Sentenza Mladic: confermate tutte le accuse

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Il tribunale dell’Aia ha confermato la sentenza di ergastolo contro Radko Mladic. La difesa di Mladic aveva chiesto un riesame del processo di primo grado, del 2017, sostenendo che la condanna per genocidio relativa al massacro di ottomila musulmani fosse basata non su fatti, ma su illazioni.

Di cosa è accusato Radko Mladic?

Mladic è accusato del genocidio di Srebrenica, l’assedio di Sarajevo e altri crimini di guerra avvenuti durante il conflitto armato in Bosnia del 1992-1995. Il tribunale dell’Aia ha confermato la sentenza, senza possibilità di un nuovo appello. Ratko Mladic ha pianto in aula, dopo aver sentito la pronuncia della condanna all’ergastolo. La Corte ha ordinato che, ai sensi delle Regole 127(C) e 131, Mladić rimanga nel custodia in attesa del perfezionamento delle modalità del suo trasferimento nel luogo dove continuerà a scontare la sua pena.


Confermata sentenza per Mladic


I capi di accusa

La disposizione della Corte di primo grado dichiarò, già nel 2017, Mladić colpevole di 10 capi d’accusa.

  1. la presa di ostaggi;
  2. genocidio di Srebrenica ma non nelle municipalità della Bosnia nord occidentale;
  3. persecuzione come crimine contro l’umanità;
  4. sterminio come crimine contro l’umanità;
  5. omicidio come crimine contro l’umanità;
  6. omicidio come violazione delle leggi o delle consuetudini di guerra;
  7. deportazione come crimine contro l’umanità;
  8. atti disumani (forzato trasferimento) come crimine contro l’umanità;
  9. il terrore come violazione delle leggi o costumi di guerra;
  10. attacchi illegali ai civili.

Il lavoro del tribunale

Il Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY) è un tribunale delle Nazioni Unite che si occupa dei crimini di guerra avvenuti durante i conflitti nei Balcani negli anni ’90. Dal 1993 al 2017, il tribunale ha cambiato irreversibilmente il panorama del diritto internazionale umanitario. Poiché ha offerto alle vittime l’opportunità di dar voce agli orrori a cui hanno assistito o vissuto. In questo modo la Corte dimostra che i sospettati saranno realmente chiamati a rendere conto delle atrocità commesse durante i conflitti armati. La sentenza di primo grado contro Mladic era stata emessa il 22 novembre 2017, dopo 530 giorni di processo. Il tribunale ha ricevuto le dichiarazioni di 592 testimoni, quasi 10.000 prove e preso atto di circa 2.000 fatti accertati.

Chi sono state le vittime di Mladic?

Le vittime di Mladic erano prevalentemente musulmane. Queste, quindi, erano state selezionate in base alla loro identità religiosa. La definizione di genocidio è proprio: la metodica distruzione di un gruppo etnico, razziale o religioso, compiuta attraverso lo sterminio degli individui o l’annullamento dei loro valori culturali. Infatti, la strategia della Serbia fu proprio quella di una vera pulizia etnica nei confronti della minoranza musulmana. L’obiettivo di Radovan Karadžić, Presidente della Repubblica di Serbia e Bosnia Erzegovina all’epoca dei fatti, era quello di creare una grande Serbia e per farlo pianificò una sistematica campagna di deportazione forzata, tortura, omicidio di massa e violenza sessuale sistematica. Gli incaricati di queste atrocità erano le forze armate guidate da Radko Mladic.


Storia del massacro di Srebrenica


Le testimonianze a supporto della sentenza di Mladic

Il record delle Nazioni Uniti sulla sentenza (Case No.: MICT-13-56-A) riporta l’importanza che avesse Srebrenica nella strategia serba. La Corte d’Appello nel caso Krstić ha ritenuto, tra l’altro, che: “Il controllo sulla regione di Srebrenica era essenziale per la sopravvivenza del popolo musulmano bosniaco”. La popolazione della Bosnia ed Erzegovina, nel 1991, era di circa 4.4 milioni di persone, il 43,7 per cento di queste erano musulmani bosniaci. Mladić stesso ha dichiarato che nessuna delle comunità musulmane era paragonabile a Srebrenica per dimensioni o per importanza qualitativa. La maggior parte degli abitanti musulmani della regione aveva, nel 1995, cercato rifugio all’interno del Enclave di Srebrenica, dichiarata zona sicura dell’Onu. L’eliminazione di quell’enclave avrebbe avuto l’obiettivo di purificare l’intera regione dalla sua popolazione musulmana.

Ricordando Srebrenica: la reazione alla sentenza di Mladic

L’organizzazione di beneficenza Remembering Srebrenica, con sede in Scozia, che promuove il giorno della memoria ed educa contro le conseguenze dell’odio ha accolto con favore il verdetto di ieri del Tribunale dell’Aia. Più che le parole contano i numeri: 8000 bosniaci mussulmani furono brutalmente uccisi nel massacro di Srebrenica. Questi furono poi seppelliti in fosse comuni. In tutta la Bosnia ed Erzegovina 100000 persone morirono. Due milioni furono gli uomini, le donne e i bambini sfollati. Inoltre si stima che furono tra 20000 e 50000 le donne stuprate nella strategia di pulizia etnica serba.

Sentenza Mladic: il profumo di giustizia

Il dottor Waqar Azmi Obe, presidente dell’organizzazione Remembering Srebrenica nel Regno Unito, ha espresso sollievo per la sentenza di Mladic. Quest’ultimo è stato, così, ritenuto responsabile dei suoi crimini. Obe ha dichiarato che: “il verdetto di oggi è una testimonianza della dignità e del coraggio dei sopravvissuti in Bosnia ed Erzegovina. Sopravvissuti che non hanno mai condotto campagne per vendicarsi ma campagne per ottenere giustizia attraverso i tribunali per i crimini di genocidio e pulizia etnica basata sull’odio”.

Speranza per il futuro

Anche Munira Subasic, presidente dell’associazioni delle madri e delle enclavi di Srebrenica, ha dichiarato che: “le lezioni apprese in Bosnia durante la guerra devono essere da monito e da lezione per le generazioni future in modo tale che fatti come questo non si ripetano più.”

Una sentenza contro l’odio

In Serbia ci sono ancora persone che glorificano Mladic e negano l’avvenuto genocidio. Queste, secondo Wazar Amni Obe, devono essere condannate perché non solo ignorano le sentenze dei tribunali internazionali, ma promuovono odio e divisione. Cercando di aggravare il dolore e la sofferenza dei sopravvissuti. La sentenza di ieri, rappresenta molto di più di una semplice sentenza contro un individuo. Ma un potente rimprovero verso i negazionisti del genocidio e verso coloro che cercano di dividere le comunità per mezzo di un’ideologia alimentata dall’odio religioso ed etnico. E questi saranno, come Madlic, assicurati alla giustizia.”