Non tutti i santi e le sante godono della stessa popolarità di Santa Lucia e sono diversi i fattori che hanno provocato questa notorietà.

 Al di là delle tradizioni collegate a questa festività, che si celebra il 13 dicembre, è bene fare un quadro della vita di questa santa martire.

Vissuta a cavallo dell’anno 300 e morta all’età di ventuno anni, morì a causa della persecuzione dei cristiani messa in opera da Diocleziano. Di origini nobili siracusane, Lucia pagò con la vita la scelta di consacrarsi alla religione cristiana, anche in riconoscenza della  guarigione della madre, ottenuta a seguito delle preghiere a S. Agata che, peraltro, le apparve in sogno.

Le testimonianze storiche in ordine al martirio di S. Lucia, a seguito della denuncia del pagano cui era stata promessa in sposa, narrano di eventi prodigiosi. La Santa dapprima riuscì miracolosamente ad opporsi con la sua sola forza a decine di uomini e buoi che volevano esporla per sfregio tra le prostitute, dopo uscì illesa anche dal supplizio del fuoco e fu infine uccisa per decapitazione o, secondo altre fonti, per sgozzamento.

Anzitutto il giorno scelto per celebrare Santa Lucia corrispondeva col solstizio d’inverno, la giornata più corta dell’anno, tanto è vero che la ricorrenza rimaneva impressa nel detto “Santa Lucia il giorno più corto che ci sia”. Questo fino all’adozione del calendario gregoriano che spostò il solstizio di nove giorni in avanti.

Anche dal punto di vista gastronomico la festività di S.Lucia rappresenta un unicum, in quanto in questo giorno la tradizione imponeva l’astensione dalla pasta e dal pane. Il tutto deve ricondursi alle storiche carestie che colpirono le città di Siracusa e Palermo tra il 1600 e 1700 e che, secondo diverse testimonianze dell’epoca, finirono grazie all’intercessione della santa. In particolare, si narra che il 13 dicembre 1646 una quaglia volteggiava nella Cattedrale di Siracusa durante lo svolgimento di una funzione religiosa. Proprio quando la quaglia si posò sul soglio episcopale fu annunciato l’arrivo al porto di una nave carica di cereali.

Da lì in poi si radica una tradizione per la quale il tredici dicembre ci si astiene, come detto, dal consumo di pasta e pane. Si trattava originariamente di un atto penitenziale, anche se le leccornie come arancini e panelle, tipiche di questa giornata, hanno modificato il senso della tradizione originaria.

Nasce nello stesso contesto il piatto della “cuccìa” un piatto fatto di grano cotto, originariamente condito con olio di oliva e poi, via via nel tempo, arricchito di varianti e modifiche dolciarie che lo hanno reso più appetibile. La tradizione andrebbe spiegata con l’esigenza della popolazione di sfamarsi in fretta all’arrivo del carico di grano che, pertanto, non fu macinato per farne pane, ma fu consumato cuocendolo direttamente.  

Dal repertorio di accadimenti attribuiti alla storia di Santa Lucia va esclusa la leggenda secondo la quale lei subì la tortura di aver cavati gli occhi o quella per cui se li sarebbe cavati da sola per resistere alle tentazioni. In realtà l’iconografia che la raffigura con gli occhi deposti su un piatto va ricondotta all’etimologia del suo nome derivante da Lux, luce, fattore che l’ha fatta diventare la protettrice della vista.

In ultimo bisogna sottolineare come la figura di Lucia trovi spazio anche nella Divina Commedia, dove avverte Beatrice dello smarrimento di Dante e viene definita come la “nimica di ciascun crudele”.

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