizionale, a due dimensioni. Poi vado sui siti, dove la lettura è invece tridimensionale: ci sono i video, ma soprattutto i link, che ti portano vicino o lontano, prima o dopo. Una volta leggevamo come mucche, muovendo gli occhi da sinistra a destra; ora siamo come stambecchi, che saltano qua e là. L’aspetto straordinario della rete è l’immortalità. I nostri articoli di carta venivano gettati via dopo poche ore. Il mio sito resterà anche dopo la mia morte”.