Schiavitù sessuale del Giappone: la Corea chiede il conto

La schiavitù sessuale del Giappone alle donne sudcoreane ha segnato decenni di tensioni. I paesi troveranno un accordo?

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Schiavitù sessuale del Giappone

Un tribunale sudcoreano ha ordinato al governo giapponese di pagare un risarcimento in denaro per ogni donna costretta alla schiavitù sessuale del Giappone. Si tratta di una sentenza storica, che deciderà i futuri rapporti tra Giappone e Corea del Sud. Entrambi i paesi sono grandi alleati degli Stati Uniti. Come reagirà Washington?

In cosa consiste la sentenza contro la schiavitù sessuale del Giappone?

Venerdì, un tribunale sudcoreano ha chiesto il conto al Giappone. Tokyo dovrà pagare 91.800 dollari a ciascuna delle 12 donne costrette alla schiavitù sessuale. Le violenze risalgono alla seconda guerra mondiale. Allora, i soldati giapponesi erano soliti fare delle donne sudcoreane le loro “schiave del sesso”. Mercoledì, ci sarà una sentenza simile per un altro caso. Le protagoniste di questa vicenda sono altre 11 donne. Un gruppo di difesa di Seoul ha parlato a nome delle vittime, definendo questa sentenza: “Una sentenza storica“. Si tratta di una sfida per la relazione già fredda tra i due paesi. In tutto questo, potrebbe perderci anche l’America.

Il ruolo americano

Corea del Sud e Giappone sono due grandi alleati statunitensi. L’America necessita che queste due nazioni continuino a collaborare. Solo in questo modo potrà contrastare la minaccia nucleare della Corea del Nord. Inoltre, questi due paesi sono gli unici appoggi che gli Stati Uniti hanno in Asia. Perdendoli, rischia di lasciare la completa influenza sulla regione al suo acerrimo nemico: la Cina. Si può dire che entrambi i paesi asiatici abbiano una cosa in comune: vogliono contrastare la Corea del Nord. Tuttavia, questo obiettivo non basta. Se facciamo un passo indietro dal 1910 al 1945, capiamo il perché di questo astio. Ai tempi la Corea del Sud era soggiogata alla potenza coloniale Giapponese. A quanto pare, i sudcoreani non dimenticano e non riescono a fidarsi di Tokyo. Inoltre, la storica questione della schiavitù sessuale compiuta dai giapponesi tiene da decenni lontani i due paesi.

La schiavitù sessuale del Giappone e la sua valenza simbolica

In ogni caso, la sentenza è solo simbolica. Il Giappone ha giù ribadito che non intenderà risarcire le donne. Infatti, i tribunali sudcoreani non hanno alcuna giurisdizione nel territorio giapponese. Nonostante questo, il procedimento legale continua dal 2013. In quell’anno, 12 donne hanno denunciato il Giappone di averle costrette ad essere “schiave del sesso”. Le violenze avvenivano in bordelli specifici gestiti dai soldati giapponesi. Le donne sudcoreane, dalla prima guerra mondiale fino alla seconda, non hanno mai avuto pace. Dal 1930 al 1945 si contano migliaia di “schiave del sesso”, la maggior parte di queste erano sudcoreane. Tuttavia, si è iniziato a parlare del tema solo nel 1991. Fu Kim Hak-soon a raccontare la sua esperienza per la prima volta. Da allora, più di 240 donne hanno fatto lo stesso. Solo 16 di queste sono ancora in vita e possono avere giustizia.

Un capitolo che non vuole chiudersi

Negli ultimi anni, l’ex primo ministro giapponese Shinzo Abe non ha migliorato la situazione. Abe era solito chiamare le “schiave del sesso” con il termine “donne di compagnia”. Un modo subdolo per migliorare l’immagine dei soldati giapponesi, ma che non ha di certo facilitato la pace tra le due nazioni. Nel 2015, Seoul e Tokyo hanno annunciato un “accordo definitivo e irreversibile”. Il Giappone si prese la responsabilità dell’accaduto e si scusò con le donne. Inoltre, promise di creare un fondo di 8,3 milioni di dollari per aiutare a fornire l’assistenza necessaria. Ai tempi, l’America giocò un ruolo chiave per la pace tra le due nazioni, ma a quanto pare non è servito a molto. Già allora diverse donne dissero di non essere soddisfatte. L’accordo non specificava la responsabilità legale del Giappone e non poteva fornire delle riparazioni ufficiali. 36 delle 48 donne che erano in vita al momento dell’accordo accettarono il risultato e i fondi.


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