Scuole residenziali nel Canada: un genocidio dimenticato

Il governo canadese vuole scuse formali dalla Chiesa di Roma per gli orrori perpetrati ai danni delle popolazioni indigene.

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Scuole residenziali in Canada

Nei giorni scorsi, quattro chiese cattoliche hanno preso fuoco, nella regione della Columbia Britannica, in Canada. Si tratta sicuramente di incendi dolosi: a riprova di ciò, i vigili del fuoco hanno trovato una bottiglia di liquido incendiario tra le maceria di una delle chiese. Un gesto che si ricollega senza dubbio al recente ritrovamento dei resti di quasi mille bambini indigeni, sepolti presso alcune ex scuole residenziali gestite da cattolici. La prova definitiva di un orrore di cui le popolazioni indigene hanno sempre raccontato, senza quasi mai essere credute.

Cos’erano le scuole residenziali?

Attive tra il 1874 e il 1996, le scuole residenziali in Canada facevano capo, per la maggior parte, alla Chiesa di Roma. Lo scopo di questi istituti (oltre 130 in tutto il Canada) era quello di “rieducare” i bambini indigeni, allontanandoli dalla loro cultura per assimilarli a quella occidentale. A partire dalla conversione forzata al cristianesimo. Dapprima, la frequenza delle scuole era facoltativa, ma negli anni Venti divenne obbligaoria. I genitori indigeni che non iscrivevano i propri figli venivano puniti con il carcere.

L’orrore delle scuole residenziali

I preti e le suore che gestivano tali scuole proibivano ai bambini di parlare le loro lingue native, e persino i usare i loro nomi: a ciascun piccolo veniva attribuito un nuovo nome occidentale. Era chiaro l’intento di estirpare completamente la loro cultura, e financo la loro identità. “Era la politica del nostro governo”. Ha spiegato Perry Bellegarde, capo dell’Assemblea delle Prime Nazioni. “Sbarazzarsi dell’indiano nel bambino. Era la rottura del sé, la rottura della famiglia, della comunità e della nazione”.

A questi soprusi psicologici si aggiungevano i maltrattamenti fisici. Punizioni corporali, pessime condizioni igieniche e perfino abusi sessuali portarono alla morte di un numero imprecisato di bambini. Morti tenute nascoste, per cui non è mai stata fatta giustizia.

Un genocidio d’innocenti

A queste piccole vittime appartengono i corpicini senza nome ritrovati nei pressi delle scuole residenziali in Canada. Morti antiche, ma che hanno ancora il potere di risvegliare la rabbia delle popolazioni indigene, che in questa strage d’innocenti vedono non soltanto la sopraffazione fisica, ma il simbolo stesso della sistematica volontà di cancellare dalla faccia della terra la loro identità e la loro cultura. Non a caso, la Commissione per la Verità e la riconciliazione ha usato il termine “genocidio culturale”.

Le scuse della Chiesa

Se ormai è troppo tardi per fare giustizia, adesso il Canada vuole almeno delle scuse ufficiali. Scuse che dovrebbero arrivare dalla Chiesa di Roma, impersonata dalla figura di Papa Francesco. A inizio giugno, in seguito al ritrovamento di 215 corpi in una delle ex scuole residenziali, Bergoglio aveva già manifestato la propria vicinanza alle popolazioni indigene. “Seguo con dolore le notizie che giungono dal Canada” aveva dichiarato il Papa. “Esprimo la mia vicinanza al popolo canadese, traumatizzato dalla scioccante notizia. Esorto le autorità politiche e religiose a continuare a collaborare con determinazione per far luce su quella triste vicenda e a impegnarsi umilmente in un cammino di riconciliazione e guarigione”.

Ma, secondo il premier canadese Justin Trudeu, questo non è sufficiente. Al contrario, sarebbe opportuno che il Papa si recasse personalmente in Canada per porgere le sue scuse a nome della Chiesa cattolica. “Ho parlato personalmente con Sua Santità Papa Francesco per insistere su quanto sia importante non solo che si scusi, ma che si scusi con gli indigeni canadesi sul suolo canadese”.

La memoria

Così, mentre gli indigeni superstiti organizzano manifestazioni e commemorazioni presso le ex scuole residenziali, la Chiesa di Roma valuta come agire. Per i piccoli indigeni scomparsi e per i loro popoli non ci sarà mai giustizia: ma, oggi, ci è almeno concesso sperare che non se ne perda mai più la memoria.