Salvador Dalì, il genio del surrealismo

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Oggi ricorre l’anniversario della nascita di Salvador Dalì. L’11 Maggio del 1904, a Figueres, città della Catalogna, nacque Salvador Domènec Felip Jacint Dalí i Domènech. Secondo di tre figli, Dalì fu d’estrazione borghese. Sin da piccolo venne incoraggiato dalla madre a seguire le inclinazioni artistiche che dimostrò di possedere, arrivando a frequentare una scuola d’arte, l’Academia di San Fernando. L’estro nell’arte e nello stile di vita, i modi eccentrici e il guardaroba fuori dell’ordinario, attirarono da subito l’interesse di artisti e appassionati. I primi dipinti strizzavano l’occhio al cubismo. In quel periodo, parliamo del 1922, non c’erano aderenti al movimento cubista a Madrid, città dove Dalì visse e studiò per diversi anni, e ciò rese i suoi lavori ancor più interessanti.

Una volta esplorato il cubismo, Salvador Dalì si avvicinò al movimento dadaista, la cui influenza lo accompagnerà per tutta la vita.

Nel 1926 venne espulso dall’Academia de San Fernando, dove studiava. Nel corso degli esami finali affermò che nessuno, nell’intero istituto, fosse sufficientemente compente, e perciò in grado di esaminarlo. In quello stesso anno visitò Parigi e incontrò Picasso, altro genio che Dalì stimava profondamente e che lo influenzò nella creazione di successive opere.

Le opere del pittore spagnolo erano un alternarsi di tecniche che spaziano tra il classico e il moderno. Ma Dalì non fu solo un grande pittore. Nel 1929 collaborò con un regista surrealista, tale Luis Bunuel. Insieme diedero vita a un cortometraggio. Dalì aiutò Bunuel a scrivere la sceneggiatura. Quello stesso anno conobbe Gala, che prenderà in moglie nel ’34, e si avvicinò al movimento surrealista. Due anni dopo, Dalì dipinse “La Persistenza della Memoria”, che diventerà una delle sue opere più famose.

Il simbolismo contenuto in questa tela richiama la teoria di Einstein: il tempo è relativo, non fisso. E gli orologi molli, che vanno sciogliendosi, riprendono appunto questo concetto.

Nel 1934 sbarcò negli States e, grazie a Julian Levy, mercante d’arte, tenne un’esposizione a New York. La mostra conteneva anche “La Persistenza della Memoria” e, come c’era da aspettarsi, creò subito scalpore. Nel 1936 partecipò all’Esposizione Internazionale Surrealista di Londra. Si presentò alla conferenza con indosso un casco e una tuta da palombaro. Stringeva in una mano una stecca da biliardo e in un’altra due guinzagli con all’estremità altrettanti levrieri. Dichiarò ai presenti: «Ho voluto mostrare che mi stavo immergendo a fondo nella mente umana.»

Aiutato da Edward James, che lo sostenne economicamente, Dalì si “immerge” nella propria arte e crea due opere che diventeranno iconiche per il surrealismo: il telefono aragosta e il divano a forma di labbra di Mae West.

Nell’ultimo periodo sperimentò diverse tecniche pittoriche, che lo portarono a diventare un riferimento per la Pop art.

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