Scoperti a Pompei ex voto di epoca romana

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Pompei non finisce mai di stupire. Mentre si continua a scavare in quello che è uno dei più belli, grandi e meglio conservati siti archeologici del mondo, sono stati ritrovati ieri nuovi importanti reperti, si tratta di immagini votive pagane risalenti ad epoca romana derivanti a molto tempo prima della famosa eruzione del Vesuvio che nel 79 d.C. si è abbattuta sulla città sommergendola con polvere e lapilli permettendole così di mantenersi intatta dopo millenni e rendendo il sito pompeiano uno dei siti più unici e rari della storia dell’archeologia.

Antefissa con raffigurazione di Atena

Ancora di datazione incerta, probabilmente l’antefissa apotropaica col volto della dea Atena ritrovata presso il Santuario di Atena nelle vicinanze del Foro Triangolare, un’agorà di forma triangolare circondata da edifici adibiti a teatro utilizzata principalmente per le corse equestri e come luogo di svago edificato attorno al II secolo a.C. nella parte meridionale della collina su cui sorgeva l’antica Pompei, risale al IV secolo a.C. quando allora la lingua latina non era ancora quella del periodo classico imperiale.

Foro Triangolare

I ricercatori ritengono che la scoperta dal valore storico e culturale inestimabile possa essere atipica, poiché si crede che la lastra dell’antefissa raffigurante la dea della sapienza, delle arti e della guerra non sia stata rinvenuta lì per caso dopo essere stata asportata dalla sua antica posizione dall’eruzione vulcanica, ma perché sarebbe stata sistemata nel luogo in cui è stata ritrovata volontariamente. Muovendo da questa teoria, il professor Carlo Rescigno, professore di Archeologia Classica dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli, ritiene che il reperto sia stato sepolto durante lo speciale rito della cosiddetta esaugurazione con il quale, quando sul tempio sarebbero stati condotti dei lavori di ripristino o modifica architettonica, gli oggetti sacri venivano seppelliti per risarcire il dio e ingraziarselo attraverso il rispettoso mantenimento della sua immagine.

Massimo Osanna, direttore generale del Parco Archeologico di Pompei

A dare l’annuncio dei nuovi ritrovamenti è stato un emozionato Massimo Osanna, direttore generale del Parco Archeologico di Pompei, il quale ha pubblicato su Instagram i reperti di rara e delicata bellezza sottoscrivendo implicitamente, con il post, l’impegno fruttuoso dei ricercatori che lascia intendere che le ricerche non si fermeranno perché molto ci sarà ancora da scoprire.

“Scavi in corso nel santuario di Atena, in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli. Dalla terra affiorano una antefissa che decorava il tempio dorico (fine IV sec. a.C.) e terrecotte figurate offerte come ex voto nello spazio sacro (III sec. a.C.)”

Le scoperte fatte a Pompei non finiscono mai di stupire sbalordendo turisti e studiosi di ogni angolo del globo. Piano piano, fin dal lontano 1748 quando sotto Carlo III Borbone di Spagna il sito archeologico venne scoperto, le attività di ricerca e recupero si sono susseguite per secoli sino ai giorni nostri lasciando col fiato mozzo per la magnifica straordinarietà dei ritrovamenti qualsiasi persona che sappia apprezzare il valore storico e culturale di tali scoperte.

Carlo III di Spagna Borbone

Il sito pompeiano è uno dei massimi esempi di organizzazione prolungata nel processo di esumazione archeologica attraverso cui la città antica sta venendo alla luce edificio dopo edificio, monumento dopo monumento, reperto dopo reperto con una velocità eccezionale. Se gli scavi stanno sempre più ampliando i confini del sito, all’interno dello stesso non si è ancora finito di scoprire poiché continuano ad emergere opere d’arte davvero interessanti e preziose, gli ex voto e l’antefissa ritrovate ieri ne sono la prova. Sappiamo come Pompei stia attraversando momenti difficili dettati dalla presenza di un numero di dipendenti addetti alla tutela con responsabilità di supervisione non adeguati per il controllo di un’aria così vasta e dall’incuria del patrimonio dove la scarsa manutenzione ha portato al crollo di una parte della Casa del Menandro nel giugno del 2018, un ulteriore collasso di una sezione della Domus della Caccia ai Tori nel dicembre del 2017 e a molti altri dissestamenti tra cui si ricorda il crollo dell’Armeria dei Gladiatori riaperta nel febbraio di quest’anno dopo dieci lunghi anni di restauri.

Armeria dei Gladiatori

La vergogna e gli ammonimenti di un’indignata comunità europea non bastano a fermare il cancro di una Pompei martoriata, si deve al più presto fare qualcosa per cambiare il passo e migliorare ulteriormente la gestione del sito. L’augurio è quello di rendere il parco di Pompei un luogo sicuro e facilmente fruibile che sappia integrare turismo e manutenzione in modo virtuoso. Perché, come ci insegnano i nuovi ritrovamenti, basta guardare sotto le proprie scarpe per ritrovarsi coi piedi saldi sulla bellezza e la magia di un sogno inaspettato in cui idee e ideali volano liberi desiderando l’infinito che trovano nell’eleganza di un evento semplice.


   

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