Seneca saepe noster: il più saggio dei saggi

Un uomo, un filosofo, un coltivatore dell’anima

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Seneca saepe noster

Seneca saepe noster: Tertulliano definiva così il pensatore stoico. Saepe noster significa “quasi nostro” e infatti l’apologeta cristiano, vissuto anni dopo Seneca, aveva scelto questa espressione per ribadire l’intramontabile spessore del “filosofo dell’Impero Romano”. D’altra parte, anche nella seconda metà del 300 d. C, San Girolamo di Stridone includeva Seneca nel suo Catalogo di santi. Non c’è dubbio, parliamo di un pensatore dalla forte tempra intellettuale e di un sapiente divulgatore di vita e di valori morali.

Seneca saepe noster: il più saggio tra i saggi?

Sì o forse no. Seneca non amava le ostentazioni anzi ha sempre fatto il suo con un carico di preziosa umiltà. Egli era sicuramente un saggio ed illustrissimo esponente dello stoicismo romano. Seneca però era ed è uno dei filosofi più importanti e conosciuti dell’epoca imperiale romana e non solo. Fondamentali i suoi insegnamenti che hanno resistito oltre il tempo e la storia. Imperitura la sua convinzione che l’aspirazione alla saggezza è l’unico metodo per trarre il meglio dalla vita e anche dalla morte.

Biografia di Lucio Anneo Seneca

La vita di Lucio Anneo Seneca, così vicina ai centri del potere e ai rischi che esso comportava, ci è ben nota grazie alle testimonianze di storici romani quali Tacito, Svetonio e Dione Cassio. Nato probabilmente nella Cordova romana il 21 maggio nel 4 a.C., si trasferì a Roma, capitale dell’Impero. In poco tempo arrivò fino ai vertici del potere, svolgendo un importante lavoro come consigliere politico e senatore.

Lo stoicismo, Nerone e la morte

Seneca fin da molto giovane adottò lo stoicismo come punto di riferimento etico e morale, pur non esitando ad accettare altre teorie allora in voga, come quelle del cinismo e dell’epicureismo. Queste ultime però lo portarono a rivedere la dottrina stoica inaugurata nel III secolo a.C. da Zenone di Cizio, Cleante di Asso e Crisippo di Soli e portata avanti nel II secolo a.C. da Panezio di Rodi e Posidonio di Apamea. Il pensatore romano si attenne sempre alla convinzione che il saggio deve contribuire al bene della collettività e partecipare alla vita pubblica e politica. Seneca si attenne sempre a questo principio con la responsabilità di non infatuarsi mai attraverso uno sporco interesse per il potere in quanto tale. Dunque il filosofo divenne consigliere politico di Nerone durante i primi anni del suo mandato, un ruolo indubbiamente molto prestigioso.

Seneca saepe noster: una morte eroica

La vita di Seneca volse al termine nell’anno 65 d.C. Il filosofo stoico si tolse la vita per ordine di colui che era stato il suo pupillo e protettore, l’imperatore Nerone. La sua morte eroica, così simile a quella di Socrate, fu il motivo principale della successiva idealizzazione della sua figura, in ogni caso ampiamente giustificata dalla singolarità della sua opera. Contro ogni possibile oblio e oltre ogni impedimento, resta nitida, ancora oggi, la maestria con cui Seneca seppe proporre la sua filosofia fatta di preziosi insegnamenti morali e verità inestimabili.


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