La salute in Giappone si promuove attraverso un segreto

Perché tutta questa febbre per la perfezione?

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Salute in Giappone

La cultura del fitness sta prendendo sempre più piede all’interno della nostra società. Ad, oggi, il pensiero comune è quello che non esista un’alternativa per mantenersi in salute. Sui social impazzano i video di workout. Spesso registrati da influencer che promuovono l’esercizio fisico come stile di vita. Davvero per potersi dire in salute è obbligatorio contrarsi in addominali e flessioni? I giapponesi ci spiegano che la risposta è no. La salute in Giappone è promulgata attraverso un segreto inciso nelle menti dei cittadini.

Salute in Giappone: come fanno i giapponesi a mantenersi in forma?

Dicembre 2020. Ci troviamo nel bel mezzo di una seconda ondata pandemica. La preoccupazioni di molti sembra essere quella di non poter frequentare i luoghi in cui è si è soliti recarsi. Fra queste mete, una delle più comuni è la palestra. Per ragioni di prevenzione questi tempi del fitness hanno momentaneamente chiuso i battenti. Ecco che allora gli insegnanti si cimentano in lezioni online. Attendendo tempi migliori per poter accogliere di nuovo i clienti. Esiste un paese nel quale questa mentalità non è per nulla concepita. In Giappone, poche persone rinuncerebbero alla pausa pranzo per dirigersi in palestra. Eppure, si tratta una delle nazioni con un tasso d’obesità piuttosto basso. Il segreto? Camminare. Oltre a un’alimentazione il più possibile sana.

La cultura del cammino

Si dice che la vita sia un cammino. Non si sa quale sia la meta. Tuttavia, ogni giorno è un passo avanti. Sembra che i giapponesi abbiano preso alla lettera questa metafora. Noi occidentali tendiamo ad associare l’azione di camminare con la fatica. Spesso anche per quanto riguarda gli spostamenti brevi. Tanto che siamo capaci di usufruire dell’automobile o del motorino per compiere due chilometri. Eppure, la salute in Giappone viene preservata proprio dalla mancanza di pigrizia. La gente è abituata a camminare. E le strade delle città sono adattate proprio a quest’esigenza. Anche nei luoghi più trafficati, possiamo trovare marciapiedi ampi. Oltre a piste ciclabili sicure. Quest’ultime, tendono a mancare ancora in troppi punti del nostro paese.

In Italia, come in altri paesi del mondo, si vede la patente come un bene di prima necessità. Ciò può dirsi valido in alcune situazioni. Ad esempio, se si vive in una piccola realtà nella quale i mezzi di trasporto sono scarsi e non vi sono negozi. O magari ve ne sono solo pochi e non fondamentali alla sopravvivenza. Si guarda ancora chi non è in possesso di quel tesserino rosa come una persona problematica. Raramente ci viene in mente che potrebbero esserci delle ragioni dietro a questa scelta. Una di queste, ad esempio, potrebbe essere il fatto che guidare la macchina non è sempre necessario. Soprattutto quando si abita in una metropoli ricca di attività e mezzi pubblici. In Giappone non è così. Rispetto ad altri paesi, sono poche le persone in possesso di un’automobile. Si predilige il movimento.

La cultura del fitness: riflettiamoci su

Sia chiaro. Nessuno vuole denigrare lo sport. Praticare un’attività sportiva può dirsi un toccasana per la salute fisica e sovente anche per quella mentale. Tuttavia, dovremmo fare una distinzione fra obbligo e necessità. Nel momento in cui ci sentiamo a nostro agio nel frequentare una palestra o nel praticare una qualsiasi altra disciplina sportiva, è sacrosanto portarla avanti. Tuttavia, non dovremmo sentirci obbligati a svolgere un qualcosa per il quale ci percepiamo a disagio. Durante il lockdown è impennata la preoccupazione per la forma fisica. Sono molti gli influencer che si sono cimentati in video workout, al fine di lenire questo sopraccapo. Per molte persone questi contenuti si sono rivelati utili. Ciononostante, dobbiamo considerare alcuni effetti collaterali.

Questa costante preoccupazione per il fisico “perfetto” accostata al promulgamento dello sport, riesce a far sentire in difetto chi è escluso da questo mondo. Coloro che non accettano il proprio corpo. Oltre a chi si sente male solo a udire la parola “palestra”. Senza contare che questa febbre per la “perfezione” non fa che incrementare una mentalità malsana. Piuttosto, dovremmo imparare ad accettare. Noi stessi e gli altri. Amare a prescindere da come il nostro corpo appare. E soprattutto, nel momento in cui sentiamo la necessità di perdere qualche chilo, rivolgiamoci a un/a nutrizionista. Fidiamoci solo degli esperti. Non accettiamo consigli da influencer non formati nel campo dell’alimentazione. Il peso corporeo, al massimo, può definire il proprio stato di salute. Non la propria essenza.


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