Sempre più intelligenza artificiale nel prossimo futuro?

L’emergenza sanitaria potrebbe accelerare l’impiego di robot nel mondo del lavoro a discapito dell’uomo

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L’automazione del lavoro. Un’altra minaccia al quotidiano vivere. «Nel bene e nel male l’intelligenza artificiale (IA) sostituirà molti uomini nel loro lavoro». Ad affermarlo è lo scrittore e futurista Martin Ford, il quale ha aggiunto: «Eravamo abituati a persone desiderose di un elemento umano nelle loro interazioni. Con l’emergenza sanitaria qualcosa è cambiato».

Un rapporto del 2017 dei consulenti globali McKinsey aveva previsto che un terzo dei lavoratori negli Stati Uniti sarebbe stato sostituito dai robot entro il 2030. La realtà attuale, tuttavia, ha il potenziale per cambiare tutte le tempistiche. Ora spetta a noi scegliere come vogliamo integrare questa tecnologia nel mondo.

Nei vari paesi sono richieste misure di allontanamento sociale entro il 2021. Per questo motivo grandi e piccole imprese stanno utilizzando i robot per aumentare le distanze sociali e ridurre il numero di dipendenti che devono arrivare fisicamente al lavoro. Soprattutto per svolgere quei ruoli che i lavoratori non possono ricoprire da casa.

Ecco alcuni esperimenti in atto

Walmart, la più grande catena americana di negozi al dettaglio, sta usando alcuni robot per pulire i suoi pavimenti. In Corea del Sud alcune intelligenze artificiali sono state usate per misurare le temperature e distribuire disinfettante per le mani.

Catene di fast food come McDonald’s hanno testato cuochi e camerieri robot. Nei magazzini gestiti da Amazon, i robot Kiva sono utilizzati già da tempo per spostare le merci e migliorare l’efficienza. Anche i generi alimentari che offrono da asporto hanno iniziato ad utilizzare questa tecnologia.

Ultimamente, però, la domanda di queste intelligenze artificiali è cresciuta soprattutto presso le aziende di prodotti per la pulizia. I robot danesi UVD, per la disinfezione con luce ultravioletta, sono stati spediti a centinaia sia in Cina che in Europa.

«Ora ci si preoccupa più per la salute propria e dei lavoratori», afferma Blake Morgan, autore di «The Customer of the Future». «I progressi verso l’automazione possono rendere tutto più sano e i clienti premieranno le aziende che utilizzeranno questi metodi». Con la graduale riapertura delle aziende, quindi, possiamo aspettarci un’ulteriore adozione di questa tecnologia. Potremmo trovare robot che puliscono le nostre scuole o i nostri uffici.

Un futuro vicino o lontano?

Ci sono, tuttavia, delle limitazioni. Morgan sottolinea come le casse automatiche dei generi alimentari non funzionino sempre alla perfezione ed i clienti finiscono con il recarsi dai cassieri umani.

È comunque indiscutibile che l’uomo stia investendo molto in queste intelligenze artificiali. Una volta adoperate, è improbabile che l’azienda torni ad impiegare la persona umana. «I robot sono più costosi da creare e integrare, ma una volta attivi e funzionanti, possono dimostrarsi molto economici», ha spiegato Martin Ford. Sicuramente le persone preferiranno andare in un posto con meno lavoratori e più macchine, perché sentono di poter ridurre il rischio complessivo. Ma come fare là dove è necessaria l’intelligenza umana per spiegare una domanda ad un alunno? Anche qui si sta sviluppando un’intelligenza artificiale che possa sostituire non solo i tutor scolastici, ma anche istruttori di fitness e consulenti finanziari.

Facebook e Google già si stanno affidando all’intelligenza artificiale per rimuovere i post inappropriati, poiché i moderatori delle aziende non possono rivedere determinati contenuti da casa.

È vero, forse anche quei lavori dove siamo sempre stati in vantaggio sui robot potrebbero sparire. Basterebbe che l’istruttore o il consulente artificiale sullo schermo si comportino e pensino come esseri umani. Ma riuscirebbero a risolvere problemi fuori dall’ordinario, come spesso accade a tutti noi? O anche il robot in quel caso avrebbe bisogno di un consulente?Umano in questo caso.