Salman Rushdie sostiene libertà di espressione in India

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Salman Rushdie sostiene libertà

Salman Rushdie sostiene la libertà di espressione in India. Prima dell’attacco contro di lui, il 12 agosto 2022, Rushdie si è unito a PEN America e PEN International, due associazioni mondiali di scrittori, che promuovono e sostengono la libera espressione. L’iniziativa ha riunito più di 100 scrittori di origine asiatica. Compresi quelli dell’India e della diaspora.

Salman Rushdie sostiene libertà di espressione in India?

In una lettera aperta al presidente indiano Droupadi Murmu, voci letterarie più importanti, hanno chiesto “il rilascio degli scrittori incarcerati, dei dissidenti e delle voci critiche”. La lettera inoltre, esortava il Presidente dell’India a sostenere gli ideali democratici che promuovono e proteggono la libera espressione. Nello spirito dell’indipendenza dell’India. E a ripristinare la reputazione del Paese asiatico. Come democrazia inclusiva, laica, multietnica e religiosa. In cui gli scrittori possono esprimere opinioni dissenzienti o critiche senza minaccia di detenzione, indagini. O attacchi fisici e ritorsioni. L’elenco degli autori inclusi nel progetto, 113 in tutto, è lungo e diversificato. E copre l’ampia gamma di caste, lingue, etnie. Religioni e affiliazioni politiche che compongono la popolazione indiana e la sua diaspora. Anche Salman Rushdie ha firmato la lettera. Prima dell’attacco contro di lui il 12 agosto 2022. Ma nonostante l’ampia diversità di autori che hanno aderito all’iniziativa PEN America, il fil rouge che li accomuna è il senso di preoccupazione e sgomento. E, in alcuni casi, disperazione, per la libertà di stampa, minacciata dalla politica comunitaria.

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Libertà di espressione sotto attacco

Il 75° anniversario della sua indipendenza dal dominio coloniale britannico, quest’anno, è arrivato in un momento in cui l’India, spesso definita “la più grande democrazia del mondo”, sta vivendo un pronunciato deterioramento della forza e della stabilità delle sue istituzioni democratiche. Dal 2014, quando il partito nazionalista indù Bharatiya Janata è salito al potere sotto la guida del primo ministro Narendra Modi, il Paese ha registrato un drastico aumento delle tensioni intercomunitarie. Tra la maggioranza indù e la minoranza musulmana. Che spesso sfociano in violenze letali contro minoranze e altre popolazioni emarginate. Allo stesso tempo, le libertà civili e i valori democratici sono stati attaccati dal governo nazionalista. L’anno scorso, Freedom House Index of Freedom in the world, The Economist Intelligence Units Democracy Index, e Reporter sans frontières’ World Press Freedom Index hanno tutti evidenziato il deterioramento della Democrazia indiana. All’inizio di quest’anno, lo stesso PEN America Freedom to write index ha rilevato che l’India era “l’unico paese nominalmente democratico incluso nella top ten dei carcerieri di scrittori e intellettuali pubblici in tutto il mondo”.