Sean Scully: tra pittura figurativa e Astrattismo

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Sean Scully
La mostra di Sean Scully al MAMbo

Al MAMbo è allestita A Wound in a Dance with Love, ampia retrospettiva di Sean Scully (Dublino, 1945), artista tra i massimi esponenti della pittura contemporanea. L’esposizione sarà visibile nella Sala delle Ciminiere fino al 9 ottobre. Curata da Lorenzo Balbi con main partner la Kerlin Gallery di Dublino, è basata sul percorso ideato da Dávid Fehér e organizzata dal Museum of Fine Arts – Hungarian National Gallery di Budapest. Poi ospitata al Benaki Museum di Atene, è arrivata a Bologna in una versione rinnovata.


Gianluca Costantini dona il disegno di Zaki a MAMbo


Quali opere di Sean Scully sono presenti alla mostra al MAMbo?

Nell’arte di Scully confluiscono un’estesa conoscenza delle opere di maestri antichi e contemporanei e una singolare sensibilità nel trarre suggestioni visive dalla realtà. La mostra bolognese con 68 lavori esposti, dipinti a olio, acrilici, acquerelli, disegni e una scultura monumentale, presenta la dialettica costante fra le due componenti del lavoro dell’artista. Ripercorre una vicenda creativa lunga oltre cinquant’anni. Dalle prime sperimentazioni figurative degli anni ’60 e le opere minimaliste degli anni ’70 al lavoro attuale, A Wound in a Dance with Love documenta gli sviluppi della sua pratica. Sempre coerente coi propri presupposti eppure è capace di variare significativamente nel corso del tempo, in relazione a esperienze emotive e evoluzioni esistenziali come a affetti e lutti.

Il percorso espositivo

Nella sala di apertura si fronteggiano due monumentali dipinti su alluminio, What Makes Us Too (2017) e Uninsideout (2018 – 2020). Nelle opere si riuniscono, in uno studiatissimo contrasto, diversi elementi ricorrenti nelle opere di Scully. La tripartizione, l’inserimento di insets, l’impiego di strisce contrapposto a schemi ortogonali e elementi monocromi. Presenta l’alternanza tra aree colorate e altre in bianco e nero. Nella navata centrale della Sala delle Ciminiere il percorso espositivo inizia con Fort # 1 del1978, rigorosa sintesi di suggestioni paesaggistiche e il precedente Backcloth del 1970. Scully ha già pienamente maturato la determinazione ad abbracciare l’Astrattismo. Con l’opera l’artista sonda fino al suo limite estremo la possibilità di utilizzare la griglia come unico modulo compositivo con una serie fitta di sovrapposizioni. Tenta un avvicinamento al dripping di Jackson Pollock attraverso un uso parossistico dei tipici schemi di Piet Mondrian.
In Crossover Painting # 1 del 1974, visibile nella sala, la trama compositiva si fa più distesa, mentre più ricercata appare la tessitura cromatica, nel preciso contrappunto tra colori decisi e delicate sfumature.

L’allestimento della Sala delle Ciminiere

La Sala delle Ciminiere coi suoi volumi imponenti, fornisce la collocazione ideale per la scultura Opulent Ascension(2019). L’opera era collocata nella chiesa di San Giorgio Maggiore alla 58a Biennale Arte di Venezia. Un monumentale esempio delle più trasposizioni su scala tridimensionale delle intuizioni dell’artista. Scully parla del suo lavoro. “Ho realizzato Opulent Ascension in Feltro. Feltro: un materiale che per esistere viene PRESSATO, e non tessuto a partire da una linea. MERET Oppenheim ha preso una tazza e un piattino e li ha foderati di pelliccia animale, rendendoli così inutilizzabili. Erano dunque diventati Arte? Una tazza e un piattino foderati di pelliccia devono essere un’opera d’Arte, perché sono strani, e perché io ci rifletto. Può la pelle essere così preponderante da definire ciò che esso è? Tanto che tutto quanto sta all’interno diventa subordinato a ciò che sta fuori. Amo questa domanda. Perché non potrò mai darle risposta”.

Le altre opere di Sean Scully in mostra

Ai lati di Opulent Ascension sono visibili diversi lavori di chiara ispirazione paesaggistica della serie Landline. Spiccano, vivaci e allegre, dedicate al secondo figlio Oisín: Oisín Green (2016) e Oisín Sea Green (2016), oltre al trittico Arles Nacht Vincent (2015). Un omaggio a Vincent van Gogh, e, sul fondo, Black Square (2020), ispirato a Kazimir Malevič. Nell’ala laterale è collocato The Bather (1983), ispirato a un dipinto di Henri Matisse, evocato solo intuitivamente con una tavolozza gioiosa e una vibrante resa della luce. Con questo dipinto Scully avvia la conciliazione tra le ricerche dello stesso Matisse, di Piet Mondrian e di Mark Rothko, tra le fonti dichiarate di ispirazione della sua pittura. Mariana (1991) presenta i tipici “inset” costituiti da tele dipinte con motivi in contrasto e incassate in alloggiamenti ricavati nel corpo del dipinto.

Wall of Light

Long Light (1998), già appartenente alla collezione permanente MAMbo, è una prova delle riflessioni sulla luce che preludono ai lavori del ciclo Wall of Light. Sono opere ispirate dall’osservazione attenta delle mutazioni luminose su superfici murarie viste e fotografate dapprima in Messico e poi in varie parti del mondo. A darne testimonianza due particolarmente intense, Wall of Light White Tundra (2009), prestito della Galleria d’Arte Moderna di Torino, e Wall Light Zacatecas (2010). La sezione della mostra include altre opere più recenti, ciascuna caratterizzata da una particolare impronta distintiva. Compare anche una creazione ispirata dalla pittura di Vincent van Gogh, Vincent (2002), mentre Empty Heart (1987) rievoca uno dei periodi più drammatici nella vita dell’artista. Il momento in cui è colpito dalla morte del primo figlio diciannovenne Paul.

