Salvatore Quasimodo. La poesia, i paesaggi, l’anima

«A te ignota è la terra ove ogni giorno affondo e segrete sillabe nutro»

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Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo nacque a Modica il 20 agosto 1901. Trascorse l’infanzia a Roccalumera ma nel 1909 si trasferì a Messina perchè il padre venne incaricato della riorganizzazione del traffico ferroviario. Quasimodo fu sempre molto legato agli anni della sua fanciullezza; anni che gli restarono impressi nella memoria, anni di emozioni e sensazioni che il poeta evocò nelle sue poesie. La raccolta La terra impareggiabile è propriamente la trascrizione dei sentimenti giovanili dello scrittore.

Il poeta Quasimodo in un momento di riflessione
Salvatore Quasimodo

Salvatore Quasimodo, dopo l’infanzia trascorsa in Sicilia, conseguito il diploma di geometra trovò impiego presso il Genio Civile e fu costretto, per ragioni di lavoro, a continui spostamenti: visse a Roma, a Reggio Calabria, a Firenze, in Sardegna e infine si stabilì a Milano. Firenze fu la porta che permise a Quasimodo di accedere al mondo della poesia: fu Elio Vittorini che introdusse Quasimodo negli ambienti letterari, permettendogli di conoscere Eugenio Montale, Arturo Loria, Gianna Manzini e Alessandro Bonsanti. Bonsanti in quel tempo era il direttore della rivista Solaria e nel 1903 pubblicò tre poesie di Quasimodo (Albero, Prima volta, Angeli).

Salvatore Quasimodo si affermò come poeta e scrittore a Milano, lì divenne anche insegnante di letteratura italiana al Conservatorio. Nel 1930 pubblicò la prima raccolta di poesie, Acque e terre; seguirono Oboe sommmerso (1932), Odore di eucalyptus ed altri versi (1933) ed Erato e Apòllion (1936). Del 1940 è il volume di traduzioni Lirici greci e del 1942 Ed è subito sera, in cui raccolse parte della produzione precedente insieme a una sezione di Nuove poesie (1936-42). Le poesie del dopoguerra sono ordinate nei volumi Giorno dopo giorno, Il falso e vero verde, La terra impareggiabile, Dare e avere. Quasimodo ha accompagnato il lavoro poetico con un ricca opera di traduzione di autori classici e svolse con passione e dedizione una continua attività giornalistica per periodici e quotidiani. L’anno 1959 fu l’anno in cui fu insignito del Nobel per la letteratura. Morì a Napoli il 14 Giugno 1968.

La poesia ermetica

La poesia ermetica è una poesia che si nutre di una scrittura simbolica, di significati molteplici, di linguaggi rarefatti e pregnanti, liberati dai nessi logici e sintattici. Quasimodo è stato senza ombra di dubbio un esponente di spicco dell’ermetismo; è stato un poeta profondo che ha sempre raccontato i suoi ricordi, le sue emozioni, le sue aspirazioni in versi. La poesia ermetica è stata descritta dal militante teorico del movimento, Carlo Bo, come una poesia vera perchè discorso vero e infinito sull’uomo. La poesia per tutti gli artisti dell’ermetismo è stata sempre un’attività intesa come coscienza dell’uomo stesso ripresa a ogni momento ovvero come eterno confronto della nostra anima con il senso totale della verità. La poesia ermetica ha indagato la misteriosa vita dell’uomo, il suo anelare e subire il senso della verità assoluta.

Anche la poesia di Salvatore Quasimodo è una poesia che riscopre il ruolo immaginativo, fantastico ed evocativo del soggetto creativo. La scrittura si sposta nella sfera interiore di un io poetico essenziale e primigenio. Le parole consentono la registrazione di un dialogo fitto e impregiudicato con la propria coscienza, o meglio con ciò che senza mezze misure il poeta ermetico avrebbe chiamato “la propria anima”.

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