Scontro tra i 5 Stelle: Conte stufo di aspettare

Conte è stufo di aspettare i tribunali: movimento azzerato e nuovo simbolo.

0
707
Guerra tra i 5 Stelle

Continua lo scontro tra i 5 Stelle. L’ex premier ha chiesto a Grillo di poter accelerare. Si torna all’idea iniziale di rivoluzione totale e di nascita di un nuovo partito.

Scontro tra i 5 Stelle: la rifondazione


Il futuro di Conte come professore all’università di Firenze


Il M5s continua nella sua guerra interna. Non c’è pace tra i grillini e si avvicina l’ultimatum del 22 aprile imposto da Davide Casaleggio. O gli sarà saldato quanto dovuto per le mancate restituzioni da parte dei parlamentari o sarà addio con la piattaforma Rousseau. Giuseppe Conte non vuole più rimandare le decisioni da prendere. Per questo motivo, come si legge sul Corriere della Sera, ha contattato Beppe Grillo, spingendo il garante verso un’idea più “estrema” di rifondazione.

Cosa vuole fare Conte?

Conte vorrebbe ripartire da zero: nuovo statuto e nuovo simbolo. Si tratterebbe di uno strappo dal brand originario su cui il garante sta riflettendo. Una mossa, però, che potrebbe trovare qualche ostacolo e i parlamentari sono restii a muoversi senza garanzie. Su tutta la vicenda aleggia lo spettro delle scarse risorse economiche in cui versano le casse pentastellate.

Scontro tra i 5 Stelle: le questioni da risolvere

Lo scorso 28 febbraio si era tenuta una riunione tra i leader del M5S e Beppe Grillo, durante la quale Conte era stato indicato come possibile capo politico in grado di rilanciare il partito. Conte è legato all’ala moderata, infatti fu reclutato dall’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, vicinissimo a Di Maio. Allo stesso tempo, però, è apprezzato anche dall’ala più radicale. Il problema è che Conte non è iscritto al Movimento 5 Stelle e dunque per il regolamento interno non potrebbe svolgere il ruolo del capo politico. A questo si aggiunge la questione dello Statuto, che dopo le ultime modifiche prevede non un capo ma un direttorio. Conte dunque potrà assumere questo ruolo solo se la base ne voterà una modifica: ma come?

La questione della piattaforma Rousseau

Rousseau è un normale sito internet con una “area riservata” a cui hanno accesso gli iscritti certificati del Movimento 5 Stelle, che possono partecipare a una serie di attività del partito e alle votazioni interne. Rousseau non è uno strumento di proprietà del Movimento 5 Stelle né è gestito direttamente dal partito, bensì è in mano all’Associazione Rousseau, un’associazione senza scopo di lucro fondata da Gianroberto Casaleggio e ora controllata dal figlio Davide insieme ad altri soci.

Davide Casaleggio

A metà marzo, Casaleggio aveva presentato un manifesto chiamato “Controvento” che conteneva una serie di condizioni e di indicazioni sui futuri rapporti tra il partito e la sua piattaforma. Tra le altre cose, si dice che “prima di prendere una decisione è necessario uno spazio di confronto ufficiale”, che le votazioni devono essere precedute da “tempi di comunicazioni certi” e che “le regole non sono scritte per gli amici”, ma vanno applicate con equità”. Casaleggio chiedeva poi trasparenza sulle attività svolte nel rispetto della privacy e il rispetto del limite dei mandati per evitare la formazione di “gruppi di potere”.

Le votazioni su Rousseau sono ferme

Dentro all’ala più moderata sembrano però prevalere la volontà di non affidarsi a una piattaforma gestita dall’esterno. Spicca soprattutto una posizione di chiusura verso Rousseau e Casaleggio, accusato tra l’altro di voler fondare un proprio partito. Per ora, le votazioni su Rousseau sono ferme. Al di là delle questioni economiche, questa sospensione ha un valore politico: blocca cioè l’iter per cambiare le norme ed eleggere poi il nuovo leader, Giuseppe Conte.