Scoperti a Luxor nuovi sarcofagi perfettamente conservati

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Riesumati nell’area archeologica della città di Luxor, Egitto, una trentina di sarcofagi in ottimo stato di conservazione, si tratta precisamente di 23 inumazioni tra nobili e sacerdoti, 5 tombe di donne e 2 bare di bambini. Qualche giorno fa la scoperta ha fatto il giro di tutte le testate di notizie del mondo per l’importanza e la rilevanza che ha il ritrovamento, in archeologia avviene raramente che un numero così elevato di tombe vengano portate alla luce in un unico scavo, e per di più in condizioni quasi intatte, integrità che lascia ancora più piacevolmente basiti se si pensa che i sarcofaghi sono di materiale ligneo.

Khaled Enany

Non a caso, il fondamentale contributo che questa scoperta ha per la città di Luxor e la sua area archeologica e per la storia antica mondiale in generale, lo ha affermato con orgoglio e senza mezzi termini anche il Ministro delle Antichità, Khaled Enany. Ma non è solo Enany a meravigliarsi della sensazionale scoperta, lo sono pure Mustafa Waziri, segretario generale del Consiglio supremo delle antichità egiziane, sicuramente anche l’archeologo ed egittologo di fama internazionale Zahi Hawass venuto agli onori delle cronache e di notorietà in Italia grazie alle trasmissioni Atlantide, Terzo pianera con Mario Tozzi, Superquark di Piero Angela e soprattutto grazie a Voyager e Freedom condotti da Roberto Giacobbo, e Mohamed Mokhtar, curatore del Museo Nazionale d’Egitto de Il Cairo il quale si esprime così sul ritrovamento:

“È una scoperta straordinaria. Penso che sarà la più importante del 2019 in Egitto”

Sebbene nell’area di El-Assasif gli scavi erano cominciati nel XIX secolo, una scoperta di questa portata non s’era mai vista prima d’ora, poiché è quasi impossibile che possa verificarsi il ritrovamento di un così grande quantitativo di importanti sarcofagi in un colpo solo tutti insieme per di più rimasti intatti e sigillati come gli importanti inquilini dovevano essere stati sepolti millenni addietro.

La maggior parte dei 30 reperti trovati sistemati su due livelli all’interno di una grande tomba durante una missione di scavo da un’equipe di archeologi, accompagnati da maestranze di operai e restauratori, che lavora presso il sito della necropoli tebana di El-Assasif, zona situata nell’area sulla sponda occidentale del Nilo proprio di fronte alla città di Luxor in quanto secondo le credenze degli antichi egizi i morti ed i culti che avevano a che fare con gli inferi dovevano essere geolocalizzati nei territori a ponente del grande fiume, possiedono ancora dopo millenni di permanenza sotterranea i colori e le decorazioni originali.

Zahi Hawass

Anche se, come relazioni scientifiche dimostrano, la conservazione dei reperti archeologici ritrovati in area egiziana, per motivazioni legati al clima secco e caldo privo di umidità, è connessa alle caratteristiche desertiche del territorio, questo non ha impedito agli archeologi di stupirsi di fronte al ritrovamento, infatti, nonostante la capacità climatica dell’area nella conservazione, l’aver scoperto sarcofagi così intatti è un fatto davvero raro se non unico. L’area di El-Assasif, la zona in cui è avvenuto il ritrovamento, fu un luogo di importanti sepolture durante il periodo faraonico a giudicare anche dalla vicinanza con il Tempio funerario della regina Hatshepsut, infatti come sostengono gli studiosi, qui sarebbero stati sepolti nobili e funzionari reali, non sempre magari strettamente imparentati alla famiglia del sovrano e quindi dall’importanza e dal potere non paragonabile a quello del faraone o della sua famiglia, ma comunque personalità legate al mondo di corte e ad un ceto sociale benestante ed elevato la cui influenza sull’organizzazione politica, sociale ed economica e sulle scelte di Stato era stabilita.

Tempio di Hatshepsut

Siccome il sito di El-Assasif presenta un ampio raggio di reperti e riferimenti cronologici da cui si desume la grande importanza del sito e di conseguenza la sua storia secolare che va dal Periodo Predinastico fino al Periodo Tolemaico quindi dal Medio Regno al Nuovo Regno sino al cosiddetto Periodo Tardo, la datazione dei sarcofagi risulta complicata, datazione che perciò non è stata ancora resa nota per motivi di analisi.

