La Corte di Strasburgo ha respinto il ricorso presentato dai naufraghi a bordo della Sea Watch 3. Salvini esulta: “Ci hanno dato ragione”. Ma è davvero così?

La Corte europea dei diritti dell’uomo, con sede a Strasburgo, ha oggi respinto il ricorso presentato dai 42 migranti a bordo della Sea Watch 3. Vediamo perché.

I naufraghi si trovano a bordo della nave ormai da 14 giorni. Sono fermi a 16 miglia dalla costa di Lampedusa, navigando lungo un confine invisibile che divide le acque internazionali da quelle territoriali italiane.

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Lo stallo della nave lungo il confine

L’esultanza di Salvini dopo il ricorso respinto

Il Ministro dell’Interno, che alla vigilia della sentenza aveva detto che a prescindere da essa non avrebbe cambiato la sua linea, ha interpretato la decisione della Cedu come una vittoria personale.

“Anche la Corte Europea di Strasburgo- dichiara- conferma la scelta di ordine, buon senso, legalità e giustizia dell’Italia: porti chiusi ai trafficanti di esseri umani e ai loro complici. Meno partenze, meno sbarchi, meno morti, meno sprechi. Indietro non si torna”.

Detta così sembrerebbe che la Corte di Strasburgo abbia dato ragione al governo italiano nella scelta di non far sbarcare i migranti in Italia. Ma è davvero così?

La sentenza della Cedu: ecco perché Strasburgo ha respinto il ricorso

Leggendo il comunicato stampa rilasciato dalla Corte, si apprende che le 42 persone a bordo della Sea Watch 3 hanno presentato ricorso appellandosi all’articolo 2 (diritto alla vita) e 3 (divieto di trattamento inumano o degradante) della Convenzione.

I naufraghi avevano richiesto l’intervento della Corte, che non fa parte dell’Ue, per poter sbarcare e fare richiesta di protezione internazionale o essere comunque indirizzati verso un porto sicuro.

La Corte, tuttavia, non ha potuto applicare l’art 39 del proprio regolamento, che consente di indicare alle parti misure provvisorie “la cui adozione è ritenuta necessaria nell’interesse di una delle parti”.

Come si legge nel comunicato stampa, infatti, “la Corte concede tali richieste solo su base eccezionale, quando le ricorrenti dovessero altrimenti affrontare un rischio reale di danno irreversibile”.

Finchè, dunque, non si verificheranno tali condizioni, non ci saranno le basi per accedere a tali misure ad interim previste dall’articolo 39 del regolamento Cedu.

Le raccomandazioni della Corte

La Corte ha, inoltre,”indicato al governo italiano che conta sulle autorità del Paese affinché continuino a fornire tutta l’assistenza necessaria alle persone in situazione di vulnerabilità a causa dell’età o dello stato di salute che si trovano a bordo della nave” .

Leggendo le parole della Cedu, si capisce come non venga fatto riferimento alcuno alla legittimità della scelta del governo italiano.

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Il capitano valuta lo sbarco

Dopo la sentenza che respingeva il ricorso presentato il capitano della nave, Carola Rackete, sta valutando se effettuare comunque lo sbarco. Le persone a bordo sarebbero, infatti, esauste e profondamente provate.

La 31enne sarebbe quindi pronta ad assumersi le proprie responsabilità in caso di sbarco non autorizzato. Rischia, infatti, in base al Decreto Sicurezza bis, una multa di 50 mila euro e il sequestro della nave.

La portavoce della Sea Watch, Giorgia Linardi, intervistata da La7, ha dichiarato:

La comandante ha su di sé la piena responsabilità morale e legale sulle persone a bordo della nave. E’ stato preso atto della decisione della Corte europea, tuttavia il comandante ha la responsabilità di portare le persone in salvo, come è dovere delle autorità aiutarla in questo. In due settimane non ci è stato dato alcun tipo di aiuto”.

Tutto questo avviene mentre gli sbarchi continuano ad avvenire sulle coste italiane. Porti aperti, dunque, per tutti tranne che per la Sea Watch.

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