Tra i comeback che hanno fatto scalpore quest’anno (Possessed, Exhorder etc) quello dei Sacred Reich è stato sicuramente uno dei più attesi; gli americani tornano ad incendiare il pubblico appassionato di thrash dopo ben 23 anni: un’eternità, in termini musicali, che presuppone un ritorno di un certo livello. Bene, i Sacred Reich rispondono con il nuovissimo “Awakening” in maniera più che positiva, esaudendo i desideri dei metallari più maturi, e al contempo, grazie ad una produzione moderna e dinamica, cercano di aprirsi anche ad un pubblico più giovane, desideroso di ascoltare la pasta musicale di una band ben nota del panorama.

Il quartetto di Scottsdale ha subito ragguardevoli cambi interni, a partire dalla sostituzione del chitarrista storico Jason Reiney con un talentuoso ventiduenne, Joey Radziwill; alla batteria i due leader Phil Rind, rinnovato anche fisicamente, e Wiley Arnett hanno confermato un pezzo da novanta dietro il drum-set, ossia Dave McClain, noto per essere stato batterista dei Machine Head fino alla pubblicazione di “Catharsis” (Nuclear Blast, 2018). La valenza di quest’ultimo, presente nei Sacred Reich sin dai tempi di “Indipendent” (1993), risulterà estremamente necessaria nella costruzione dei pezzi che richiedono tempi serrati e rapidi.

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La band

I Sacred Reich non devono dimostrare assolutamente nulla, il loro passato parla da solo (i due full-lenght “Ignorance” e “The American Way” hanno segnato il thrash americano della seconda metà degli anni 80); anzi in questi nuovo clima favorevole a questa tipologia musicale gli statunitensi ci paiono tra coloro che portano in alto la bandiera del genere. L’approdo alla Metal Blade non ha fatto altro che innalzare l’hype nei confronti della band, pronta a lubrificare alcuni meccanismi che il tempo aveva nascosto sotto una coltre di polvere.

Questo nuovo sigillo discografico, “Awakening”, parte decisamente bene con i primi brani che ci riportano direttamente nell’era d’oro del genere; la title track, già presentata tempo fa come primo singolo ufficiale, trasuda old-school da tutti i pori grazie ad un taglio chitarristico diretto e semplice, con la batteria infiammata di McClain che divora i tempi in maniera eccelsa. Dopo due ottime sassate heavy come “Divide and Conqueror” e “Salvation”, ecco che i Nostri ci regalano forse la perla di tutto il disco; una song che non sfigurerebbe dinanzi ai brani storici della band; “Manifest Reality” (il cui video ufficiale ricorda sommariamente le opere grafiche di Adam Jones dei Tool) è appunto un manifesto sonoro, che parte con un drumming ben squadrato e pimpante, prima di aderire all classico riffing thrash: questo è il terreno fertile per la voce di Phil Rind, assolutamente in palla. Ciò che colpisce è la sicurezza di tutta la band, che viaggia all’unisono concedendo solo momenti d’impatto; momenti che ci spiegano il significato puro e semplice del thrash metal; infondo noi questo ci aspettiamo da un combo che va dritto al punto senza troppe divagazioni intellettuali. Da segnalare è l’ottima potenza delle successive tracks come “Killing Machine” e Dead Valley” che rimarcano a dovere il motore inesauribile di Rind & Co con refrain azzeccati. Il platter si conclude con “Revolution” e “Something to Real”: la prima è una smitragliata di tre minuti che poggia le sue fondamenta su una sana “ignoranza” punk; mentre la seconda è una traccia più elaborata con la voce di Phil sempre potentissima.

I Sacred Reich, da veterani della scena, spiegano, con questo atteso ritorno, che il metal semplicemente non conosce età. Cliccate play, non ve ne pentirete!

7.5/10

La copertina del disco

Tracklist:

1.Awakening

2.Divide And Conquer

3.Salvation

4.Manifest Reality

5.Killing Machine

6.Death Valley

7.Revolution

8.Something To Believe

Lineup:

Phil Rind (Basso, Voce)

Wiley Arnett (Chitarra)

Dave McClain (Batteria)

Joey Radziwill (Chitarra)

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