Sangue inquieto: dopo due anni tornano Cormoran e Robin

Dopo l'uscita a settembre nel Regno Unito, "Sangue inquieto" arriva anche in Italia

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Sangue inquieto

Cormoran Strike e Robin Ellacott stanno per tornare nelle librerie italiane. A due anni dall’uscita italiana di “Bianco letale“. Il 25 febbraio uscirà, infatti, “Sangue inquieto“. Quinto libro della saga firmata Robert Galbraith. Pseudonimo di J.K. Rowling. Uscito già all’estero, il romanzo ha riscosso un enorme successo. Arrivando, tra l’altro, a vendere quasi 65mila copie in pochi giorni dall’uscita. Debuttando, così, al primo posto nelle classifiche del Regno Unito.

Di cosa parla “Sangue inquieto“?

La storia ha inizio in Cornovaglia. Dove Cormoran si è recato per andare a trovare la sua famiglia. Ed è qui che il detective conosce Anna. Che gli chiede di ritrovare sua madre, Margot Bamborough. Scomparsa nell’ormai lontano 1974. Dunque più di quarant’anni fa. Per la prima volta, Cormoran si ritrova a che fare con cold case. Il quale si aggiunge, tra l’altro, ai già numerosi casi che lui e Robin devono seguire. Più le indagini vanno avanti, più il caso della signora Bamborough si rivelerà complesso. Cormoran e Robin devono affrontare svariate difficoltà. Tra tarocchi, un serial killer psicopatico e un’indagine della polizia inconcludente. Anche controversa, a tratti. Anche gli stessi testimoni non sembrano degni di fiducia. Il caso della donna scomparsa è, forse, il più difficile affrontato da Cormoran e Robin. E le possibilità di successo sono scarse.


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Un progetto ambizioso

Con le sue 944 pagine, “Sangue inquieto” è il libro più lungo di J.K. Rowling. Non solo della serie di Robert Galbraith. Il romanzo supera, infatti, anche quelli già pubblicati. Inclusi i sette libri di “Harry Potter“. A quanto pare, poi, l’edizione italiana conterà ben 1104 pagine. Questa particolarità potrebbe rivelarsi un’arma a doppio taglio. Il maggior numero di pagine permette di seguire passo per passo le indagini. Non si affrettano le cose. Si dà loro il giusto spazio e tempo. Trattandosi di un caso difficile ha, infatti, più senso prendersi più pagine per elaborarlo meglio. Questo può, però, comportare qualche problema. I lettori potrebbero annoiarsi. Soprattutto se non si gestisce bene la suspense. O l’indagine stessa. Ed è stato il rischio che J.K. Rowling ha corso in “Bianco letale“.

Sangue inquieto” e il cold case

Come già accennato, il caso del romanzo è un vero proprio cold case. E questa rappresenta una novità assoluta. Negli altri romanzi, infatti, si trattava di omicidi avvenuti all’inizio o nel corso del romanzo. Perciò, molto recenti. Addirittura contemporanei ai fatti narrati. In alcuni casi, sono stati fatti accenni a vecchi casi. Il più delle volte già risolti in passato. In “Sangue inquieto” non è così, però. Per questo si utilizza la dicitura cold case. Cosa significa, però, cold case? Rientrano in questa categoria tutti gli omicidi irrisolti. Senza un colpevole, dunque. Per i quali la legge non prevede prescrizione. Tuttavia, può capitare che i casi di persona scomparsa rientrino tra i cold case. Proprio come capita in “Sangue inquieto“. La madre di Anna è, infatti, sparita quarant’anni prima. Sarà dunque interessante scoprire come J.K. Rowling ha trattato questa novità.

Controversie

Pochi giorni dopo l’uscita nel Regno Unito, “Sangue inquieto” è stato al centro di alcune controversie. Legate alla possibilità di contenuti transfobici. Infatti, parrebbe che uno dei criminali si vesta da donna. Con lo scopo di attirare le proprie vittime e ucciderle. In molti hanno visto in questa scelta narrativa un legame con i commenti transfobici di J.K. Rowling. Altri hanno, però, preso le difese dell’autrice. Ribadendo che anche in altri libri appaiono assassini che si vestono da donna. C’è anche chi ha definito insensate le critiche legate a una possibile visione transfobica. Come ha fatto Nick Cohen. Su “Vox” la questione viene ripresa. Da Constance Grady. Che sottolinea altri problemi. Per esempio, il fatto che, nel romanzo, J.K. Rowling ha anche criticato il femminismo moderno. In “Sangue inquieto“, la scrittrice avrebbe voluto mostrare “Le proprie idee politiche sul femminismo e sull’identità di genere“. Sempre citando Constance Grady.

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