Il patrono di Salerno è San Matteo, raffigurato con due facce in una statua bronzea realizzata nel 1605 dallo scultore Michelangelo Naccherino e posta sulla sua tomba nella cripta del Duomo cittadino. Chi non ama Salerno ed i suoi abitanti ha buon gioco nel dire che i salernitani hanno “due facce” intendendo l’affermazione in senso negativo, persone di cui non ci si può fidare; chi invece vuole attenersi ai dettami religiosi ed ai fatti storici vede in una faccia il narratore della parola di Cristo e nell’altra l’esattore dello Stato.
La domanda, pero, viene spontanea: la città di Salerno ha davvero due facce? Come vedono i salernitani la propria città? Sarebbe interessante organizzare un referendum consultivo sullo stato di salute della città, se ciò non comportasse forse costi eccessivi per chi governa la città e forse perdita di tempo per chi ha governato la città.
Non potendo sperare che qualcuno si attivi i tal senso, provo a fare una riflessione da salernitano che ama la sua città: dal mio punto di vista le due facce ci sono tutte e tutti i salernitani lo sanno.
Le due facce di Salerno si rispecchiano, da un lato, nella forte motivazione a curare l’immagine della città e, di conseguenza, dell’Amministrazione comunale e, dall’altro, nel tenere sotto traccia problemi e criticità che potrebbero offuscare o danneggiare addirittura l‘immagine della città e di chi la governa o la controlla. Parafrasando la favola di Fedro l’Amministrazione comunale ha davanti a sé – magnificandola ai cittadini – la bisaccia con lo splendore delle luci di artista e si lascia dietro – sminuendola agli occhi dei cittadini – quella con il fetore delle Fonderie Pisano: due modi diversi di impegnarsi per la città e/o disimpegnarsi dalla città.
La svolta turistica impressa alla città ha sacrificato tutto (e tutti) allo sviluppo monotematico: Salerno al centro tra le due costiere, Amalfitana e Cilentana, come polo di attrazione per il turismo nazionale ed internazionale senza tenere in minima considerazione il rilancio dello sviluppo industriale ed il recupero delle attività produttive connesse, anche a costo di vederle scomparire.
Anche le attività portuali, la nascente Zona Economica Speciale, sono state implementate e rafforzate ma sempre in interconnessione con lo sviluppo turistico mentre scarsa attenzione (e pochi fondi) sono stati destinati allo scalo aeroportuale: in quest’ultimo caso, in ottica di ottimizzazione dei costi (e dei problemi) alla fine si è preferito agganciarsi a Napoli.
Sotto gli occhi di tutti – cittadini intransigenti e tolleranti – le due facce della città di Salerno, giusto quanto accennato prima: le luci di artista e le Fonderie Pisano.
Due anche le direttrici di marcia: sulle luci di artista massima attenzione delle istituzioni comunali, pressing asfissiante delle istituzioni regionali, notevole supporto mediatico, soldi e contributi puntualmente erogati; sulle Fonderie Pisano “laisser faire, laisser passer” da parte delle istituzioni comunali, provinciali e regionali e placida attesa e disinteresse da parte dei fratelli Pisano, con l’aggravante delle furiose proteste dei comitati civici e degli operai puntualmente posti gli uno contro gli altri dalle controparti sulla scena cittadina, tutti in attesa degli eventi.
Correzioni di rotta, quindi, sembrano opportune e necessarie, in un caso e nell’altro, per far pesare anche la capacità di gestione e di padronanza dell’evento da parte delle istituzioni cittadine nell’interesse generale della collettività e non invece in quello particolare del mero interesse economico (e politico) delle categorie professionali e/o della singola impresa industriale.
Per le luci di artista non basta spingere l’acceleratore della propaganda sull’immagine proiettata all’esterno, limitandosi a gestire l’evento nel “recinto” che gli si costruisce intorno: bisogna coinvolgere il cuore pulsante della città – che non è solo quello commerciale – dando spazio e luoghi da vivere agli studenti delle scuole salernitane coinvolgendoli in attività culturali, ludiche, ricreative, addobbando la città con bancarelle gestite dagli istituti alberghieri, con teatri di strada per le recitazioni degli studenti degli istituti d’arte, con arene in cui allestire concerti a cura degli studenti del Conservatorio musicale. In sintesi…Salerno ai salernitani.
Per le Fonderie Pisano non è possibile per l’Amministrazione comunale tirarsi fuori dal cuore del problema – la delocalizzazione – limitandosi ad essere spettatrice di quello che dovrebbe decidere la Regione, laddove decidesse la proprietà dell’Azienda, laddove decidesse il TAR. Parimenti indecoroso lo spettacolo offerto ai cittadini, siano essi quelli direttamente a contatto con le polveri ferrose ed i miasmi prodotti dall’impianto che piuttosto l’intera cittadinanza spettatrice ormai forse disinteressata all’intera problematica. Nessuna delle parti in causa – azienda, Comune, Regione – si preoccupa minimamente di organizzare una tavola rotonda oppure un tavolo congiunto di trattative laddove innanzitutto chiedere scusa alla cittadinanza e poi assumersi le proprie responsabilità per il disastro – perché di questo si tratta – ambientale ed umano in atto a Salerno. Non serve a nulla incontro “one to one” con gli attori protagonisti della vicenda, comitati civici e sindacati, né tantomeno è produttivo promettere bonifica e chiusura oppure chiusura e bonifica oppure scaricare sull’assente di turno tutte le responsabilità della catastrofe. La decisione da prendere è una sola: delocalizzare per dare la possibilità di bonificare il territorio e dare continuità al lavoro delle maestranze e farlo in ambito comunale perché un patrimonio storico per Salerno nonché un ‘azienda di livello mondiale quale Fonderie Pisano non può essere allontanata dalla storia, dalla cultura e dall’economia della città. E la Regione non può più fare finta di nulla, De Luca non può cavalcare la battaglia contro la Terra dei Fuochi e contro il malaffare della gestione dei rifiuti e “dimenticare” proprio nella città che lo ha esaltato politicamente un bubbone ecologico quale quello delle Fonderie Pisano. A meno che il Governatore non abbia – e non voglia continuare ad avere – le due bisacce di Fedro e due facce di Matteo: davanti lo splendore delle Luci e dietro il fetore delle Fonderie.

Condividi e seguici nei social
error

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here