partorisce sempre piu’ tardi, calano la mortalita’ neonatale e infantile, ben al di sotto della media europea, si riducono il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza e il numero delle baby mamme, che resta comunque preoccupante, visto anche il basso impatto della contraccezione. E’ lo scenario offerto dai ginecologi italiani di Sigo-Agoi- Agui, riuniti a Napoli da oggi a mercoledi’ per il congresso nazionale. I cambiamenti negli stili di vita e la fase di crisi economica hanno portato a 32,6 anni l’eta’ del primo parto contro i 31,8 del 2004. L’identikit prevalente per le italiane e’ quello della donna con scolarita’ medio-alta e che nel 60% dei casi ha un’occupazione. La scelta di procreare in eta’ avanzata fa scendere a 1,3 la media dei figli per famiglia, mentre la percentuale delle madri non italiane raggiunge il 18,4%. Incoraggia il calo della mortalita’ neonatale (2,5 casi per mille nati) e di quella infantile (3,4 per mille), a fronte del 4,3 di media Ue. Rispetto al 2011, inoltre, diminuisce del 4,9% il ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza, con oltre 105mila casi, un terzo a carico di donne straniere, ma solo il 16,2% della popolazione utilizza la contraccezione ormonale, un dato tra i piu’ bassi d’Europa e che vede la Campania fanalino di coda con un 7,2%.
  “Siamo ancora lontani da una sessualita’ responsabile e da una natalita’ programmata – sottolinea il presidente della Societa’ italiana ginecologia ostetricia, Nicola Surico – come confermano i 9.000 bambini nati nel 2011 da madri con meno di 19 anni, il 17% in Campania”. Lieve riduzione dal 38% al 37,5% anche del ricorso al parto cesareo, ma “resta il problema delle strutture che eseguono meno di 500 interventi l’anno, dove nascono il 7,1% dei bambini – spiega uno dei presidenti del congresso, Fabio Sirimarco – se si risolvesse il problema dei punti nascita e si adeguassero le piante organiche carenti, ci sarebbe piu’ sicurezza e minori spese”. Al centro del dibattito anche la riforma del contenzioso medico-legale, un “problema serio per tutta la classe medica – ragiona il presidente dell’Associazione ostetrici ginecologi ospedalieri, Vito Trojano – i premi assicurativi sono arrivati a cifre insostenibili e siamo l’unico Paese in cui non solo le colpe gravi, ma tutti gli errori clinici sono perseguibili penalmente. Le conseguenze sono una spesa di 12 miliardi di euro per ricorrere alla medicina ‘difensiva’, con il 98,8% delle denunce archiviate”. Si discutera’ anche di medicina riproduttiva, nel tentativo di riordinare un mercato che “vede la presenza di troppe societa’ che operano in modo autonomo – dice Giuseppe De Placido, anch’egli tra gli organizzatori del convegno – a differenza di altri Paesi poi la nostra legge impedisce la donazione di gameti, ovociti ed embrioni, contribuendo all’aumento di gravidanze trigemine, che hanno costi maggiori e alti rischi di patologie per i bambini”. Anche la ginecologia e’ chiamata a fare i conti con la crisi. “Si parla di spending review, ma in realta’ si tratta di tagli lineari – fa notare un altro degli organizzatori, Carmine Nappi – e anche per il consistente calo di giovani che si avvicinano a questa professione, si fa fatica a garantire i servizi essenziali, soprattutto al sud, dove molte regioni sono in Piano di rientro dal deficit. In Campania il turn over ha bloccato le assunzioni per 4 anni e si rischia seriamente il default della sanita’ pubblica”.

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