Un passo indietro davvero molto brusco quello dei rossoneri nel lunch match di domenica contro la Sampdoria a Marassi; il Milan perde e perde malissimo. I blucerchiati affondano i rossoneri con i goal di Duvan Zapata e Ricky Alvarez, in goal dopo 30 secondi dall’entrata in campo, nei minuti di recupero.

Probabilmente il peggior Milan della stagione quello visto ieri a Marassi; una sconfitta che è forse ancor più clamorosa di quella arrivata all’Olimpico contro la Lazio, per diverse ragioni: innanzitutto perchè, banalmente, la Samp non è la Lazio, e contro squadre che sulla carta sono inferiori, il Milan non può permettersi la sconfitta, a maggior ragione dopo la campagna acquisti faraonica dell’estate; poi perchè la sconfitta contro la squadra di Inzaghi è arrivata davvero ad inizio stagione, con la squadra di Montella non ancora amalgamata al meglio per reggere a certi crash test come quelli contro una squadra solida e tosta come quella biancoceleste, mentre l’esame Sampdoria arriva a ormai più di un mese dall’inizio del campionato e undici partite stagionali. L’alibi della squadra completamente nuova non può durare per sempre. Ci si interroga quindi sulle cause di questa sconfitta, che ha visto alcuni giocatori in particolare davvero in pessima condizione psicologica, ancor prima che fisica (vedi Kessie, disastroso in mezzo al campo), e altri semplicemente fuori ruolo (Suso non è palesemente adatto all’attacco a due).

A tutto questo si devono aggiungere altri tre fattori: il fattore Montella, su cui, dopo certe sconfitte, ricadono inevitabilmente le colpe per alcune scelte tecniche, come quella di far giocare un Bonaventura ancora fuori condizione anzichè Calhanoglu, quella di continuare ad ignorare Andre Silva, e quella di aver schierato Cristian Zapata al posto di un più affidabile Musacchio. Il turnover è una lama a doppio taglio e l’allenatore dovrebbe essere bravo a capire quando è il caso di applicarlo e quando no, e soprattutto con chi. Il fattore Zapata, appunto: il difensore colombiano, a dirla tutta, stava anche giocando molto bene fino a quel momento, ma poi è arrivato l’erroraccio in area di rigore che di fatto è un assist al suo omonimo attaccante blucerchiato. L’errore non è l’unico che ha caratterizzato gli anni di Zapata al Milan; un buon difensore ma a cui troppo spesso gli si annebbia la mente, con conseguenze quasi sempre fatali. Il terzo fattore è quello Sampdoria: sarebbe un errore sostenere che questa sconfitta arriva solo per demerito del Milan, perchè i blucerchiati hanno sfoderato una prestazione importante, dal primo all’ultimo minuto. Non che abbiano avuto molte più occasioni da gol dei rossoneri, a dire la verità, ma sono stati superiori nell’atteggiamento, nella corsa, nella voglia di vincere la partita e sono stati anche più ordinati e precisi in mezzo al campo; tutti fattori che, negli ultimi 20-25 minuti di gioco, ti portano ad andare in vantaggio e ad andare poi ad uccidere, sportivamente parlando, l’avversario. Onore dunque a Giampaolo e ai suoi uomini.

Il Milan deve necessariamente cambiare atteggiamento se non vuole fare brutte figure contro la Roma, prossima avversaria in campionato a San Siro, e contro l’Inter nel derby dopo la sosta delle Nazionali. Se i rossoneri voglio arrivare in Champions League, serve un deciso cambio di tendenza nelle partite contro le squadre di medio-alta classifica, e il Milan ha i mezzi per farlo perchè la rosa è indiscutibilmente competitiva.

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