“SE QUESTO È UN UOMO”. RITROVATA PAGINA DEL MANOSCRITTO DI PRIMO LEVI

«Allora per la prima volta ci siamo accorti che la nostra lingua manca di parole per esprimere questa offesa, la demolizione di un uomo. In un attimo, con intuizione quasi profetica, la realtà ci si è rivelata: siamo arrivati al fondo. Più giù di così non si può andare: condizione umana più misera non c'è, e non è pensabile. Nulla più è nostro: ci hanno tolto gli abiti, le scarpe, anche i capelli; se parleremo, non ci ascolteranno, e se ci ascoltassero, non ci capirebbero. Ci toglieranno anche il nome: e se vorremo conservarlo, dovremo trovare in noi la forza di farlo, di fare sì che dietro al nome, qualcosa ancora di noi, di noi quali eravamo, rimanga»

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Se questo è un uomo

“SE QUESTO È UN UOMO”. RITROVATA LA PAGINA AUTOGRAFA DI PRIMO LEVI

Un appunto autografo del manoscritto Se questo è un uomo è stato ritrovato ed acquistato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Dal 27 gennaio, giornata della Memoria, sarà esposto in una nuova area tutta dedicata a Primo Levi nel museo “Spazi900”. Alla vita del chimico e scrittore torinese spetterà un grande spazio all’interno del museo; tutti i visitatori potranno immergersi nell’opera e nella storia di Primo Levi. La pagina ritrovata è espressione dell’intenso lavoro di riscrittura del testo da parte dell’autore. Molto probabilmente il foglio deriva da un quaderno in cui lo scrittore ha raccolto delle aggiunte destinate poi all’edizione Einaudi.

Se questo è un uomo è un libro in cui Primo Levi racconta la sua seconda vita: la prigionia nel campo di concentramento di Auschwitz. Il libro è un libro “vivente”: da ogni parola nasce la percezione del vissuto degli internati, dell’esistenza abbruttita dalla più meschina dell’ignoranza, della stanchezza e fame intollerabili, della paura di dimenticarsi del proprio volto. Primo Levi è stato uno scrittore sublime: la sua testimonianza sull’inferno dei lager nazisti è allo stesso tempo terribile ed emozionante. Leitmotiv di Se questo è un uomo è la descrizione del convinto pensiero di cercare di sopravvivere alle atrocità per testimoniare le esperienze, gli eventi, le storie dei deportati; scrivere di ogni cosa e conservare ogni parola per i posteri, per metterli in guardia, per istruirli, per educarli. Proprio l’esigenza della testimonianza è il tema principale del capitolo “Iniziazione”: «di fronte a questo complicato mondo infero, le mie idee sono confuse, sarà proprio necessario elaborare un sistema e praticarlo? o non sarà più salutare prendere coscienza di non avere sistema?». Anche la pagina ritrovata riporta la forte tensione di testimoniare la vita vissuta/costretta nel campo di sterminio.

“SE QUESTO È UN UOMO”, LA VICENDA EDITORIALE

Se questo è un uomo venne pubblicato per la prima volta nel 1947 dalla casa editrice De Silva che ne stampò 2500 esemplari. Solo nel 1958 Einaudi pubblicò il libro nella collana dei Saggi, creando i presupposti per una fortuna editoriale che l’ha portato a vendere tantissime copie. Primo Levi tornò sul tema della deportazione nel 1963 con La tregua, storia del viaggio estenuante per ritornare in Italia dopo la liberazione. Lo scienziato torinese ritornò ancora sull’argomento nel 1986 con il saggio I sommersi e i salvati che riprendeva il titolo che Primo Levi aveva dato al manoscritto di Se questo è un uomo.

Primo Levi ci ha detto così: «se comprendere è impossibile, conoscere è necessario». Il grande libro scritto dal chimico di Torino è carico di questo senso; è carico di mestizia e ancoscia sconfinate, di tristezza traboccante per i vani tentativi di trovare parole e sensazioni che potevano contenere un odio e una violenza che non avevano misure. Ma il libro è carico anche della testimonianza di quell’inferno, una cara e preziosa testimonianza che ci fa oggi guardiani della società e ci dà il compito di tramandare sempre il racconto di Primo Levi e le tragedie della storia. La conoscenza di ciò che è stato ci rende combattenti contro i pericoli dell’odio e dell’ignoranza. Primo Levi sino agli ultimi respiri dei suoi giorni ha parlato delle sue esperienze per non dimenticare e non far dimenticare. Ecco le sue parole: «aver scritto mi rende continuamente vicino a questo fatto. Queste cose che ho scritto sono a me sempre presenti; pochissimi riescono a ricostruire, a ricollegare quel filo conduttore che lega le squadre di azioni fasciste degli anni venti con i campi di concentramento in Germania, anche in Italia, e il fascismo di oggi altrettanto violento a cui manca soltanto il potere per ridiventare quello che era e cioè la consacrazione del privilegio e della disuguaglianza».

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