Sana Cheema (una ragazza Pakistana di cittadinanza italiana che viveva a Brescia) voleva sposare un italiano; sembra sia stata questa la causa scatenante che ha portato la sua famiglia (l’accaduto risale ad aprile 2018) ad assassinarla; secondo quanto è stato dichiarato sul portale del Corriere della Sera.

Inizialmente la famiglia di Sana era riuscita a far credere che la sua morte fosse sopraggiunta per cause naturali; il tribunale pakistano, infatti, aveva assolto gli 11 imputati per mancanza di prove circostanziali a loro carico. Nonostante questo gli amici bresciani della 24enne, avevano fin da subito dubitato del verdetto del giudice; i sospetti di questi ultimi erano dati dal fatto che, non solo erano a conoscenza delle intenzioni di Sana di voler sposare il suo fidanzato italiano, ma sapevano bene anche che i suoi genitori si erano sempre dimostrati ostili di fronte a questa decisione; gli amici di Sana erano fermamente convinti che la causa del decesso, verificatosi in concomitanza con la sua partenza per tornare a Brescia (dopo aver trascorso del tempo con la famiglia in Pakistan), non poteva trattarsi di una coincidenza accidentale. È proprio per andare alla ricerca della verità, che i suoi amici avevano rilasciato ad un giornale locale queste pesanti accuse nei confronti della famiglia di Sana. In seguito, dopo che i media hanno incominciato ad interessarsi alla vicenda portando la magistratura italiana a richiedere la riesumazione del corpo di Sana, tali ipotesi si erano rivelate fondate; il responso del medico legale, infatti, aveva fugato ogni dubbio: “sul collo della giovane sono presenti segni evidenti di strangolamento”.

Dopo questa svolta delle indagini sul caso di Sana (giunte un anno dopo dalla sua morte), un paio di settimane fa, Il ministro della Giustizia Bonafede ne ha autorizzato la riapertura per ristabilire la giustizia su questo caso: “il primo passo verso questa direzione è stato quello di ottenere la procedibilità del caso“, ha precisato il procuratore generale di Brescia Pierluigi Maria Dell’Osso, che ha riaperto l’inchiesta sulla morte in Pakistan di Sana Cheema. In base alle prime ricostruzioni, le indagini avrebbero stabilito che quest’ultima è stata uccisa in Pakistan un anno fa, perché desiderava sposare un italiano. A dare conferma del coinvolgimento diretto dei Cheema nell’omicidio della giovane, sono state le dichiarazioni degli stessi rivolte agli inquirenti durante un interrogatorio: “Abbiamo ucciso Sana per averci disonorato”. Nonostante tali affermazioni siano state poi immediatamente ritrattate, possono considerarsi delle prove schiaccianti per incastrare i colpevoli. Naturalmente finché la magistratura non farà delle dichiarazioni ufficiali in merito, quanto asserito rappresenta il frutto di deduzioni e supposizioni da dimostrare e confermare da parte degli organi competenti.

L’epilogo della storia di Sana è simile a quella di tante altre sue connazionali, che per non accettare una cultura che le vuole sottomesse, hanno incontrato sulla loro strada uomini che di quella cultura si sentono paladini e difensori, fino ad arrivare a sopprimerle anche se appartenenti alla propria stessa famiglia.

Non è nelle azioni di forza che sta la grandezza di un essere umano, ma nella capacità di interagire con gli altri ed accettare la diversità di pensiero e le differenze culturali. Certi fenomeni sono frutto di interpretazioni distorte della storia di ciascun popolo che, se taciute, continueranno a creare vittime innocenti.

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