Scandalo a Parigi, autista non fa salire due donne sul bus: gonne troppo corte

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Parigi: autista Ratp impedisce a ragazze in minigonna di salire sul bus.

Parigi grida allo scandalo per un increscioso episodio verificatosi qualche giorno fa, denunciato sui social network da Kamel Bencheickh, poeta algerino che da tempo risiede nella capitale transalpina. L’intellettuale ha rivelato che martedì scorso la figlia di 29 anni, insieme ad un’amica, non è potuta salire su un bus pubblico perché il conducente non ha trovato adeguato il loro abbigliamento. L’intellettuale ha raccontato che le due giovani, intorno alle 23, stavano aspettando il mezzo pubblico presso il XIX arrondissement, nel nordest della città, alla fermata nei pressi del Parco delle Buttes Chaumont. Quando il pullman è arrivato, sono rimaste a dir poco sorprese e indignate dall’atteggiamento del conducente.

Il dipendente della Ratp (l’azienda di trasporti pubblici di Parigi) ha fermato l’autobus e, dopo aver gettato una rapida occhiata alle due donne, è ripartito senza permettere loro di salire sul veicolo. Le giovani, approfittando del bus fermo al semaforo rosso, l’hanno prontamente raggiunto e, protestando con l’autista, hanno chiesto spiegazioni. Questi, in maniera piuttosto brusca, avrebbe risposto loro che la prossima volta avrebbero dovuto pensare a vestirsi in maniera adeguata prima di salire su un mezzo pubblico. Stando a quanto riportato dal poeta algerino (padre di una delle due protagoniste della vicenda), la «colpa» delle giovani sarebbe stata quella di indossare delle gonne troppo corte.

Parigi: ragazze in minigonna non possono salire sul bus.

Parigi, l’accusa di Bencheikh: «Deriva inaccettabile»

Lo sfogo di Kamel Bencheikh è stato piuttosto duro, infatti è stato oscurato da Facebook. Il poeta africano però non si è arreso, intervenendo nuovamente sul social network dicendo di essere stato accusato di aver incitato all’odio quando, in realtà, si è limitato a denunciare una «deriva inaccettabile». L’intellettuale, da sempre dichiaratosi anti-islamista, ha aggiunto che, seguendo il racconto della figlia, l’autista che avrebbe impedito a lei e all’amica di salire sul bus aveva l’aspetto di un maghrebino e sfoggiava una barba sul mento tipica di alcuni musulmani.

La 29enne ha detto al genitore che l’uomo le ha vietato di accedere all’autobus perché il suo look e quello dell’amica risultava «sconveniente» per le regole imposte dall’Islam salafita, seguendo dunque un dettame religioso che non dovrebbe affatto valere per un’azienda pubblica come la Ratp di Parigi. Bencheickh, nel riportare l’accaduto, ha sottolineato che il conducente, stipendiato grazie alle tasse versate dai cittadini, non si sarebbe dovuto permettere di negare l’accesso al pullman alla figlia che è in possesso di un regolare abbonamento, affermando che addirittura aveva la gonna troppo corta per prendere il bus.

Parigi grida allo scandalo: Ratp apre inchiesta interna

Dopo aver letto lo sfogo dell’intellettuale algerino, Valérie Pecresse, presidente della regione Ile-de-France, è intervenuta per manifestare tutta la sua solidarietà al poeta e alla figlia, evidenziando che se l’episodio dovesse essere confermato si tratterebbe di un vero e proprio scandalo. La politica transalpina ha anche chiesto un pronto intervento da parte della Ratp, la quale a sua volta ha già comunicato di aver identificato il conducente che non ha fatto salire sull’autobus le ragazze in minigonna, avviando un’inchiesta interna per far luce sull’accaduto.

Intanto gran parte dei cittadini della capitale francese sta protestando verso il comportamento tenuto dal presunto conducente musulmano, affermando che si tratta di un ennesimo episodio di intimidazione nei confronti delle donne perpetrato da un islamista radicale nella periferia del nordest della città, aggiungendo che già in passato si sarebbero verificate delle situazioni simili soprattutto presso il dipartimento 93 della Seine-Saint-Denis.

A difesa della figlia di Bencheikh e della sua amica si è innalzata anche un’altra voce autorevole, quella di Nadia Remadna, fondatrice dell’associazione «La brigata delle madri» che ormai da diversi anni è impegnata nella lotta contro qualsiasi forma di oscurantismo e discriminazione femminile a Parigi. La donna è diventata famosa per aver pubblicato un libro dal titolo «Come ho salvato i miei figli», nel quale denuncia senza mezzi termini la preoccupante diffusione di valori e principi contrari alle peculiarità della Repubblica francese, con le donne che in alcuni quartieri della capitale non potrebbero addirittura uscire da sole e nemmeno entrare in un locale pubblico o in un bar se non accompagnate dal compagno, marito o fratello maggiore.

Ratp nell’occhio del ciclone: assunti islamisti radicali tra gli autisti dei bus

La vicenda dell’autista del pullman che non ha fatto salire le due ragazze in minigonna sta facendo piovere numerose critiche sulla Ratp. L’azienda di trasporti pubblici ha dovuto fare i conti con diversi atti vandalici perpetrati ai danni delle fermate o dei mezzi di trasporto da parte di alcuni teppisti della periferia di Parigi che vedono in questi bus degli strumenti nelle mani di uno Stato al quale non si sentono di appartenere. Già da un po’ di tempo la società viene accusata da gran parte della cittadinanza di essere scesa a patti con questi delinquenti, invece di contrastarli con i mezzi messi a disposizione dalle autorità e dalle forze di polizia.

Di conseguenza, per evitare assalti ai bus a colpi di sassi e per consentire ai propri dipendenti di fornire un regolare servizio anche nelle aree più a rischio di Parigi, la Ratp sarebbe scesa a compromessi con la criminalità della periferia, cominciando ad assumere a partire dagli anni ’90 anche lavoratori di dichiarata fede islamista-radicale. A dimostrazione di ciò è giunta anche la notizia che Samy Amimour, uno dei terroristi responsabili della strage del Bataclan, aveva lavorato come conducente di autobus dal 2010 al 2012.

Inoltre a partire dal 2015, diversi residenti parigini hanno denunciato comportamenti deplorevoli di alcuni conducenti musulmani, i quali si rifiuterebbero di stringere la mano alle colleghe donne al momento del cambio del turno, o preferirebbero non mettersi alla guida se prima di loro il bus è stato guidato da una dipendente. Ed ora a queste denunce si è aggiunta anche quella di Bencheikh e del divieto imposto alla figlia di salire sul mezzo di trasporto perché aveva la gonna troppo corta.

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