Sean Scully degli ultimi anni

Un ultimo spazio è infine riservato alla più recente e significativa svolta dell’opera di Sean Scully, il ritorno alla pittura figurativa. I dipinti della serie Madonna, eseguiti tra il 2018 e il 2019, raffigurano la moglie e il figlio intenti a giocare con la sabbia, riportando in luce il tema della Madre col Bambino. Un motivo in realtà sempre soggiacente agli stessi “inset” così ricorrenti nel suo lavoro e che appaiono nuovamente nel quadro che chiude l’esposizione: Figure Abstract and Vice Versa (2019). Un dittico in cui la figura di Oisín, intento a divertirsi sulla destra, trova un contrappeso nel pannello diviso in bande orizzontali sulla sinistra. Una simmetria di incastri di un pezzo di ciascuna tela nell’altra offre la chiave di interpretazione di una pittura che si attiene alla realtà, concentrandosi sull’esplorazione dei mezzi costitutivi. In mostra una selezione di opere su carta.

La donazione al MAMbo

In occasione della sua retrospettiva a Bologna, Sean Scully donerà al MAMbo un’opera che entrerà a far parte delle collezioni del museo: Aix Wall 4 (2021). L’artista ha inoltre scelto di rendere omaggio a Giorgio Morandi con l’esposizione di due opere negli spazi del Museo Morandi, al primo piano dell’Ex Forno del Pane. La prima, appartiene all’iniziale fase figurativa, è Cactus (1964), opera che, pur raffigurando con precisione le piante, mostra tratti caratteristici della successiva ricerca astratta. Il cui soggetto ha un singolare valore simbolico per Scully che parla così del vegetale. “Indistruttibile e degna di ammirazione. Come metafora rispecchia perfettamente la vita di un pittore. È in grado di sopravvivere all’aridità, e fiorisce quando è pronta“.

Sean Scully e Giorgio Morandi

La seconda è il dittico Two Windows Grey Diptych (2000), inserita in perfetto accordo tra le più rarefatte opere tarde del maestro bolognese. Di Morandi e sulla ripetizione che si fa astrazione Scully scrive così. “La monotonia del soggetto amplifica la risposta immaginativa. Morandi ha imparato le lezioni dell’astrazione: ha capito con quanta forza la ripetizione, il rivisitare un motivo simile più e più volte, può espandere la profondità emotiva e la gamma interpretativa. L’astrazione astrae la realtà per raggiungere le sponde non-oggettive di una nuova esperienza. Morandi inverte il percorso, restituendo la possibilità alla semplice realtà osservata. In questo è molto diverso da Cézanne, suo grande modello. Cézanne non ha conosciuto l’astrazione se non in tarda età, benché ne sia stato un pioniere nell’introdurre la sistematicità in pittura. Morandi non ha dovuto farlo, poiché le apparenze delle cose del mondo erano già state conquistate dall’astrazione”.

Il catalogo della mostra di Sean Scully

La mostra è accompagnata dal catalogo Sean Scully. A Wound in a Dance with Love (Edizioni MAMbo, 2022). Riunisce le immagini delle opere, oltre a una selezione di altri lavori dell’artista a corredo dei saggi. Il volume si apre con un’intervista esclusiva di Lorenzo Balbi all’artista, sorta di “piccola mostra/testo” che vede l’artista rispondere a ogni domanda con un suo lavoro. Ci sono anche i i saggi di Dávid Fehér, Raphy Sarkissian e Danilo Eccher. La pubblicazione chiude con un importante testo di Scully del 2005, Giorgio Morandi: resistenza e persistenza, pubblicato per la prima volta nella traduzione in lingua italiana.

Immagine da cartella stampa.

Biografia di Sean Scully

Opere di Sean Scully fanno parte delle collezioni di quasi tutti i principali musei del mondo.
Nel 2014 è stato l’unico artista occidentale ad aver tenuto in Cina una mostra retrospettiva di tutta la sua carriera, cosa che lo ha portato a ricevere il premio International Artist of the Year a Hong Kong nel 2018. Tra le recenti mostre personali ricordiamo: Landline al The Hirshhorn Museum and Sculpture Garden di Washington, tenutasi anche al Wadsworth Atheneum, nel Connecticut; la retrospettiva intitolata Vita Duplex alla Staatliche Kunsthalle Karlsruhe; Sean Scully: Sea Star alla National Gallery di Londra; la prima grande mostra delle sue sculture allo Yorkshire Sculpture Park; le esposizioni all’Albertina, Vienna; alla Villa e Collezione Panza, Varese e nella chiesa di San Giorgio Maggiore a Venezia, per la 58° Biennale Arte, tra le altre.
Nel 2020 la Fine Arts – Hungarian National Gallery di Budapest ha ospitato la prima grande retrospettiva di Sean Scully in Europa Centrale, che è poi stata proposta anche al Benaki Museum di Atene nel 2021 e che sarà in seguito allestita al The Museum of Contemporary Art, Zagabria. Il 2022 vedrà l’apertura di un’importante retrospettiva sulla cinquantennale carriera di Sean Scully: The Shape of Ideas al Philadelphia Museum of Art. Altre importanti mostre personali di quest’anno, oltre che al MAMbo, si tengono presso: la Langen Foundation, Neuss, Germania; il Centre of Contemporary Art Znacki Czazu, Toruń, Polonia; e il Thorvaldsens Museum, Copenaghen, Danimarca.Sean Scully è nato a Dublino nel 1945. Attualmente vive e lavora tra New York e la Baviera.