Il 26 dicembre 1890 muore Heinrich Schliemann

"Ho guardato fisso negli occhi Agamennone." Heinrich Schliemann

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Heinrich Schliemann è senza dubbio la figura più importante nella storia dell’archeologia. Uomo eccentrico, la cui ossessione nel dimostrare la battaglia di Troia, cantata nell’Iliade di Omero, ha portato nella sua vita ripetute bugie ed inganni, e nella sua morte, alla sua auto-glorificazione come semidio dio archeologico, in qualche modo simile agli dei della Grecia classica.

Einrich Schlimann 1850 ca.

La vita

Come per molte personalità peculiari, Schliemann era un genio smagliante. Nato da un ministro protestante a Neu Buckow, in Germania, nel 1822. Henrich è stato educato privatamente, imparando da autodidatta altre sei lingue. Oltre al suo tedesco nativo, parlava fluentemente portoghese, spagnolo, francese, italiano, olandese, inglese ed era alla disperata ricerca della capacità di conversare in greco classico.

La disgrazia di suo padre nella chiesa, dopo le accuse di appropriazione indebita di fondi ecclesiali e ulteriori difficoltà finanziarie, ha costretto un giovane Heinrich ad intraprendere molti lavori per poter avere una vita meno difficile. Nonostante tutto riuscì a viaggiare molto visitando Russia, India, Cina, Giappone e paesi del Nord, Centro e Sud America.

Il significato della vita

L’avvicinamento di Schliemann all’archeologia fu principalmente guidato dalla sua fissazione riguardo gli eroi classici, ponendo l’Odissea di Omero come guida, Schliemann decise di trovare le risposte alle sue incessanti domande su Itaca, l’isola greca che Odisseo aveva governato.

L’avidità per i tesori

Nel 1868 viaggiò in Grecia per iniziare il suo impegno archeologico. Da qui in poi, la vita di Schliemann si impregnò di inganni, avidità e illusioni. Riguardo Itaca, localizzò rapidamente un piccolo insieme di manufatti affermando subito, senza alcun approfondimento, che si trattava del Palazzo di Ulisse. Successivamente mostrò un rilievo di Apollo, il dio del sole, che cavalcava quattro cavalli insieme a un tesoro molto prezioso. Schliemann, che aveva assicurato al governo turco che avrebbero ricevuto la metà di tutti i reperti recuperati, aiutato da un compagno iniziò a contrabbandare i tesori fuori dal paese e alcuni finirono nel giardino della sua stessa casa.

Il tesoro di Priamo contenente la maschera di Agamennone

Poco dopo, trovò un altro deposito di tesori d’oro accanto alle porte di Troia. Senza alcuna intenzione di separarsi da loro, abbandonò il personale di scavo e, assistito dalla moglie, scoprì coppe d’oro, calici d’argento, pugnali, lance, scudi e ceramiche. Il tesoro segreto, pensato da Schliemann come l’oro di Re Priamo, fu deliberatamente diviso tra i suoi amici europei, dopo che essere stato introdotto clandestinamente, sotto il naso delle autorità.

Schliemann era in costante conflitto con potenze straniere. Nel 1878, durante i suoi scavi a Hissarlik, venne tenuto sotto controllo, vista la sua reputazione.In quell’occasione scoprì una grande ricchezza di oggetti d’oro tra cui orecchini, anelli, bracciali e perline. Sotto costante sorveglianza, Schliemann ricevette solo un terzo degli incassi, il resto venne trattenuto dal Museo di Costantinopoli.

L’avidità di Schliemann per i tesori classici non si limitava a rubare solo dai turchi, sembra che anche i suoi amici non fossero immuni ai suoi furti. I suoi diari mostrano una scoperta sostanziale chiamata “Tesoro L”, che è stata contrassegnata come ritrovamento sul sito di Frank Calvert. Tuttavia, il suo collega di scavo non ricevette mai la sua parte dei tesori e una disputa internazionale continua ancora oggi.

L’uso di tecniche distruttive

Le tecniche archeologiche di Schliemann erano tipiche del periodo. Senza cura o considerazione per la documentazione archeologica di base, si è semplicemente fatto strada attraverso ogni strato delle città che ha scavato. I suoi metodi distruttivi chiaramente distrussero gran parte della Troia che si era prefissato di provare in modo così serio.

La scoperta di Micene

Einrich Schliemann l’eccentrico

Per realizzare ulteriormente le sue fantasie classiche, si costruì una casa in Grecia, l’arredò come nel periodo classico e insisti sul fatto che tutto il suo staff dovesse parlare solo greco classico. Come i suoi eroi a Troia, voleva diventare famoso ed essere ricordato per sempre. Costruì un enorme mausoleo su una collina ad Atene, dove era determinato a riposarsi quando sarebbe arrivato il momento. L’iscrizione che aveva fatto all’ingresso recita “Per l’eroe, Schliemann”. Davanti troviamo un enorme busto di se stesso insieme a un’immagine di re e Ciclopi.

Il non convenzionale di Schliemann però non si limitava alle sue ricerche e bizzarrie archeologiche. La sua ossessione si allargò anche al campo affettivo. Per ottenere una moglie scrisse ad un amico in Grecia chiedendogli di individuare per lui una donna greca istruita, bella, povera dai capelli scuri, e che condividesse un grande interesse per Omero. Il suo amico riuscì nell’intento e la trovò, il matrimonio venne celebrato nel 1869.

Nella morte come in vita

Il testardo ed orgoglioso Schliemann, ignorando i consigli medici, si rifiutò di rimanere in ospedale dopo un’operazione all’orecchio, intraprendendo invece un faticoso viaggio attraverso l’Europa. Il dolore però persisteva, portandolo ad interrompere il tour, l’infezione provocò un collasso e successivamente sopraggiunse la morte, che lo trovò nella sua camera d’albergo a Napoli il 26 dicembre del 1890.

Il mausoleo dove riposa

Fu sepolto nel suo grande mausoleo, in un cimitero di Atene, in Grecia il 4 gennaio 1891 dopo che il suo corpo venne imbalsamato. Al suo funerale, si ricorda la partecipazione straordinaria di una grandissima folla riunitasi in suo onore.

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