Mustafa Waziri

Il sito di El-Assasif, facente parte di una più vasta area cimiteriale iscritta nel Patrimonio dell’umanità dell’UNESCO chiamata Tombe dei Nobili che comprende, oltre ad El-Assasif anche le necropoli di Qurnet Murai, El-Tarif, Dra Abu el-Naga, El-Khokha, Sheikh Abd el-Qurna e Deir el-Medina, è quindi un luogo molto ampio caratterizzato da innumerevoli sepolture, per gli archeologi dunque, nonostante la loro bravura e le loro indiscusse capacità, non è semplice nell’immediato classificare con certezza e precisione il gruppo di sarcofagi trovato nella grande area funeraria in cui modalità di inumazione, culti e distribuzione tombale sono davvero un patrimonio traboccante di conoscenza e di reperti ma allo stesso tempo un intreccio arzigogolato di livelli cronologici da cui non è così semplice districarsi.

Comunque, da quanto dichiarato da alcuni esperti per la testata britannica DailyMail, secondo le prime indiscrezioni si è comunque, almeno per ora, abbracciata la teoria che i sarcofagi, che sarebbero appartenuti non solo a nobili e a funzionari ma anche ad alcuni sacerdoti che governavano l’Egitto meridionale e si ritiene che alcune possano essere sepolture di preti o religiosi minori e delle loro mogli:

“Potrebbero risalire al Terzo Periodo Intermedio che iniziò con la morte del faraone Ramesse XI nel 1070 a.C. e potrebbero essere appartenute ai sommi sacerdoti”

Il dottor Roland Enmarch, professore di egittologia presso l’Università di Liverpool, ha rivelato al quotidiano inglese che le bare erano più comuni durante il Terzo Periodo Intermedio, perché molti egiziani avevano rinunciato alle tombe di sepoltura più tradizionali, per questo i sarcofagi sono semplici bare in legno nonostante la medio elevata importanza dei defunti all’interno ospitati.

Tombe dei Nobili

Sempre da quanto afferma Enmarch e da quanto sostengono gli archeologi egiziani, la datazione delle bare, oltre che all’ipotesi della datazione biologico scientifica da verificarsi tramite tecniche di laboratorio sugli stessi reperti essendo essi di materiale organico, è da ottenersi grazie alla localizzazione del ritrovamento e soprattutto mediante l’accurato studio del tipo di decorazioni e di geroglifici. Tra i tanti fatti eccezionali ce n’è uno particolarmente incredibile, alcune bare infatti hanno mantenuto la loro copertura in vernice trasparente di cera, per questo continuano a brillare sotto quello stesso sole che dopo tanti millenni di permanenza nell’ombra sotterranea della terra e dell’oblio le mummie possono finalmente tornare ad adorare. Enany, dopo aver parlato della scoperta in termini di incommensurabile prestigio e valore per la reputazione dell’Egitto, il ministro ha poi fatto sapere che se i ritrovamenti saranno esposti momentaneamente fino al 4 novembre nella vicina tomba di Pabasa, i sarcofagi di Assasif verranno trasferiti il prossimo anno al Grand Egyptian Museum di Giza per il quale si prevede l’apertura nel 2020.

L’esposizione dei sarcofagi

Al termine della conferenza in cui si sono rilasciate le dichiarazioni sulle sepolture ritrovate, sono stati aperti in diretta due sarcofagi, uno maschile e uno femminile, che hanno mostrato corpi ancora avvolti nei sudari di lino e le decorazioni interne dai colori perfino più vividi di quelli già visibili sulla superficie esterna. Aspettando altri ritrovamenti magari ancora più entusiasmanti di questo che fa dell’Egitto un mondo ancora tutto da scoprire e da vivere con la stessa passione tanto bene dimostrata da Hawass per il suo lavoro e le scoperte effettuate nella sua terra, non rimane altro che augurare la continuazione degli scavi che sicuramente non deluderanno storici e appassionati sostenendo la valorizzazione dei ritrovamenti e la loro tutela affinché anche le future generazioni possano come noi fruire dei reperti gioendo della storia dell’Egitto, che è anche storia comune, e felicitarsi dell’impegnativo ma importante lavoro di archeologi e studiosi senza il cui contributo pezzi fondamentali della storia scomparirebbero dalla memoria forse per sempre.

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