Aveva suscitato reazioni e proteste la revoca della scorta al giornalista Sandro Ruotolo. Scorta che almeno per il momento continuerà ad essere garantita. “Anche se non ho ricevuto ancora una comunicazione formale è tutto vero. È stata sospesa la revoca della mia scorta. Dal 15 febbraio non sarei stato più protetto. La scorta resta. Gli organi preposti dovranno quindi rivalutare la mia situazione e decidere di conseguenza” con questo Tweet il giornalista napoletano Ruotolo aveva anticipato la scelta dell’Ucis, ufficio interforze che si occupa di assegnazione, revoca e livello delle scorte.

La stima è la solidarietà è importantissima per i giornalisti d’inchiesta che troppo spesso sono nel mirino della criminalità. Questa volta è stato importante anche per “riassegnare” la scorta a Sandro Ruotolo. Infatti dopo la notizia della revoca della protezione, che aveva fatto il giro del web in pochissimo tempo, sono stati raccolti tanti commenti di sdegno da parte dei cittadini. Il provvedimento appariva immotivato.

Così in pochi giorni, giornalisti, scrittori, politici e membri del Governo, come il Vice Premier Di Maio, hanno espresso le loro perplessità su tale scelta, aprendo un grande dibattito sulla libertà d’informazione. La mobilitazione ha chiesto ulteriori riflessioni alle Istituzioni. Poi la buona notizia decreto di sospensione della misura di revoca. Lo stesso Presidente della Commissione Antimafia Nicola Morra aveva sottolineato come fosse compito dello stato proteggere i giornalisti minacciati dalla criminalità organizzata, schierandosi dalla parte di Ruotolo.

Intorno alla sua vicenda è successo qualcosa di incredibile. In qualche modo i cittadini hanno chiesto informazione libera. Non a caso proprio in questi giorni Sandro Ruotolo ha pubblicato su Fanpage.it il suo ultimo lavoro sul tema dei rapporti fra politica e criminalità organizzata (nell’ambito del caso Cirillo), riuscendo addirittura a intervistare Rosetta Cutolo.

“‘O vogl’ squartat’ viv'” è la minaccia del capo dei Casalesi nei confronti del giornalista Sandro Ruotolo, per questo motivo sotto scorta da Maggio 2015. Il messaggio, proveniente direttamente dal carcere dove era in reclusione Zagaria, arrivò dopo un reportage realizzato per Servizio Pubblico, con l’esclusiva intervista al pentito Carmine Schiavone. In galera dal 2010, il capo dei Casalesi è uno di quei boss che non si è mai pentito. Un boss di prima generazione, un uomo che si è fatto da solo. Il suo campo era il cemento. Ecco perché la revoca della scorta a Ruotolo è sembrata molto inopportuna secondo l’opinione pubblica.

I giornalisti meritano di poter lavorare serenamente, con lo Stato pronti a difenderli da minacce alla loro incolumità fisica.

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