Salvador Dalì, icona del surrealismo a 31 anni dalla morte

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Nella sua casa di Figueres, città della Catalogna a pochi chilometri dal confine francese, si spegneva 31 anni fa Salvador Dalì. Un artista complesso, irriverente, visionario e surreale, proprio come la corrente di cui faceva parte. Il 23 gennaio ricorre infatti l’anniversario della morte di un artista poliedrico, che nella sua vita ha espresso la sua abilità di pittore, regista, scultore e poeta. Innamorato della vita, dei viaggi e di Gala, sua moglie e musa, Dalì ha attraversato quasi tutto il Novecento, incontrando altri importanti artisti, come Picasso e Mirò, ed esprimendo con le opere surrealiste il suo modo di vivere la storia del Novecento.

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La forte unione con la moglie Gala

La vita privata e professionale di Salvador Dalì è fortemente legata alla moglie Gala, il cui vero nome era Elena Ivanovna Diakonova. L’artista conobbe Gala nel 1929 quando, trasferitosi a Parigi, iniziò a frequentare il gruppo di intellettuali surrealisti guidato da André Bréton, di cui faceva parte il poeta Paul Elouard, ex marito di Gala. L’amore sbocciò subito tra i due e nel 1934 si sposarono con rito civile, nonostante la disapprovazione del padre di Dalì. Gala era per Dalì la sua musa ispiratrice ed è presente in molte delle sue opere. Non solo. Nel giro di pochi anni Gala divenne anche la manager del marito e si occupava di tutta la parte organizzativa delle mostre e delle esposizioni in Europa e negli Stati Uniti, dove la coppia visse per alcuni anni.

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Dalì ha sempre affermato di amare la moglie “più di mia madre, più di mio padre, più di Picasso e perfino più del denaro”. Infatti, quando Galà iniziò ad ammalarsi (aveva 10 anni più dell’artista), Dalì iniziò a incupirsi, anche nelle sue opere. Quando la moglie morì, il 10 giugno 1982, in seguito al peggioramento della malattia di demenza senile, Dalì si ritirò dalla scena pubblica. Poco prima della sua morte l’artista spagnolo diede disposizione di costruire due tombe adiacenti nella cripta del castello di Pùbol, che aveva regalato a Gala qualche anno prima, in modo da rimanere insieme anche dopo la morte.

Dalì e il surrealismo

“L’unica differenza tra me e i surrealisti è che Io sono surrealista”. Questa affermazione Dalì l’ha ripetuta più di una volta, per sottolineare il completo assorbimento delle idee surrealiste nella sua arte a tutto tondo. Dalì non è stato tra i fondatori del surrealismo, ma ne è diventato in breve tempo l’icona. Il surrealismo è un movimento nato a Parigi da un piccolo gruppo di artisti e scrittori capeggiato da André Bréton, e si basava sull’idea che il subconscio fosse l’unico mezzo per sbloccare il potere dell’immaginazione. I surrealisti rinnegavano il razionalismo e il realismo letterario, dal momento che la mente cosciente frenava l’immaginazione e la creatività.

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Dalì entrò a far parte del movimento tramite l’amico Paul Elouard, che lo presentò agli altri intellettuali a Parigi, e in breve tempo ne divenne il pioniere. La sua arte si espresse in diversi ambiti, dalla pittura alla scultura, dalla progettazione al disegno, dal cinema alla moda, tutto in chiave surrealista. Il suo carattere estroverso ed esuberante, inoltre, fu l’elemento determinante del suo successo, nonostante le molte critiche ricevute per alcune opere fuori dagli schemi. La sua arte ha lasciato segni profondi nel mondo dei surrealisti anche negli anni successivi alla sua morte.

I simboli nell’arte di Dalì

Pensando all’arte di Salvador Dalì non possono che venire in mente alcuni simboli ricorrenti nelle sue opere. Simboli che derivano dall’esperienza quotidiana e dalla grande passione per le teorie di Freud. Un simbolo tra tutti è diventato nel tempo una vera e propria icona dell’arte di Dalì: l’orologio molle. In molte delle sue opere si trova, più o meno in primo piano, l’orologio molle, protagonista del famoso dipinto del 1931, “La persistenza della Memoria”. Nella visione di Dalì il tempo non è rigido, ma fluido e senza limiti. Lo stesso orologio, strumento che serve per misurare il tempo, può essere molle e non funzionare. In questo modo l’artista comunicava la mutevole percezione umana del tempo a seconda dell’umore e delle azioni.

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Altri simboli ricorrenti nelle opere di Dalì sono le formiche, che rappresentano la mortalità dell’essere umano, l’uovo con il suo interno molle e il guscio duro che simboleggia speranza e amore, e gli elefanti, con il corpo robusto e le zampe lunghe e sottili, che accentuano il contrasto umano tra forza e fragilità. La grande passione di Dalì per le teorie di Freud si esprime in un altro simbolo ricorrente nelle sue opere: i cassetti. Cassetti che spuntano dal corpo umano e dagli animali, e che rappresentano i segreti nascosti e i ricordi del subconscio, esprimendo la naturale tendenza umana ad esplorare quanto vi è di oscuro e misterioso.

L’arte di Dalì vive ancora

Il 23 gennaio 1989 si è spento il grande artista Salvador Dalì, icona del surrealismo. Il suo estro, la sua follia e la sua arte, tuttavia, rimangono vivi nelle sue opere, gelosamente custodite nei vari musei, primo tra tutti quello a Figueres, interamente dedicato all’artista, ma anche in altri in Spagna e in tutto il mondo. E ovunque ogni occasione è buona per allestire una mostra delle opere di Salvador Dalì, scovando magari quelle meno note, che rivelano ogni volta un lato nascosto e misterioso di un artista eclettico che ha veramente cavalcato la storia artistica del Novecento.

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