Scoperti resti di atroci massacri nazisti in Polonia

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Gli archeologi hanno scoperto le prove dei massacri nazisti di Pomerania, in Polonia. Questa è stata la prima atrocità su larga scala in Polonia durante la Seconda Guerra Mondiale. La rivista Antiquity ha pubblicato i risultati delle ricerche.

I massacri nazisti

Durante i primi mesi della Seconda Guerra Mondiale i nazisti avevano invaso la Polonia. Giunti nella provincia di Pomerania, lì hanno giustiziato tra i 30 e i 35.000 civili residenti. La popolazione locale ha soprannominato quel luogo “Valle della Morte”. Questo crimine di guerra si aggiunge a un altro in cui gli invasori uccisero 12.000 civili nell’area intorno al villaggio di Piasńica dalla fine del 1939 all’inizio del 1940. I nazisti ritornarono in Pomerania nel 1945 per riesumare e bruciare le vittime nel tentativo di nascondere i loro primi crimini. Dopo la guerra, furono scoperti nel sito resti di 168 vittime. Eppure la comunità suggeriva che dovevano esistere molte altre fosse comuni, che non erano state trovate dai nazisti quando arrivarono per coprire le loro atrocità nel 1945.


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La scoperta dei massacri nazisti

Una squadra di ricercatori dell’Accademia Polacca delle Scienze di Varsavia ha raccolto sul posto abbastanza elementi per scoprire la verità sui massacri nazisti in Polonia, nella provincia di Pomerania. Il team di esperti ha esaminato gli archivi, ha lavorato con i residenti e ha svolto indagini archeologiche nell’area.

Una fossa comune del 1945

La dimensione limitata degli scavi, per evitare lavori troppo invasivi, non ha impedito di scoprire una fossa comune del 1945. “Abbiamo localizzato il punto in cui le vittime del gennaio 1945 sono state uccise e si ritiene che siano state bruciate in una formazione di cataste”, ha scritto il team. “Frammenti di legno conservati confermano l’esattezza delle testimonianze, secondo le quali i corpi, e la catasta, sarebbero stati cosparsi di sostanza infiammabile e dati alle fiamme”. “Da bambino che viveva vicino alla Valle della Morte, giocavo lì con i miei amici. Tre decenni dopo, ho scoperto lì una fossa comune di 500 polacchi”, ha detto il capo spedizione dott. Dawid Kobiałka. Ha poi affermato che “la scoperta delle ossa cremate delle vittime è il risultato più importante del progetto, poiché erano sparse sulla superficie del terreno”.

Manufatti che permettono l’identità delle vittime

Il team ha rinvenuto lì una manciata di manufatti risalenti al 19° secolo, tra cui proiettili di moschetto e bottoni civili, ma la maggior parte sono da collocare all’epoca delle uccisioni di massa dell’autunno del 1939 e della seconda metà di gennaio 1945. “Tra i reperti più importanti trovati c’era l’anello nuziale di una donna”, ha proseguito il dott. Kobiałka, “identificato dal dottor Dariusz Burczyk dell’Istituto della memoria nazionale, in Polonia, come appartenente a Irena Szydłowska, corriere dell’esercito nazionale polacco”. Dopo la scoperta, hanno avvisato la sua famiglia del ritrovamento e il piano è di restituire loro l’anello. “La presenza di oggetti di valore appartenenti alle vittime dimostra che i corpi non sono stati derubati; questi manufatti consentono anche la possibilità di identificare gli individui attraverso i loro beni”, hanno aggiunto. In questo caso si tratta di una colonna di prigionieri della resistenza polacca.

Otto trincee di prova

Gli addetti ai lavori hanno poi spostato l’attenzione su un’area di quasi 10 acri per delle indagini geofisiche. Sono emerse numerose anomalie. Senza dubbio, alcune di queste possono essere collegate ai massacri nella Valle della Morte durante la Seconda Guerra Mondiale, hanno sostenuto gli autori. Inoltre, grazie all’utilizzo dei metal-detector, sono tornate alle luce otto trincee di prova in varie località della periferia nord di Chojnice.

Provvedimento giudiziario contro i responsabili del massacro

“Le scoperte nella Valle della Morte hanno portato all’apertura di un procedimento giudiziario ufficiale da parte dell’Istituto Nazionale della Memoria, in Polonia, contro i responsabili del massacro. Anche se i colpevoli sono molto probabilmente morti, i loro crimini non saranno dimenticati”, ha commentato il dott. Kobiałka