L’Unione Sindacale di Base (USB) accusa ArcelorMittal di aver ridotto le attività delle ditte in appalto. Oggi i lavoratori Castiglia hanno scioperato.
Articolo a cura di Pietro Dragone

TARANTO – I motivi dello sciopero degli operai della ditta in appalto Castiglia di quest’oggi sono il mancato pagamento dello stipendio e la nota di apertura da parte di Castiglia per il licenziamento collettivo di 201 lavoratori su 440 totali. L’adesione allo sciopero è stata pressoché totale.

L’Unione Sindacale di Base (USB) ha rilevato un atteggiamento dei neogestori che ha definito come “paradossale”.

Quando ArcelorMittal è arrivata a Taranto, ha proclamato il rilancio dello stabilimento siderurgico ex Ilva mentre oggi “disattende tutte le promesse” mettendo in cassa integrazione 1400 lavoratori e riducendo almeno del 30% le attività delle ditte in appalto, in particolare quelle che svolgono attività di pulizia e servizi.

Per l’USB si tratta dell’ennesima conferma e dimostrazione che ArcelorMittal “non ha nessuna volontà reale di attuare gli impegni presi”. Anche per questo motivo l’USB non ha ritenuto opportuno firmare il verbale stilato nell’incontro ministeriale di ieri al Ministero per lo Sviluppo Economico (Mise), che si è concluso in un nulla di fatto.

Il tavolo convocato d’urgenza dal ministro Di Maio dopo l’ennesimo infortunio mortale nello stabilimento tarantino si è concluso con la sottoscrizione di un verbale di incontro. Un verbale “infarcito di tanti buoni propositi ma nessun impegno concreto” se si eccettuano l’istituzione di una Task Force, incontri settimanali con la RSU e la possibilità di un presidio all’interno dello stabilimento degli organismi ispettivi sulla salute e la sicurezza.

Il grave episodio della scorsa settimana testimonia per l’USB lo stato di grave abbandono degli impianti e delle attrezzature. Per questo era più che lecito attendersi l’elaborazione di un piano straordinario di manutenzione con risorse aggiuntive a quelle previste dal piano industriale. Ma così non è stato.

ArcelorMittal da parte sua ha denunciato un clima pesante nei suoi confronti, denunciando un “complotto” ai suoi danni e minacciando per l’ennesima volta l’abbandono dell’investimento se tutti i soggetti interessati non si fossero raccolti intorno alla multinazionale.

ArcelorMittal, tramite un comunicato diramato dal suo amministratore delegato, ha dato uno schiaffo violento al governo e ai sindacati definiti “responsabili” (ovvero Fim Fiom Uilm), nonostante gli stessi avessero sospeso già venerdì sera lo sciopero a oltranza.

I rappresentanti USB hanno invece dichiarato che la verità è che la multinazionale dell’acciaio “ha sospeso di fatto ogni investimento” sugli impianti e sta mantenendo solo gli impegni in riferimento all’applicazione dell’Aia. La multinazionale sta palesando di non avere nessun particolare interesse industriale sullo stabilimento di Taranto. È per questa ragione, secondo USB, che “rifiuta categoricamente e in ogni sede di assumere impegni concreti, esigibili”.

Viene poi fatto presente da USB che ArcelorMittal Italia ha di fatto estromesso dallo stabilimento il 55% dei manutentori, ossia coloro che sono preposti direttamente agli interventi di natura ordinaria e straordinaria sugli impianti e le attrezzature. Inoltre, è stato pesantemente manomesso il sistema degli appalti interni tagliando posti di lavoro sostituendo imprese e lavoratori, con la “conseguenza diretta di rendere più povero e precario il lavoro”.

Una sì fatta scelta sacrifica la sicurezza dei lavoratori sull’altare della riduzione dei costi: un fatto inaccettabile per l’USB. Tutto ciò mentre durante la discussione al Mise l’azienda dichiarava di essere perfettamente in linea con gli impegni assunti e con il governo e Fim Fiom Uilm che “inutilmente” chiedevano di confermare le promesse di impegni non rispettati.

Le ragioni che hanno portato USB a non sottoscrivere il verbale è la valutazione di quest’ultimo come “frutto di acrobazie” terminologiche che dovevano garantire un’uscita dignitosa dal confronto e il rapporto con i lavoratori tarantini. Pertanto, USB ha dichiarato al ministro che non ci sono più le condizioni minime di sicurezza per tenere aperto lo stabilimento.

Ciò che bisogna fare secondo il sindacato è agire quanto prima per costruire un’alternativa reale per Taranto e per i lavoratori dell’ex gruppo Ilva. Un’alternativa occupazionale che garantisca reddito, salari, il diritto alla salute, le bonifiche e la tutela dell’ambiente. Un’alternativa che passa inevitabilmente dalla “chiusura” dello stabilimento. USB annuncia quindi di aver intenzione di continuare la mobilitazione. “Non abbiamo alcuna intenzione di attendere passivamente”.

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