Sculture Rosse a Pistoia

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Tomaino (photo di Carlo Amoretti)

sculture rosse,
In Questi giorni le vie di Pistoia, già affollate dal lavoro di montaggio delle decorazioni Natalizie che cominciano a splendere qua e là, si stanno riempiendo di sculture metalliche dipinte di rosso che sono state collocate davanti a san Giovanni in Corte in piazza del Duomo, più semplicemente il battistero, in cima a via Curtatone e Montanara, davanti alla chiesa di San Filippo e, infine, anche in piazza San Bartolomeo come a presidiare i punti chiave di un ipotetica passeggiata nel centro della città, ieri, incuriosito ed animato dalla voglia di capire cosa fossero sono andato a chiedere all’URP del Comune, dove mi è stato detto che si trarre di opererealizzatedal celebre (per chi lo conosce) Giuliano Tomaino, artista Ligure-di La Spezia per la precisione, classe 1945 le cui opere in questo caso pittoriche, sono esposte sempre a pistoia nelle stanze dell’Hotel Patria. Le opere vengono dalla lombardia in quanto erano già state esposte a Varese e in precedenza a Milano a Expo 2015.
Le immagini di Tomaino, disarmanti nella loro ingenua semplicità, restano estranee alle logiche promosse dalle mode culturali e mettono il visitatore di fronte a confronti estremi fra l’aura simbolica che richiama l’archetipo e la “povertà” del nostro tempo.
Sono figure ancestrali quelle che giacciono oltre la superficie della materia colorata, immagini che escono da una memoria remota che ora interroga il nostro gran correre di ogni giorno. Ritorna prepotente e silenzioso un richiamo diretto ad un territorio di memoria, sottile, ironico e talvolta imbarazzante per il visitatore che si misura con la perentorietà di un linguaggio ridotto a poche cifre espressive.
Nel suo approccio apparentemente “minimalista”, l’artista spezzino obbliga l’osservatore a vivere il paradosso di una storia remota che riappare attraverso emozioni appena velate da una sottile malinconia. La forza dell’opera risiede nel disincanto della nostra infanzia, fa appello a quella stagione irrimediabilmente perduta ma ancora presente nei meandri della nostra “ragione” così fragile ed incerta. Emergono inattese emozioni di condizioni smarrite che ora illuminano come in un lampo la precarietà del nostro essere.
Quelle figure – quasi fossero giocattoli ingranditi – fanno riferimento alle nostre radici, quelle di una storia comune vissuta a dispetto di tutte le possibili contraddizioni e ci ricordano che siamo parti insignificanti, ma vive, del mondo.