Semestre in attivo per Stellantis: ma con riserva

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Il semestre appena trascorso è stato estremamente positivo per Stellantis. Non è però tutto oro quello che luccica.

Come è andato l’ultimo semestre per Stellantis?

Sono stati in crescita i risultati di Stellantis negli ultimi sei mesi: merito della ripresa delle attività industriali e del confronto favorevole con lo stesso periodo dello scorso anno. Sono da segnalare le ottime performance in termini di ricavi e redditività operativa, che hanno contribuito al rialzo delle previsioni per tutto l’anno. Ma c’è un neo in tutto questo: la crisi dei chip, già di lunga data.


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Un risultato netto

I ricavi netti sono attestati a 75,31 miliardi di euro, una cifra enorme se messa a confronto con i 51,67 dello scorso anno. Allora, nel primo semestre in Stellantis non erano ancora confluite formalmente FCA e PSA. L’utile operativo adjusted, quindi, è salito da 752 milioni a 8,622 miliardi, con un’incidenza sul fatturato dall’1,5% all’11,4%. In conclusione, il risultato netto è passato da una perdita di 813 milioni a un utile di 5,936 miliardi.

Performance regionali

La fetta più larga delle performance proviene dalle attività nordamericane: qui il margine operativo è salito dal 3,8% al 16,1%, un numero da record. Anche il contributo del Sud America è significativo, e qui il fatturato è in miglioramento del 125%: da un dato negativo del 2,9% è passato ad uno positivo del 6,6%. L’Europa, invece, ha registrato profitti operativi per 2,93 miliardi ed un margine dell’8,8%. Quanto alle altre aree, sono ben lontane dal fornire un contributo che sia significativo. Nel Medio Oriente e in Africa i ricavi superano di poco i 2,5 miliardi; in Cina, India e nel Pacifico non raggiungono 1,9 miliardi. Buoni risultati arrivano dalla Maserati, con un fatturato che da 445 milioni è salito a 885, ed un margine operativo del 3,3%.

Bruciare cassa

Dopo queste buone notizie, eccone una meno bella: il gruppo Stellantis ha “bruciato cassa” per sostenere gli effetti della crisi dei chip. Infatti, il flusso di cassa è risultato negativo per 1,2 miliardi, per gli impatti negativi sul capitale circolante dovuti a ordini di semiconduttori non evasi. Questo ha reso di fatto nulli gli 1,3 miliardi di benefici prodotti dal piano di sinergie, ottenuto in occasione della modifica dei termini della fusione tra Fiat Chrysler e PSA. Sembra però che a oggi il gruppo possa sostenere la situazione: le sue attività industriali infatti possono contare su 51,4 miliardi di euro disponibili.

Previsioni future

In ogni caso, la crisi dei chip non sembra destinata a risolversi in breve tempo. Attualmente il target sul margine operativo è stato alzato al 10%, a condizione che non ci siano “ulteriori deterioramenti nella fornitura di semiconduttori”. Il gruppo è sempre intenzionato a lanciare nei prossimi 24 mesi 11 veicoli a batteria e 10 ibride, e non ha modificato le previsioni sull’andamento dei mercati, con l’unica eccezione del Nord America.

Prossime stime

In Europa la crescita è stimata del 10%. Nel Medio Oriente e in Africa del 15%, in India e Asia del 10%. In Cina è prevista una crescita del 5%, in Sud America del 20%. Per quanto riguarda il Nord America, la stima è stata innalzata dall’8% al 10%.